Efficiente e sofferente: verso una banca pubblica bilama

La nuova Banca del Mezzogiorno secondo Carla Ruocco: non un carrozzone ma efficiente come una banca privata. Qualcosa ci sfugge, o forse no

C’è un topos assai caro alla politica, in questo paese, da molto tempo. È quello della “Banca del Mezzogiorno” la cui missione deve essere quella di aiutare le imprese localizzate là dove le condizioni sono meno favorevoli, per non dire palesemente ostili. È un tema che ricorre da svariati decenni. L’ultimo, anzi il penultimo, tentativo di rivitalizzare una banca siffatta fu di Giulio Tremonti, con la legge 191/2009. Sappiamo come finì: ibernazione del neonato istituto, acquisito prima da Poste e poi dal Mediocredito Centrale, di cui oggi è la seconda “anima”, su controllo di Invitalia.

Da qualche anno, su spinta del M5S, ha ripreso corpo l’idea che serva una “vera” banca del Mezzogiorno, pronta a sostenere le aziende contro le crudeltà del mercato. Poco conta che, in Italia, ci siano pesantissime esternalità negative di natura amministrativa pubblica, di tutela dei diritti di proprietà, di criminalità più o meno organizzata: no, il problema è il “fallimento del mercato”, specie nelle regioni meridionali, e la conseguente necessità di avere una banca pubblica che faccia il miracolo di annullare tutte queste esternalità negative, facendo credito al “giusto prezzo”. L’ennesima scorciatoia italiana, in pratica.

A dirla tutta, per queste cose ci sarebbero già i fondi europei, di coesione e strutturali. I quali però, da noi non riescono a fare il sopracitato miracolo perché il problema sta nel manico, cioè nello Stato. E quindi, in assenza di progressi nella convergenza delle regioni svantaggiate, torna sempre più comodo invocare il “dumping sociale e contributivo” altrui. Ma questi sono dettagli ed ubbie per liberisti da divano, sempre alla ricerca di una astrattezza da venerare.

Torniamo alla “banca pubblica”, del Mezzogiorno e non solo. Oggi sul Corriere c’è una intervista alla presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco (M5S), dove possiamo leggere l’ennesima (ri)definizione della missione di tale banca. Solo, mi pare ci sia una non lieve contraddizione nell’enunciato:

Si parla della Banca del Sud: che cos’è?
«Intanto una banca che abbia una vocazione fortemente territoriale e che sia di reale sostegno all’economia di un territorio sempre più depresso, il Sud. Considerata la quota maggioritaria del capitale detenuta dal Mcc-Medio Credito Centrale, mi pare chiaro che lo Stato debba avere un ruolo nella governance. Ma, per capirci, nella governance di indirizzo, perché la Banca deve invece agire con un target di massima efficienza e buona gestione come ogni altro istituto di credito. Insomma, che nessuno pensi ad una riedizione rivista e corretta di antichi strumenti quali ad esempio la Cassa del Mezzogiorno. Qui si vuol fare altro».

Il riferimento è alla Banca Popolare di Bari, dove appunto il Mediocredito Centrale assumerà partecipazione di controllo, dopo il salvataggio. Ma non pensiate che quella di Ruocco sia l’ennesima riproposizione di fruste teorie meridionaliste sul Mezzogiorno sedotto e abbandonato, mi raccomando, anche se l’incipit lo suggerirebbe. Vediamo con ordine.

“Una banca a forte vocazione territoriale”. Cioè esattamente come la Popolare di Bari o anche Carige o le due venete saltate, o le quattro banche risolte a novembre 2015. La vocazione territoriale, se la conosci la eviti? Ma no, che malpensanti: si è trattato di fallimenti di mercato, complotti europei e cani che si sono mangiati i compiti. La nuova “Bari del Mezzogiorno” riuscirà finalmente ad invertire la rotta e combattere per la rinascita di aree depresse del nostro meridione.

Però, attenzione, ecco la novità dirompente: la governance pubblica di indirizzo sarà centrata su “target di massima efficienza e buona gestione, come ogni altro istituto di credito”. Cioè come ogni altro istituto di credito privato, s’intende. Al che, una persona dotata di scarsa immaginazione e visione si chiederebbe: ma che differenza c’è, quindi, tra una banca pubblica ed una privata, se i target sono uguali? Ah, saperlo.

Non solo: le banche private agiscono già oggi in erogazione di credito agevolato di varia natura e provenienza, collaborando con strutture pubbliche di secondo livello. Non è chiaro quale sarebbe il vantaggio di una banca pubblica che tuttavia dovesse muoversi nella stessa cornice normativa di quelle private e dovendo rispondere ad orridi criteri di economicità ed efficienza gestionale, veri totem di quel liberismo che infiniti danni addusse agli italici.

Non sarà la nuova Cassa del Mezzogiorno, quindi; a ribadire, si direbbe, la negatività di quella esperienza. E la presidente Ruocco ribadisce anche altro, quando le viene prefigurato il “rischio carrozzone”:

L’intervento dello Stato nel settore bancario deve volgere sempre a requisiti di efficienza. Non deve essere quindi “accanimento terapeutico” verso imprese che non hanno futuro, ma sostegno per farle riprendere a camminare sulle proprie gambe. Sarebbe una cosa nuova rispetto all’intervento dello Stato come è accaduto finora, quando si è intervenuto spesso quando le crisi erano ormai esplose.

Ecco, perfetto, direi. Ma ci terrei a ribadire a mia volta che, se parliamo di efficienza e contro l'”accanimento terapeutico”, stiamo parlando di qualcosa che resta nell’ambito del mercato e della iniziativa privata, quindi un istituto a capitale pubblico non avrà alcuna valenza salvifica per il territorio.

Men che mai sanare o attenuare le esternalità negative che allignano in (ampia) parte del patrio suolo, e che nessuna banca potrà mai sanare, per un motivo che potrà sembrarvi banale: le banche non sono lo Stato. Non legiferano, non amministrano la giustizia, non tutelano i diritti di proprietà.

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Strano, vero? Eppure, ora che siamo lanciatissimi a creare una banca pubblica che giochi in un’arena privata, questo tema si dissolve, e resta l’incoerenza. Ma siamo certi che la presidente Ruocco saprà elaborare il proprio pensiero, e farci capire a che serve una “banca del Mezzogiorno” che operi esattamente nella cornice delle banche private.

Io una prima risposta ce l’avrei: forse la presidente Ruocco crede che, nell’era post-Covid-ma-non-troppo, non si tornerà mai più a vietare sussidi pubblici distorsivi del mercato, e di conseguenza avremo banche pubbliche un po’ come le ferrovie: in grado di produrre “utili” ricevendo ogni anno miliardi di sussidi per il trasporto pubblico locale. Sarebbe la quadratura del cerchio, no?

E forse è soprattutto una voce dal sen fuggita, quando la presidente Ruocco sostiene che bisogna intervenire prima che le crisi esplodano. Ad esempio (ipotizzo), erogando massicciamente credito in presenza dei primi segnali di deterioramento aziendale, e proseguendo anche in presenza di un buco crescente, perché sappiamo dall’analisi dei business plan che le cose potrebbero andare meglio? Ad esempio, erogare credito ad una ipotetica acciaieria del Mezzogiorno, anche se la medesima dovesse perdere miliardi a bocca di leone, perché sappiamo che guadagnerebbe gran soldi, se solo le sue vendite di acciaio decuplicassero?

Sarebbe perfetto, no? La banca che sta sul mercato ma eroga credito alle aziende in pre-dissesto, in attesa che tornino a “camminare sulle proprie gambe”. Praticamente, una banca di turnaround. Gli anglosassoni, questi cinici, talvolta lo chiamano extend and pretend. Ah, se solo ci avessimo pensato qualche decennio addietro. Ah, no, aspetta, forse lo abbiamo fatto.

Se proprio le cose dovessero andare male, nessun problema: la presidente Ruocco ritiene che ci siano le condizioni per dare un ruolo pubblico a MPS:

Nella visione del Movimento Cinquestelle c’è massima disponibilità a mantenere un ruolo dello Stato nella compagine azionaria di Mps. Lì è stato fatto un passo avanti con il salvataggio, adesso sarebbe bene a mio avviso procedere in quella direzione magari utilizzando tale presenza anche per rilanciare il tema della sua partecipazione per la creazione di una Bad Bank, anche grazie al recente accordo con la Amco, e non fare passi indietro.

In pratica, par di capire, funzionerebbe così: la Banca del Mezzogiorno presta alle aziende che momentaneamente non riescono a “camminare da sole”; se poi il destino cinico e baro dovesse mandare a monte i piani industriali di rilancio e quei crediti divenissero sofferenze conclamate, nessun problema: MPS diventa pubblica Bad Bank, diretta o indiretta, e rimuove i non performing loans.

Questo uno-due pubblico ricorda un po’ la pubblicità di quel famoso rasoio: “la prima lama solleva il pelo, la seconda lo taglia in profondità”. La prima banca pubblica solleva il credito, la seconda lo rimuove, dopo che si è trasformato in sofferenza. Se poi volete i miei due centesimi, la rinnovata Popolare Bari resterà una banca nel Mezzogiorno ed i contribuenti dovranno continuare a usare qualcosa per le irritazioni, non solo cutanee.

Photo by Massimo Lazzari – Creative Commons 4.0 Internazionale

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