Il tasso di approvazione dell’operato di Barack Obama è costantemente calato negli ultimi due mesi. Secondo il dato di trend realizzato da Pollster.com, che aggrega tutti i sondaggi pubblici, nella prima settimana di luglio Obama è sceso ad un approval rate del 54,8 per cento, a fronte di un 39,3 per cento di giudizi negativi sul suo operato. Il dato solleva interrogativi circa l’evoluzione delle opinioni degli elettori indipendenti e, soprattutto, la correlazione del tasso d’approvazione con l’andamento dell’economia. Riguardo il primo aspetto, Gallup segnala la recente, significativa erosione della valutazione dell’operato di Obama presso gli indipendenti, che nei mesi scorsi erano risultati uno dei punti di forza del giudizio sull’operato del presidente, anche se il livello elevato di approvazione presso questo gruppo di elettori non rappresenta (ancora) un’inversione di tendenza.

Lakeside Capital condivide, giustamente, le considerazioni di Angelo Panebianco sulla posizione obamiana sull’Iran, e critica il riflesso pavloviano dell’arguto “responsabile Esteri” del Pd, Piero Fassino. Ma analoga critica va rivolta a tutti i neocon con lo scolapasta in testa che criticano Obama con le stesse argomentazioni, dimostrando di essere gli eredi naturali di quel “pensiero progressista” che tante devastazioni ha causato al mondo.

Dunque, vediamo: Ahmadinejad non ci piace. E ci mancherebbe, dato quello che da sempre vomita contro lo stato di Israele. Ma neppure Mousavi ci piace. Era uno sgherro di Khomeini, in fondo. Ma le folle per le strade delle città iraniane sono quelle di sostenitori dell’uno o dell’altro. Quindi, che vogliamo fare? Semplice: salviamo le manifestazioni come vibrante esempio di aspirazione alla democrazia (almeno pensiamo), ma ci dichiariamo schifati da ognuno dei due. E quindi, chi sono i veri manifestanti che dovremmo sostenere, se per ora nelle strade ci sono solo quelli di Ahmadinejad e di Mousavi? Un terzo gruppo, un gruppo che sia autenticamente “liberale”. Bene, ma chi, esattamente?