Poiché ogni giorno ha la propria ricetta magica ed il proprio proiettile di finto argento per sanare la sofferenza del Popolo, è con crescente stanchezza che vi segnaliamo un frammento di produzione legislativa del M5S, ovviamente solo affidato agli atti (della Camera) ma che, se attuato, avrebbe nientemeno evitato gli scontri di sabato a Roma al corteo dei “movimenti per il diritto alla casa”.

“Dobbiamo fare come Correa (il presidente dell’Ecuador, ndr) che ha detto ‘il debito che abbiamo contratto non lo paghiamo perché è immorale'”. Così scolpì il comico in servizio permanente effettivo Beppe Grillo alla Stampa Estera a Roma sul Fiscal Compact.
“Il Brasile gli ha detto non ti lascio solo, lo stesso hanno fatto Venezuela, Argentina, Bolivia. Si sono aiutati! E ora Correa scrive un articolo nel quale spiega che l’Ue è nella situazione in cui erano i Paesi sudamericani”. Come spesso gli capita, Grillo parla di argomenti che non padroneggia.

In Italia esistono due Grandi Affabulatori. Entrambi hanno una concezione piuttosto peculiare delle dinamiche democratiche. Uno denuncia sbraitando che in Europa “sta arrivando il fascismo” (che tra le altre caratteristiche ha o dovrebbe avere l’eliminazione del pluralismo partitico), ma al contempo vuole il 51% dei voti, perché non intende fare coalizione con nessuno. L’altro sono vent’anni che subisce scissioni ma prosegue imperterrito a chiedere agli elettori di dargli il 51%, mentre ad ogni elezione crea liste civetta e a questo giro ha pure deciso che l’odiato brand Popolo delle Libertà servirà per il rassemblement del centrodestra (appena andato in frantumi per mano dell’ex concierge Angelino) alle prossime elezioni.

Intervista di Beppe Grillo a Bloomberg Businessweek. Alcune cose risapute, altre ribadite. Qualche reticenza di troppo, su criticità non esattamente minori del nostro futuro come comunità nazionale. Nel complesso, Grillo conferma agli osservatori esteri che il nostro paese ha la febbre alta, e che alcune figure sul nostro palcoscenico politico sono null’altro che questo: il sintomo di una malattia in aggravamento, tanto maggiore quanto più il loro seguito elettorale cresce, per evidente disperazione oltre che congenita propensione alla credulità dell’elettorato italiano.

Scrive Beppe Grillo, nelle sue ormai compulsive esternazioni che inducono anche noi ad essere altrettanto ripetitivi nell’analisi, che siamo come nel 1992, anzi peggio (è vero), che presto il premier Enrico Letta finirà col fare quello che, in quell’anno sciagurato, fece Giuliano Amato. Anzi, oggi sarà peggio (vero, il rischio c’è, e non è basso). Rischiamo prelievi forzosi e quant’altro, che in precedenza Grillo aveva identificato in una maxi-patrimoniale. Quindi, par di capire, Grillo invoca azione, per evitare simili esiti, giusto? Non esattamente.

Aveva cominciato molto bene, molto tempo addietro, con l’eccellente metafora del termometro. Unica sbavatura, la rodomontata della quantificazione del risparmio da tipico cacciaballe da bar:

«La Borsa italiana va a picco e il rischio sull’acquisto dei nostri titoli di Stato aumenta. Di chi è la colpa? Cosa c’è dietro? Le responsabili sono le agenzie di rating, come la Fitch, che fotografano la situazione. La colpa della febbre del nostro debito pubblico è quindi del termometro. Il debito italiano si avvia ai 2.000 miliardi con 100 miliardi di interessi da pagare nel 2012. La colpa è delle agenzie? Di un complotto internazionale? Lo Stato spende più di quanto incassa e il debito aumenta a colpi di 100 miliardi all’anno. Nel solo mese di aprile del 2011 vi sono stati 22 miliardi di nuovo debito. L’unica manovra da attuare, per evitare il default, è quella dei tagli sui costi inutili, ad esempio i finanziamenti ai giornali e ai partiti e il taglio delle Province. Si arriverebbe subito a 100 miliardi di risparmio, ma non avverrà» – (Beppe Grillo, 11 luglio 2011)