Confuso e infelice

Prosegue il fine tuning del Grillo-pensiero su crisi, euro ed Eurozona matrigna. Oggi il nostro eroe invoca l’intervento degli elicotteri della Troika, ieri e ieri l’altro aveva una visione lievemente differente. Ma sono dettagli, pennellate umorali in un affresco sempre più simile ad una macchia di Rorschach.

Oggi Grillo scrive, ad esempio, che all’Italia serve il paracadute europeo, cioè i soldi del diabolico ESM, che gli autoctoni chiamano MES:

«L’attuale finestra benevola dei mercati è ingannevole. I mercati e l’Europa ci stanno concedendo qualche mese di tempo per accelerare la cosiddetta “domestificazione” del nostro debito pubblico. A fine 2012 circa il 35% del nostro debito pubblico era in mano estera. L’anno prossimo quel numero sarà sceso ulteriormente al 10% – 15% e quasi tutto il debito sarà tornato in Italia, come succede in Giappone e come sta succedendo i Spagna, dove sono già scesi dal 45% di debito in mano estera nel 2011, al 29% nel 2012. La Germania ha un trend opposto, con il debito in mano estera aumentato dal 50% nel 2011 al 62% nel 2012. Le banche e le famiglie italiane stanno comprando BOT e BTP illusi dalla trappola della liquidità delle banche centrali. Con il debito in mano nostra sarà indolore per la Germania affrontare il tema della “ristrutturazione del nostro debito” nella speranza che il problema resti circoscritto ai nostri confini. Con le banche sommerse di debito pubblico a rischio di ristrutturazione è fondamentale per l’Italia avere un accordo sul paracadute europeo per attutire l’impatto drammatico che ne deriverà sulla nostra economia e sul futuro dei nostri figli»

Questo è un tema vecchio, logoro e consunto ma sempre molto caro a Grillo, quello del rientro in possesso domestico del nostro stock di debito pubblico. Solo che, nella grida odierna, Grillo vede l’ipotesi di “domestificazione” (sic) come una iattura, perché isolerebbe il nostro paese e consentirebbe di arrivare alla ristrutturazione del nostro debito pubblico (cioè al default), facendone ricadere gli effetti esclusivamente sui residenti. E’ vero, ricomprarsi il debito implica questo rischio, come chi legge questo sito dovrebbe sapere da molto tempo, almeno dai tempi del patriottico imprenditore italico che, dalle pagine (a pagamento) del Corriere otteneva lusinghieri quanto fallaci riscontri. Anche di quello vi abbiamo informato, come ricorderete.

Ma la geniale idea strategica del riacquisto del nostro debito era pure il cavallo di battaglia di Grillo:

Se fossi premier ”farei ricomprare all’Italia i suoi titoli di Stato da Paesi come Francia e Germania e contratterei nuovamente il tasso d’interesse”: lo ha detto Grillo in un’intervista ad Andrea D’Addio e Katharina Windmaisser per la Bild am Sonntag (Ansa, 2 marzo 2013)

Tralasciamo “come” Grillo farebbe ricomprare tutto il debito pubblico italiano detenuto da non residenti: forse obbligando a trasformare i depositi bancari degli italiani in Bot e Btp, con una sorta di gigantesco vincolo di portafoglio applicato ai privati, mandando a gambe all’aria le banche italiane per asfissia da perdita di raccolta? Oppure obbligando datori di lavoro pubblici e privati a pagare parte delle retribuzioni in titoli di stato domestici? Come che sia, dopo questa rinazionalizzazione forzata della totalità del nostro debito si passerebbe al default, cioè al processo che Grillo definisce di “ricontrattazione dell’interesse”. E chi pagherebbe, per questo default? I risparmiatori italiani, ovviamente. Geniale, no? Per essere il paladino del risparmio degli italiani, Grillo pare avere una fretta terribile di infliggerci un bel default.

Altro problema, l’ormai proibitivo costo del servizio del debito, come lo stesso Grillo ribadiva nella intervista al domenicale della Bild:

In sei mesi i partiti “non potranno più pagare le pensioni, né gli stipendi pubblici” e “se gli interessi sul debito ammontano a 100 miliardi di euro all’anno, siamo morti”: è quanto ha detto Beppe Grillo al settimanale tedesco Focus. Per Grillo l’Italia non ha più chance e deve rinegoziare il suo debito (Ansa, 2 marzo 2013)

Quindi, riepilogando: per Grillo l’Italia doveva ricomprare tutto il proprio debito e poi fare default, abbattendone il valore nominale e/o riducendone il tasso d’interesse e/o allungandone la durata. Eppure, oggi lo stesso Grillo denuncia il gombloddo delle “banche tedesche e francesi” (quelle che non vendono i nostri Btp ma il loro debito domestico, tra l’altro), che ci spingono a ricomprarci il debito per poi gettarci in pasto al default evitando conseguenze sistemiche in giro per l’Europa. Quando il buon dio ha distribuito la logica Grillo si è allontanato dalla fila perché non voleva spendere troppo, evidentemente.

Torniamo alla richiesta di “sostegno europeo” di oggi:

«L’Italia deve avere il coraggio di negoziare un sostegno europeo senza illudere i cittadini che la crescita risolva i problemi. Se l’Europa dirà di no o porrà condizioni inaccettabili per via del nostro debito pubblico andrà comunque bene perché la Germania rivelerà il suo bluff ai mercati.
L’Europa, e con lei l’Italia, hanno rinviato troppe decisioni cruciali in nome della crescita, e se non dovesse arrivare, come accade da 10 anni in Italia? È col pretesto della crescita che le banche europee hanno rinviato un’operazione di pulizia dei bilanci, ciò che invece hanno fatto gli USA con la TARP nel 2009 con $700 mld di sostegni con cui le banche hanno pulito i bilanci per restituirli al Tesoro in 18 mesi»

E’ interessante che Grillo ritenga che pensare che “la crescita risolva i problemi” sia un’illusione. In realtà, se vi fosse crescita, i mercati non sarebbero nervosi per i rischi di insolvenza sul nostro debito pubblico ed il premio al rischio scenderebbe, innescando un circolo virtuoso. Ma transeat. E’ poi affascinante ed un filo straniante che Grillo si metta a cantare le lodi del TARP americano, visto che sul suo blog questo intervento (simile per natura ai Tremonti ed ai Monti Bond, visto che non consente al Tesoro di votare in assemblea societaria, lasciando gli azionisti padroni del campo) di sostegno pubblico alle banche americane è sempre stato additato alle folle come esempio da manuale della dittatura dei banchieri contro la democrazia disarmata. Ma lasciamo andare anche questo.

Nell’enciclica di stamane Grillo prende anche a modello ed esempio la Spagna, quella che ha avuto soldi dall’ESM per ricapitalizzare le proprie banche:

«La Spagna lo scorso anno si è assicurata il sostegno dell’Europa con 100 miliardi di euro (di cui 40 già utilizzati) per ricapitalizzare le sue banche sommerse da mutui immobiliari inesigibili. Cosa aspetta l’Italia a fare una simile richiesta all’Europa visto che contribuisce al fondo salva stati a cui la stessa Spagna attinge? Un’ulteriore svalutazione dei prezzi delle case del 10% in Italia farebbe evaporare un terzo del capitale delle banche italiane, a parità di coperture, lasciandoci in mutande. Non è impossibile, considerato che i prezzi delle case sono scesi in Italia del 10% dal 2008 a contro il 35% in Spagna. La correzione in arrivo sul mercato immobiliare italiano avrà effetti pesantissimi sui bilanci delle nostre banche piene di garanzie immobiliari iscritte in bilancio a valori surreali»

Certo, l’unico problema è che la Spagna ha avuto quei soldi non come iniezione diretta nel capitale delle banche da risanare ma come debito sovrano aggiuntivo, aumentando quindi il rischio di insolvenza sovrana, oltre all’onere aggiuntivo da servizio del debito. Ma evidentemente Grillo ha fretta di riavere parte dei soldi prestati al salvastati, a prescindere dalle condizionalità che potrebbero esserci richieste, visto che difficilmente quei soldi arriverebbero gratis et amore dei.

E’ comunque confortante che Grillo abbia colto la fragilità strutturale delle banche italiane, così forse lui ed i suoi replicanti e robottini finiranno di dire che le banche italiane fanno il bello ed il cattivo tempo. Orwell sarebbe orgoglioso, ed ordinerebbe di rifare l’archivio delle edizioni della odiata ed asservita stampa, in occasione dei cambi di alleanza con Eurasia ed Estasia. Però ora urge che Grillo riprogrammi il software del suo robottino che giorni addietro denunciava l’onnipotenza del signoraggio bancario. Perché delle due l’una: o le banche sono invulnerabili alle perdite grazie al signoraggio ed alle loro arti magiche, oppure rischiano di andare in dissesto a causa del crollo dei valori  immobiliari. Che facciamo, l’accendiamo?

Tirando le somme, diremmo che le dissonanze cognitive si stanno mangiando vivo il povero comico, ma non vorremmo essere troppo drastici né urtare la suscettibilità di qualche romantico che ci invita a non maltrattare Grillo, perché “Grillo serve contro il sistema e la casta”. Forse serve studiare un po’ di più, come sempre nella vita.

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