E così, il popolo della sinistra ha scoperto (o riscoperto) la questione morale e la contiguità affaristica dei Ds con una rete di faccendieri di varia estrazione e formazione. Fa tenerezza leggere le lettere dei militanti a l’Unità. C’è la madre di famiglia che ha tre auto (complimenti, signora!) assicurate con Unipol, e solo ora scopre che la compagnia di assicurazione partecipa a pieno titolo al cartello che da sempre determina i prezzi delle polizze. Cartello, certo, perché per il nuovo anno converrebbe chiamare cose e situazioni con il loro nome, senza perifrasi, metafore e circonlocuzioni. Un po’ di sano linguaggio politically incorrect per aprire le finestre e fare entrare un refolo di aria gelida anche nel sepolcro imbiancato della sinistra moralista italiana. Come spiegare ai volenterosi adepti dell’eccezionalismo progressista che di eccezionale, nel loro Partitone del Botteghino, ormai vi è solo l’abilità nell’essere riusciti a mascherare per decenni lo svolgimento di attività affaristiche del tutto identiche a quelle svolte dagli altri partiti della Prima e Seconda repubblica?

E’ sempre molto godibile leggere le dotte analisi politologiche degli esponenti della sinistra. Oggi, il menù prevede il gruppo di autocoscienza sull’evoluzione unitaria del cartello di coalizione. Premesso che il Grande Statista Sannita ha già annunciato il proprio “appoggio esterno” (?) all’Unione, in attesa di correre in soccorso di altri vincitori, e che il Parolaio Rosso (o Giallo, secondo l’ultima definizione di Giampaolo Pansa) ha già proclamato che in nessun caso rinuncerà a schierare il brand di Rifondazione, in queste ore assistiamo alla rimasticatura di vecchi polpettoni irranciditi.

Nei giorni scorsi, Unipol ha depositato in Consob il prospetto relativo alla propria offerta pubblica d’acquisto su Bnl. Abbiamo letto, durante tutto il mese di agosto, le sdegnate dichiarazioni di Fassino, che ha replicato stizzito agli “alleati” (dagli amici mi guardi iddio…) che rimproveravano ai diessini l’eccessiva spregiudicatezza e disinvoltura negli affari economici, e la contiguità ad alcuni ambienti affaristici. Il rimbrotto era originariamente partito da Arturo Parisi, braccio destro e longa manus di Prodi nella Margherita e, secondo osservatori come Emanuele Macaluso, rappresentava una sorta di pubblica manifestazione di dissenso per la gestione delle nomine ai vertici Rai. In particolare, secondo Macaluso, Claudio Petruccioli, pur ulivista della prima ora, non rientrava nel novero dei famigli di Prodi, e questo avrebbe profondamente irritato il “bambino della politica”, che avrebbe mandato avanti Parisi, in una singolare sequenza di messaggi criptati (che altri, e non noi, definirebbero paramafiosi). Tornando a Fassino, egli ha rivendicato il diritto della cooperazione a “fare impresa” ed entrare in un settore, come quello creditizio, che a suo giudizio è pertinente ed attinente all’oggetto sociale dell’azienda bolognese.

Giornata intensa per il segretario ds. Improvvisamente assalito dalla realtà, il flip-flopper de noantri decide di riconoscere e segnalare la valenza strategica delle questioni che egli definisce “tipicamente sensibili” (quali quelle che riguardano la vita e la morte, la famiglia e la sessualità), nell’elaborazione programmatica del centrosinistra:

”Non potremo più limitarci, come avvenuto in passato, ad attenzioni sporadiche ed episodiche. Men che meno ci si può illudere, tanto più dopo il referendum, di ricacciare temi come questi nel limbo della libertà di coscienza. Sarebbe un’illusione, tanto più insostenibile in presenza del centrodestra che intende fare del tema dei ‘valori’ un vessillo da battaglia”

Posta in questi termini, non è chiaro se egli sostenga la necessità di maggiore sintonia con i leggendari “moderati” del paese che, secondo Berlusconi, sarebbero quel 75 per cento che non ha votato al referendum sulla procreazione assistita (ce li immaginiamo tutti e 38 milioni, dal primo all’ultimo, pensosamente assorti a meditare sull’eugenetica e sulla teleologia dell’umana esistenza), oppure se intenda la questione in termini di maggiore spinta propulsiva su temi libertari (chiediamo venia per l’impresentabile vocabolo…) da parte di un partito irriducibilmente progressista.

UNIONE:FASSINO, RESPONSABILE CHIEDERE ANCHE VOTI OPPOSIZIONE

(ANSA) – ROMA, 11 FEB – Piero Fassino rinnova, alla trasmissione ‘Conferenza Stampa’, il concetto che il centrosinistra, se tornerà al governo, farà in modo di attuare il suo programma anche se dovesse, su alcuni temi specifici, mancare il consenso di tutta la maggioranza.
”Quando una maggioranza si trova di fronte al fatto che una sua parte non condivide una certa scelta, sia in politica estera o in altro – spiega Fassino – quella maggioranza ha due possibilità: la prima di non fare niente e dire ‘mi fermo’; e l’altra e’ di non sottrarsi alla propria responsabilità di governo. In questo caso si presenta in Parlamento, anche se non tutta la maggioranza e’ d’accordo e li cercherà i voti”.
”Questo – sottolinea il segretario dei Ds – vuol dire dare garanzia che non ci sottrarremo alle nostre responsabilità e se la nostra posizione e’ giusta può ottenere, nell’interesse del paese, i voti dell’opposizione”. (ANSA).