Cacofonie

E’ sempre molto godibile leggere le dotte analisi politologiche degli esponenti della sinistra. Oggi, il menù prevede il gruppo di autocoscienza sull’evoluzione unitaria del cartello di coalizione. Premesso che il Grande Statista Sannita ha già annunciato il proprio “appoggio esterno” (?) all’Unione, in attesa di correre in soccorso di altri vincitori, e che il Parolaio Rosso (o Giallo, secondo l’ultima definizione di Giampaolo Pansa) ha già proclamato che in nessun caso rinuncerà a schierare il brand di Rifondazione, in queste ore assistiamo alla rimasticatura di vecchi polpettoni irranciditi.

Si parte da Rutelli, che vuole la convergenza tra diesse e Margherita verso il leggendario Partito Democratico, spalleggiato dall’amerikano Veltroni, che puntualmente scolpisce:

“L’Italia ha bisogno di un grande partito democratico e riformista che possa raccogliere più del 30 per cento dei consensi, che abbia l’ambizione di diventare maggioritario. C’è bisogno di un soggetto politico che riconosca e rispetti le tradizioni, le culture e le storie e che però sia anche capace di dare risposte moderne ad una società che ha cambiato moltissimi dei suoi paradigmi”.

Nebbia sulla Manica, il continente è isolato. Mentre attendiamo di decrittare che possa voler dire, programmaticamente, un merger verso questa aggregazione organica, rileviamo l’abituale sarcasmo di Massimo D’Alema, che proprio non riesce ad astenersi dal bacchettare ‘o bello guaglione:

“Siamo passati troppo repentinamente dall’essere in competizione tra di noi al partito unico. Ho visto che gli hanno già dato addirittura un nome…”

D’Alema non ha tutti i torti: qualcuno riesce ancora a ricordare perché si sono celebrate queste primarie? Perché Rutelli, a suo tempo, stampò sul faccione di Prodi un bel no alla lista unitaria, dicendo di voler intercettare nel proporzionale i voti in libera uscita da Forza Italia. Il Professore, che per qualche ora si rifugiò sdegnato sul suo personalissimo Aventino, si era venuto a trovare nella poco invidiabile condizione di candidato premier ed al contempo di leader della minoranza interna del secondo partito della propria coalizione. Alla fine i diesse, terrorizzati dalla prospettiva di dover cercare al proprio interno un candidato premier, e vista la natura evidentemente divisiva di tale circostanza sui destini della coalizione progressista (già, ma perché, poi?), hanno estratto dal cilindro il coniglio spelacchiato della Primaria. A noi questa coalizione di sinistra ricorda molto quel gioco che in America si chiama “grab a chair”: la musichetta suona, tutti girano intorno alle sedie: quando si fa silenzio, tutti si precipitano ad afferrarne una, e chi non riesce a sedersi è sconfitto.
Ma ci pare anche cosa buona e giusta ricordare ad abundantiam che, in Europa, Rutelli fa parte del gruppo liberaldemocratico, ed è alleato dei giscardiani francesi dell’Udf, mentre il resto dell’Unione siede tra i banchi del Pse. Ricordate la manfrina delle ultime elezioni europee? La maestrina Gruber, che proclama di essere stata cercata direttamente da Prodi, e poi si accomoda a zapaterizzare e discettare di sciismo tra i banchi socialisti?
Sono solo lievi contraddizioni, don’t worry. Ecco Fassino, al soccorso della logica e della buona fede:

“Rappresentare la socialdemocrazia come qualcosa di datato, statistico, novecentesco è assai riduttivo – scrive il leader dei Ds – (…) In questo progetto – ed è la mia seconda considerazione – rilevante può essere l’apporto del pensiero democratico americano. L’America è per antonomasia terra di scoperte, di nuove frontiere e di continue innovazioni, di modernità e di progresso; è società cosmopolita, libera, multietnica. E’ il simbolo di una società capitalista, segnata certo da grandi ineguaglianze e spietate marginalità; ma è anche il Paese che più incarna quel dinamismo produttivo, sociale e culturale che è motore della storia e anima dell’innovazione e della modernità”.
Per arrivare ad un Ulivo forte, Fassino invita Ds e Margherita a recidere “i loro legami internazionali” e ad unirsi lavorando “nelle rispettive famiglie socialista e liberaldemocratica per favorire una crescente loro convergenza in Europa”

Quindi, tutto ed il contrario di tutto. Socialdemocratici, socialisti ma anche kennediani. E magari pure zoroastristi, gandhiani, juventini e commercialisti…

La migliore chiave di lettura, come spesso accade, la dà Francesco Cossiga, coscienza critica e dissacratrice dell’onanismo politico italiano:

“Amo Francesco Rutelli perché amo Thomas More e la sua utopia – dice in un’intervista a Libero -. Come fa a pensare che i Ds accolgano le sue proposte in una prospettiva utopica? Ci pensi. I Ds sono gli eredi del Partito comunista italiano che Enrico Berlinguer traghettò dal sovietismo all’eurocomunismo e che i “giovani” già dirigenti della Fgci riuscirono a far accogliere nell’Internazionale Socialista e nel Partito socialista europeo. E ora dovrebbero lasciare la “casa socialista” per approdare nel Partito democratico europeo?”.
L’ex presidente della Repubblica dà poi un consiglio a Rutelli: ‘Si converta anche lui al “prodismo puro”, come hanno già fatto Ciriaco De Mita e Francesco Marini, il quale, lo ripeto, almeno ha avuto la promessa di essere eletto presidente del Senato. E non continui a tentare di fare velleitariamente l'”autonomista”, chè intanto non può riuscirci”.

Più chiaro di così, si muore. E nel frattempo, che fa il Parolaio Rosso-Giallo, quello che conversa amabilmente con Toni Negri, per cercare di convincerlo che la Rivoluzione (con la maiuscola, of course) può essere nonviolenta, senza che ciò scateni la repressione della Reazione? Attende, da abile tessitore di trappole quale è. E che mai potranno dire i moderati elettori unionisti, quei borghesi del ceto medio riflessivo che tanto hanno in uggia i parvenus di Forza Italia ed i bifolchi della Lega? Forse quello che prevede un intelligente elettore di sinistra quale Giampaolo Pansa:

Il Parolaio perderà, forse con molti voti, ma perderà. E se le primarie fossero vere, dopo aver perduto dovrebbe ritirarsi, come avviene negli Stati Uniti. Ma da noi non accadrà. Anzi, il magico Fausto starà sempre alle costole di Prodi, come una suocera petulante e litigiosa. Senza lasciarlo governare tranquillo perché “c’è bisogno di sinistra”.
Detto fatto, ecco la prima sorpresa arrivare da Bologna. La rivela l’edizione locale di ‘Repubblica’. E viene da un deputato diessino, Sergio Sabattini, già segretario della strapotente Federazione della Quercia, nonché sindaco di Porretta Terme. Intervistato da Andrea Chiarini, dichiara che voterà il Parolaio alle primarie e poi alle politiche, “perché è l’unico candidato di sinistra”.
Piccoli segnali isolati? I quattro gatti di Mussi? Forse. Ma bastano per mettere in allarme qualche elettore di centro-sinistra e obbligarlo a riflettere. Il governo Berlusconi si è rivelato una catastrofe. Ma se al suo posto va un governo Prodi paralizzato dalle suocere rosse, che cosa sarà dell’Italia?

Già, cosa?