Non più tardi di un anno e mezzo fa il Fondo Monetario Internazionale suggeriva l’impellente necessità di procedere ad un consolidamento dei conti pubblici nazionali per sostenere e rafforzare la crescita. Come è finita lo abbiamo visto: la stretta fiscale è arrivata un po’ ovunque, ed ora i giornali sono pieni di titoli sui rischi di ricaduta in recessione. Anche per questo, oggi, il FMI cambia registro, e scopre (ohibò!) che non esiste una cosa chiamata “contrazione fiscale espansiva”.

*Post tecnico, ma mai quanto dovrebbe

Ieri è stata pubblicata la prima stima del Pil britannico del primo trimestre, che segnala una crescita dello 0,5 per cento. Tale incremento compensa quasi esattamente la contrazione del quarto trimestre dello scorso anno, che è stata da molti imputata alle tempeste di neve che hanno a lungo bloccato il paese. Quindi, nell’ultimo semestre, il Pil britannico non è praticamente cresciuto. Da qui l’avvio di un dibattito (non inedito, a dire il vero) circa l’efficacia della stretta fiscale. O meglio, circa le proprietà espansive che una stretta fiscale può esercitare nell’attuale contesto macroeconomico.

Paul Krugman torna brevemente sul suo saggio sullo stato della professione economica, pubblicato giorni addietro sul New York Times, per precisare meglio il suo pensiero riguardo la modellizzazione. Un passaggio in particolare merita di essere evidenziato ad uso dei non specialisti, soprattutto politici e grande pubblico, per comprendere i limiti inerenti alla previsione economica, che dei modelli è il prodotto finito.

Da qualche tempo Paul Krugman reitera che non si deve aver paura del livello che il rapporto debito-Pil statunitense toccherà nel 2019 (le stime dell’Office of Management and Budget parlano di circa il 75 per cento), perché già all’indomani della Seconda Guerra Mondiale gli Usa si sono trovati in situazione simile o peggiore. E’ con tutta probabilità un’affermazione a sostegno di un nuovo pacchetto di stimolo all’economia (e Krugman già suggerisce su quali infrastrutture concentrarsi, l’alta velocità ferroviaria).

Del piano Obama di riforma sanitaria ci sarà modo e tempo per discutere, dopo il summer recess del Congresso, in quello che si annuncia come uno scontro che potrebbe azzoppare precocemente la Casa Bianca. Per ora, bastino alcune riflessioni: quando un paese ha un’incidenza della spesa sanitaria sul Pil pari al 15 per cento, con un trend in crescita, pare puro buonsenso ritenere di dover “piegare la curva”, auspicabilmente senza fare troppi danni. Ma è istruttivo un aneddoto, ripreso da Paul Krugman, che narra di un cittadino che affronta a brutto muso un deputato (peraltro repubblicano) del South Carolina, al grido “dì al tuo governo di tener giù le mani dal mio Medicare”.