Le gambe cortissime di una propaganda disperata

Oggi sul Corriere compare un’intervista a Renato Brunetta, ormai incontenibile nel suo ruolo di “eminenza grigia” di Berlusconi. Nulla di epocale, solite menate sulle slide powerpoint, la “squadra di giovani” dell’università che sfornano “analisi” a spron battuto, e via di seguito. Interessante, si fa per dire, quella che ormai è diventata la canzoncina con cui quelli che ormai sono i tristi e tragici residui del berlusconismo tentano di spiegare “il complotto”:

«Tutto comincia per causa della Deutsche Bank, che, oppressa dai titoli tossici, ha venduto otto miliardi di titoli del debito pubblico italiano»

Si, e allora? Questo sarebbe il trigger? La notizia era questa, la banca tedesca non aveva materialmente venduto quei titoli di stato italiani ma aveva comprato protezione tramite credit default swap, per evitare di rompere i prezzi al ribasso, visto che il mercato era diventato fortemente illiquido, come tipicamente accade quando la fiducia evapora.

E’ tuttavia confortante che Brunetta abbia smesso (almeno in questa intervista) di dire che la vendita fu frutto di un ordine della cancelleria, facciamo progressi. Sulla nozione brunettiana di titoli tossici sorvoleremmo, ma le cose sono andate in modo molto più lineare: dopo le ripetute e sconsiderate prese di posizione di governo e politici tedeschi circa la possibilità che “qualcuno” potesse uscire dall’euro (brusio divenuto frastuono già nell’ultimo trimestre del 2010), i mercati hanno immediatamente riprezzato questo rischio, innalzando gli spread. Le banche come DB non hanno fatto altro che prendere atto di questa realtà, alleggerendo il rischio. Continuare ad affermare che l’azione della banca di Francoforte sarebbe stata il “motore primo” della crisi è semplicemente ridicolo, per non dire altro.

Circa invece le “determinanti” nazionali dello spread, Brunetta sostiene che la loro stima le porrebbe intorno al 30 per cento. Possibile, immaginiamo che questo numero sia frutto di una stima econometrica. Del resto, sappiamo ormai da tempo che questa è una crisi sistemica, e crisi sistemica significa che i singoli paesi non ne escono da soli. Ancora una volta, la domanda è: e allora? Se il governo Berlusconi ha operato in modo tale da fare crollare la fiducia in esso a livello di mercati e governi, possiamo parlare di un “complotto”? E parimenti, se mai un governo Berlusconi tornasse dall’Ade (non accadrà, tranquilli), voi pensate che il solo argomentare che “i governi non c’entrano” sarebbe motivo per un restringimento dello spread?

Ancora: se mai un governo Berlusconi tornasse dall’Ade e si trovasse nella necessità di chiedere un memorandum di salvataggio per poter attivare gli aiuti del fondo ESM e della Bce, voi parlereste di “complotto”? Possibile che in questo maledetto pianeta tutto e tutti complottino contro Berlusconi? Argomentando in questo modo Brunetta che vuole dimostrare, esattamente? Che è stato bravo? Che è il consigliere-principe del Principe decaduto? Che cosa? Se gli diamo un Gongolo-Nobel, si placa?

Non sappiamo come andrà a finire il tentativo di fare rinascere Forza Italia o un nuovo Pdl o chissà che cosa d’altro, ma se Berlusconi pensa di voler fare una replica del partito ungherese Fidesz, la scommessa è già persa in partenza. Berlusconi ed il suo vecchio-nuovo partito rischiano la non ammissione al Ppe. E quindi?, direte voi? E quindi si chiama isolamento, pieno ed assoluto.

Intendiamoci, serve che l’esecutivo italiano (qualsiasi esecutivo italiano) vada in Europa ed affermi con voce chiara e forte che occorre cambiare rotta e frenare questo consolidamento fiscale assassino. Cosa che peraltro sta già accadendo. Serve quindi piantarla con le frasi del tipo “ce lo chiede l’Europa”, perché l’Europa siamo noi. Ma questo qualcuno non può ovviamente essere Berlusconi. E quanto alle “operazioni verità” di Brunetta, le aspettiamo. Perché ad un certo momento le frattaglie del Pdl dovranno dire cosa vogliono da questa Europa, come pensano di cambiarla e con quali alleanze, visto che di fuggire su Marte non si parla. E lì cascheranno tutti gli asini di un ventennio di sistematica e patologica alterazione della realtà.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!