Brutta sorpresa per François Bayrou, sedicente “terza forza” dell’imperfetto bipolarismo francese. Dopo il primo turno delle presidenziali, Bayrou si è misurato in un singolare contraddittorio televisivo con Ségolène Royal, dichiaratamente mirato a mettere in vendita al miglior offerente il proprio 18 per cento di voti, con il consunto slogan “né di qua, né di là”, che noi italiani conosciamo purtroppo assai bene, e che in realtà è propedeutico a contrattare con la sinistra poltrone e strapuntini.

Il copione era perfetto: annuncio solenne della creazione di un Partito Democratico francese, centrista in marcia verso sinistra (il percorso opposto a quello del Pd nostrano), telefonata con Rutelli e Prodi, altrettanto solennemente finto annuncio di non schieramento tra i due candidati, con i caratteristici accenti di sicumera terzista, un nuovo e pernicioso ceppo del virus della superiorità morale.

In vista del ballottaggio di domenica 6 maggio, tentiamo di analizzare i programmi economici dei due candidati alla presidenza francese. La competizione tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal si risolve nella diversa enfasi attribuita a competitività e consumi. Sarkozy appare più un supply sider (per quanto sui generis ed autenticamente francese): riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese, eliminazione delle penalizzazioni sul ricorso al lavoro straordinario, attenuazione dei vincoli alla legislazione sul lavoro. Ségolène Royal, per contro, punta al rilancio della domanda attraverso l’aumento di sicurezza del lavoro, spesa pensionistica e salario minimo.

L’obiettivo dei due candidati è quello di rilanciare un’economia che cresce meno di quella tedesca, soffre di una progressiva perdita di competitività, come testimoniato dalla costante riduzione della quota francese sul totale dell’export europeo e dal maggior deficit delle partite correnti da un quarto di secolo, e di un tasso di disoccupazione, oggi all’8.8 per cento, che è il maggiore tra le 13 nazioni che condividono l’euro. La crisi francese si sostanzia quindi in una competitività debole ed una crescita mediocre.

Con l’approssimarsi del primo turno delle elezioni presidenziali, anche in Francia si assiste alla moltiplicazione di stralunate dichiarazioni dei candidati, tese a catturare singoli segmenti dell’elettorato. Negli ultimi giorni, a segnalarsi maggiormente in questa attività è stato il candidato neogollista, Nicholas Sarkozy. Il quale dapprima ha detto che, se eletto, farà tutto il possibile per ottenere la riscrittura del Trattato istitutivo della Banca Centrale Europea, per rendere l’istituto di emissione di Francoforte più orientato alla creazione di nuova occupazione. Lungi dall’essere un tentativo di “americanizzare” la Bce, questa sembra essere una posizione di demagogia politica di basso conio (per restare in tema), visto che Sarkozy e la stessa Royal in queste settimane reiterano ossessivamente il mantra che la moneta unica europea ha danneggiato le imprese del continente. Affermazione priva di senso, come dimostra l’assai vigorosa crescita tedesca, basata sull’esportazione di beni capitali ad elevata tecnologia, che appaiono meno sensibili all’evoluzione del cambio. Ma l’euro è certamente un capro espiatorio buono per tutte le stagioni politiche. Credere che la politica monetaria di Eurolandia sia restrittiva, anche considerando il trend di apprezzamento del cambio sul dollaro, significa aver capito assai poco delle dinamiche monetarie. Si dirà: siamo in campagna elettorale, i francesi restano pur sempre pervicacemente “globalofobi”, nutriti a pane e sussidi agricoli, e quindi i candidati (con l’unica lodevole eccezione del centrista Bayrou) recitano a soggetto. Può essere.

Royal & SarkozyQualcuno tra voi considera il candidato presidenziale francese di centro-destra, Nicholas Sarkozy, come l’erede di Maggie Thatcher? Beh, si metta il cuore in pace. Il Nostro non ha paura della parola protezione, né di ciò che da essa etimologicamente discende. Commemorando l’anniversario della morte di Charles de Gaulle, e non essendo stato invitato dal presidente Chirac alle celebrazioni ufficiali a Colombay-Les-Deux-Eglises, Sarkozy ha preferito una commemorazione vivente ed attuale del Général:

“De Gaulle est celui qui par deux fois a évité la guerre civile, qui a créé la Sécurité sociale, donné le droit de vote aux femmes, achevé la décolonisation, fondé la V.ème République, assaini nos finances, refondé notre monnaie, réconcilié la France et l’Allemagne, mis en oeuvre le Marché commun, construit la Force de Frappe.”

Quindi, De Gaulle è l’uomo delle ruptures, ed il suo unico e vero erede spirituale è Sarkozy, non certo lo stantìo Chirac. Ma in che modo, vi chiederete, Sarkozy intende seguire le orme di De Gaulle? Lottando contro la mondializzazione, figlia degenere della globalizzazione.