E’ durata poco più di un’ora, ieri, l’occupazione della sede bolognese del Cns (Consorzio nazionale servizi), aderente a Legacoop, da parte di alcuni collettivi legati a Disobbedienti e Tpo, che protestavano contro i Cpt. La manifestazione, a carattere dimostrativo, si è svolta in contemporanea anche nelle sedi di Roma e Venezia, ed è terminata quando i vertici del consorzio si sono “impegnati” a non partecipare più a gare d’appalto per gestire centri di permanenza per immigrati.

Il consorzio è finito nel mirino dei Disobbedienti dopo che, nell’aprile scorso, si è aggiudicato la gestione del Cpt di Lampedusa.
L’appalto è stato vinto da due cooperative siciliane (Sisifo di Palermo e Blucoop di Agrigento), una delle quali è associata al Cns. I “ragazzi dei collettivi” (come li definisce soavemente l’Agenzia Ansa) si sono presentati verso le 11.30 nella sede di via della Cooperazione (a Bologna non servono gps, evidentemente), alla periferia della città dove, riferisce sempre l’Ansa, “sono entrati senza difficoltà, ottenendo subito un incontro con il direttore del consorzio, Brenno Peterlini”.

I vertici della comunità ebraica italiana a Gerusalemme hanno scelto la visita di Fausto Bertinotti in Israele per attaccare ”la sinistra e l’informazione italiana”, che accusano di ”parzialità”. La posizione è stata espressa, durante la visita del presidentedella Camera alla Sinagoga italiana, dal presidente della Comunità Vito Anav e dal presidente del Comites Beniamino Lazar, che avevano inizialmente accolto Bertinotti accompagnandolo nel Tempio e nel museo ad esso annesso.

”Ci auguriamo che la sua visita in questo Paese sia anche l’occasione – ha esordito Anav, visibilmente spiazzando per un momento Bertinotti – perché si correggano alcuni dei pregiudizi sul confitto arabo-israeliano, su cui gran parte della sinistra italiana, di cui lei fino alla sua elezione a presidente della Camera (e anche dopo e tuttora, ndPh.) è stato autorevole rappresentante, fonda le sue prese di posizione”.

Auspicando poi che ”si possa mettere fine alla quotidiana parzialità da parte della stampa di sinistra”, Anav ha rivolto a Bertinotti l’appello ad ”adoperarsi per un riequilibrio dell’informazione in Italia”.

L’Italia dei Valori, il partito del censore Antonio Di Pietro, ha messo a punto una proposta di legge per consentire l’assunzione dei portaborse. Sfortunatamente, per realizzarla, tra Camera e Senato, occorrerebbero almeno 22 milioni di euro in più a disposizione dei parlamentari.

Secondo il testo di sei articoli presentati dal deputato dell’Idv Luciano D’Ulizia, infatti, i parlamentari si dovrebbero costituire in enti o cooperative per procedere all’assunzione degli assistenti. E per questo dovrebbe venire riconosciuta “una maggiorazione del 50% sulla quota mensile del rimborso forfettario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori“. Il che, ha spiegato D’Ulizia nel corso di una conferenza stampa, equivarrebbe a circa 15 milioni di euro e inciderebbe “sui costi della Camera per l’1,56%”. Se a questa cifra si aggiunge  quella che dovrebbe sborsare Palazzo Madama per consentire anche ai senatori di assumere i propri portaborse, la cifra arriverebbe a circa 22 milioni di euro. Con buona pace della riduzione dei costi della politica.

Per meglio comprendere il significato di questa proposta (che tuttavia dovrebbe già essere sufficientemente chiaro dall’onere aggiuntivo che essa implica), è utile avere presente la struttura retributiva dei parlamentari. Che ad oggi, alla voce “Rimborso per spese inerenti il rapporto tra eletto ed elettori“, prevede un importo mensile pari a 4190 euro. Che evidentemente non bastano a D’Ulizia per riuscire a pagare il compenso del proprio assistente parlamentare.

L’Avvocatura dello Stato ha depositato mercoledì un secondo ricorso alla Corte Costituzionale per la violazione del segreto di Stato da parte della magistratura di Milano nel procedimento sul rapimento dell’ex imam Abu Omar. Nel ricorso, in particolare, l’Avvocatura chiede l’annullamento dell’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal gup di Milano Caterina Interlandi il 16 febbraio scorso, a carico di 33 indagati, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di 26 agenti della Cia. Già il 14 febbraio scorso, l’Avvocatura aveva depositato presso la cancelleria della Corte Costituzionale un ricorso sulla questione dei limiti del segreto di Stato, il cui esame di ammissibilità sarà svolto il 18 aprile prossimo in camera di consiglio. Se i giudici della Consulta dovessero dichiarare ammissibile il ricorso, l’esame nel merito della questione avverrà dopo qualche tempo.

Nei ricorsi alla Consulta, secondo quanto si è appreso, il governo sostiene che la magistratura di Milano, nell’indagare sul sequestro di Abu Omar, avrebbe violato il segreto di Stato intercettando i telefoni cellulari di 180 agenti del Sismi e svelando l’identità di 85 spie italiane e straniere; avrebbe utilizzato integralmente un documento sequestrato nell’ufficio romano del Sismi gestito da Pio Pompa nonostante il Servizio segreto militare avesse già trasmesso lo stesso documento con alcuni passaggi oscurati perché riservati e dunque coperti dal segreto di Stato. Violando l’identità di 85 agenti e acquisendo elementi riguardanti la struttura del Sismi con agenti segreti stranieri, la procura di Milano (ma a questo punto anche il gup che ha disposto il rinvio a giudizio) ha violato – secondo il governo Prodi – il principio di leale collaborazione tra poteri. Prima conseguenza di questi atti è la sospensione della richiesta di estradizione dei 26 agenti Cia da parte del ministero della Giustizia italiano, in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale.

Hugo Chavez sta tentando di estromettere il Fondo Monetario Internazionale dal Sudamerica, la regione che un tempo generava il maggior volume di prestiti erogati dall’organismo sovranazionale. L’attività di credito del FMI nell’area è scesa a soli 50 milioni di dollari, meno dell’1 per cento del suo portafoglio globale, contro l’80 per cento del 2005. Nel frattempo, Chavez ha utilizzato il petrolio per prestare 2.5 miliardi di dollari all’Argentina, e ne ha offerti 1.5 miliardi alla Bolivia e 500 milioni all’Ecuador.

Chavez sta tentando di promuovere quella che egli definisce un'”alternativa socialista” al FMI ed al suo maggior azionista, il Tesoro statunitense. Il portafoglio crediti del Fondo si è progressivamente ridotto a 11.8 miliardi di dollari, dal picco di 81 miliardi nel 2004 ed una singola nazione, la Turchia, conta oggi per circa il 75 per cento del volume totale di credito erogato.

Il diessino Cesare Salvi ci offre un gustoso ritratto del cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo italiano:

“Fa scomparire la sinistra in Italia e ci impedisce di contraddirlo. Ha imposto su di noi un blackout intollerabile per le reti di Stato e nemmeno sull’Unità abbiamo spazio”. Cesare Salvi, leader della sinistra Ds, insieme a Fabio Mussi, in un’intervista al Giornale attacca il segretario del suo partito, Piero Fassino. Salvi parla di un “blocco informativo che c’è nei nostri confronti”, definisce “scandaloso il comportamento del servizio pubblico radio-tv” e rende noto di aver scritto al presidente della Commissione Vigilanza Rai, il diessino Claudio Petruccioli, chiedendogli di intervenire.