Andrà molto peggio, prima di andare meglio

E Spataro rimpianse Berlusconi

in Italia

Sul caso Sismi-Abu Omar, la Procura di Milano ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro il governo Prodi. Come ricorderete, il governo ha presentato nei mesi scorsi due ricorsi alla Corte Costituzionale contro la Procura di Milano per conflitto tra poteri dello Stato chiedendo l’annullamento dell’ordinanza con cui il gup di Milano, lo scorso 16 febbraio, ha rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia. Come abbiamo già scritto in precedenza, il governo Prodi ha finalmente realizzato di essersi spinto troppo oltre nel promuovere il golem della magistratura militante, che ora sembra essergli sfuggito di mano. Finché i giudici colpiscono entro i confini nazionali, senza rimettere in discussione i cardini delle nostre alleanze internazionali e la credibilità dei nostri servizi segreti, la sinistra li lascia felicemente scorrazzare per i prati della “giustizia”. Ma quando nei magistrati milanesi è comparsa la “sindrome di Garzon”, Prodi, diesse e Margherita si sono finalmente resi conto che occorreva correre ai ripari. Ma la vera notizia, l’uomo che morde il cane, è che la Procura di Milano, nella propria memoria difensiva contro Palazzo Chigi, si è lasciata andare alla più inopinata delle lamentazioni: meglio Silvio di Romano, lui almeno non aveva opposto il segreto di Stato alle nostre indagini.

La Procura guidata da Manlio Minale accusa Prodi di ciò che il Professore sa fare meglio: il voltagabbana. Il governo si sarebbe reso responsabile di “generica e inesatta ricostruzione” della vicenda. Il ricorso della Procura attribuisce a Prodi un “inopinato mutamento di linea politico istituzionale” mentre Berlusconi, con la comunicazione dell’11 novembre 2005, aveva assicurato che “il governo e il Sismi sono del tutto e sotto ogni profilo estranei a qualsivoglia risvolto riconducibile al sequestro” di Abu Omar e non aveva fatto il minimo accenno all’esistenza del segreto di Stato, di fatto sollevando i giudici dall’onere di richiedere, di volta in volta, se ci fossero o meno fatti o documenti coperti dal segreto di Stato. Per contro, secondo la Procura, Prodi avrebbe invocato il segreto di Stato solo dopo che i buoi (pardon, i magistrati) erano scappati, emettendo gli ordini di cattura ai danni di agenti del Sismi e della Cia.

Così facendo, il governo avrebbe menomato il diritto costituzionale della magistratura ad indagare, e non sia mai detto che in Italia qualcuno possa anche solo immaginare di menomare di alcunché i giudici. Altro punto di forte attrito tra Procura milanese e governo, è dato dal numero di utenze del Sismi intercettate (solo otto per Spataro e colleghi, ben 180 oppure 85 per l’Avvocato dello Stato, e scusate la differenza). Ma la Procura di Milano va oltre e lancia il guanto di sfida a Prodi e, ritenendosi diffamata dall’accusa governativa di aver esercitato pressioni o prevaricazioni nei confronti di testi o indagati, intende tutelare “in ogni sede la propria onorabilità”. Ora, la parola è alla Consulta, che dovrà decidere dirimendo la lite tra i due suoi darling: il governo di sinistra e la magistratura requirente. Gran brutta gatta da pelare. Dopo questa sentenza, nulla sarà più come prima nella gioiosa macchina da guerra della sinistra politico-giudiziaria del nostro paese.

La cosa non ci stupisce più di tanto: sull’Italia spirano venticelli di scissione e bufere di scisma sociale ed elettorale. Quali i più nocivi per la sinistra? Noi scommettiamo sulle seconde, che dite?

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