Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tutta colpa di Barack Pisapia Obama

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Oggi il direttore de il Foglio riesce, in un prevedibilissimo ma sempre fantasmagorico editoriale su il Giornale, ad inanellare una serie di sfondoni da polverizzare ogni (suo) precedente record. Il tutto sotto un unico slogan: colpa di Barack Obama, il nuovo Giuliano Pisapia globale.

Si parte subito alla grande, con il rimprovero alla attuale leadership americana del downgrade attuato da S&P; si paventano i tagli alla Difesa, che infliggerebbero “un ridimensionamento netto della capacità di comando degli Stati Uniti nel mondo” (si, come no). E poi, via con il peana di GWB, demiurgo di un’America

«Cresciuta per anni a ritmi vertiginosi sul fondamento di un ruolo sempre decrescente dello Stato fiscale»

Prego? Ritmi vertiginosi? Ruolo decrescente dello Stato fiscale? Ma Scusi Ferrara, lei ha visto i dati di Pil americano, ha visto l’incidenza delle spese federali sul Pil, ha visto il tasso di partecipazione alla forza lavoro, in quei meravigliosi otto anni? No, vero? E però, solo poche righe prima, Ferrara ci aveva spiegato che la radice di quei “ritmi vertiginosi stava in una

«(…) crescita fatta di follie della finanza privata legata, anzi impiccata, ai debiti collegati ai farlocchi incrementi esponenziali di valore degli immobili»

Quindi, per sintetizzare: “crescita vertiginosa” fatta di “follie della finanza privata”. Ferrara, Ferrara: ma i trattati di logica dove li ha dimenticati, sul treno? O forse lei voleva ipotizzare che quella bolla è stata fatta anni prima dal nonno di Obama, durante una macumba keniota? E ancora, la “logica dei salvataggi di Stato incentivata dal fallimento sinistro della Lehman Brothers“, chi l’ha promossa, mia sorella o l’Amministrazione Bush, nella personcina di Hank Paulson e del suo TARP, made in Pennsylvania Avenue?

Ma sapete la differenza tra ora ed allora, per Ferrara?

«Quella dell’autunno del 2008 era una crisi da eccesso di ricchezza alla Schumpeter, distruzione creativa, mentre quella di questi mesi sembra proprio essere la crisi di un capitalismo impoverito, senza energia, senza una bussola, incapace di far funzionare il meccanismo del fallimento e dunque succubo di tutti i fallimenti da salvare»

“Eccesso di ricchezza”? Che sarebbe, una definizione poetica di “bolla speculativa”? Lasciamo riposare in pace Schumpeter, per favore: qui ci serve il mitico Charlie Ponzi. E il “capitalismo impoverito”, caro Ferrara, sarà mica quello che esce con le ossa rotte da una apocalittica bolla speculativa, e che ora deve leccarsi le ferite e ripagare i debiti, lei che dice?

Ma no, la colpa è della carenza di leadership di Barack Pisapia Obama, lui ve lo dice da sempre:

«(…) non si dà un declassamento così sorprendente, nonostante la disputa sugli errori di calcolo dell’agenzia di rating e le scelte diverse delle altre agenzie, senza una precisa responsabilità del capo dell’esecutivo.

«(…) ho una nostalgia canaglia di Bush, dei tagli fiscali in profondità e della crescita americana al 4 per cento»

Scusi, direttore, ma allora se parliamo di crescita al 4 per cento, lei scambia Dubya con Bill Clinton, ci consenta. E se parliamo di “tagli fiscali in profondità”, lei scambia Dubya con Obama, visto che la pressione fiscale federale sul Pil oggi è sotto il 15 per cento, ai minimi di 60 anni. E quanto al “declassamento sorprendente” (per chi, esattamente?), le rileggiamo le motivazioni di S&P, in caso se le fosse perse (qui, pagina 4):

«Rispetto alle nostre precedenti previsioni, il nostro scenario di base rivisto assume ora che i tagli d’imposta del 2001 e 2003, attesi scadere alla fine del 2012, resteranno in essere. Abbiamo cambiato le nostre assunzioni su questo perché la maggioranza dei Repubblicani in Congresso continua ad opporre resistenza ad ogni misura che alzerebbe il gettito fiscale, una posizione che riteniamo il Congresso abbia rafforzato, approvando la legge»

Si tratta, con ogni evidenza, proprio di una “precisa responsabilità” di Pisapia Obama, ne conveniamo. Malgrado tutto, noi restiamo grandi fan di Giuliano Ferrara. L’uomo i cui consigli, se appena fossero stati recepiti per tempo da Berlusconi, ci avrebbero risparmiato tutta questa sofferenza sui mercati. Quando si dice la leadership.

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