Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il costoso “modello” sanitario olandese

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Mentre cerchiamo affannosamente di capire quali sono le aree di organizzazione sociale ed economica che impediscono a questo paese di tenere la testa sopra il pelo dell’acqua, è utile segnalare che, che secondo l’Ocse, l’Olanda spende in sanità un iperbolico 15 per cento del proprio Pil, collocandosi al primo posto tra i 34 paesi Ocse.

L’inflazione sanitaria olandese è cresciuta negli ultimi dieci anni di un impressionante 71,4 per cento. Già che ci siamo, è utile analizzare come funziona il sistema sanitario di quel paese. Dopo la riforma del 2006 la sanità olandese poggia su due pilastri: un’assicurazione pubblica obbligatoria per il long term care e le disabilità, che ad oggi rappresenta il 27 per cento della spesa sanitaria del paese, ed un’assicurazione privata per i trattamenti medici di routine (o breve termine), incluso il medico di base e le ospedalizzazioni, che incide per il 41 per cento della spesa sanitaria totale. In questo secondo caso, quello dei trattamenti ordinari, il premio assicurativo è sostenuto per il 50 per cento dal datore di lavoro, per il 45 per cento dal lavoratore, e per il 5 per cento dallo stato. Per evitare fenomeni di rifiuto di assicurazione per patologia, lo stato ha creato un un pool di rischio comune o equalizzato, ed ha imposto alle assicurazioni private di elaborare dei pacchetti assicurativi standard. Sono previste detrazioni fiscali per rendere meno oneroso l’acquisto della polizza da parte del cittadino.

La spesa sanitaria olandese, con questo sistema ibrido, grava sulla fiscalità generale per solo il 14 per cento, ma la quota di Pil assorbito dalla spesa sanitaria è comunque esplosa, e nel paese si è aperto il dibattito sulla validità di un sistema sanitario del tutto pubblico (single payer) quale miglior strumento di contenimento dei costi. Il tutto senza ignorare che il pilastro di cure ordinarie grava sul costo del lavoro e sul cuneo parafiscale del paese.

Ma noi attendiamo che l’Italia, col suo 9,3 per cento di spesa totale su Pil (di cui il 7 per cento assorbita dal settore pubblico) riceva lezioni da Alesina e Giavazzi. Magari usando come pietra di paragone il sistema americano in bancarotta o quello olandese delle assicurazioni private ad alta inflazione sanitaria.

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