Lavorare di più? No, guadagnare di meno

Tuesday, 2 October, 2012

in Discussioni, Economia & Mercato, Italia

Oggi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha dichiarato di “avere un sogno”: recuperare un 10 per cento di competitività (ognuno ha i sogni che si merita, del resto). E come riuscirci? “Lavorando di più. Sto lavorando ad una serie di proposte, di cui la prima è qualche ora di lavoro in più. Si fa presto a fare i conti se vogliamo recuperare il 10 per cento”. Certo, e soprattutto ci sono altri mezzi, ben più rapidi, per arrivare allo stesso risultato. Indovinate quali?

Siamo in una fase congiunturale caratterizzata da estrema debolezza della domanda, ed il fenomeno è del tutto generalizzato. Come già segnalato, i riequilibri di bilancia commerciale stanno avvenendo non per espansione dell’export ma per soppressione della domanda interna, circostanza che ci garantirà ancora molti anni di Quaresima e pressioni deflazionistiche che, nei paesi ad alto debito (pubblico e/o privato) sono altrettanta garanzia di azzeramento dello stato sociale causa tagli e di dissesto del sistema bancario causa sofferenze. Quindi, pensare ad una uscita “produttivistica” dalla crisi come fa Squinzi (oltre a Polillo e Fornero, del resto) è del tutto illusorio e nasce da scarsa comprensione della realtà, escludendo che si tratti invece (cosa più probabile) di pietose bugie.

E, a proposito di settore bancario, il sommovimento per giungere al taglio del costo del lavoro è in atto. Nei giorni scorsi Intesa Sanpaolo ha proposto ai sindacati la riduzione di otto giornate lavorative l’anno, fino al 2015, come somma di un taglio di quattro giorni di ferie, due di ex festività, e due di corvée, cioè di prestazione lavorativa non retribuita. E’ l’alternativa più immediata e percorribile all’approccio “lavorare di più”, che nel contesto attuale ha assai poco senso. E poiché la pressione al taglio del costo del lavoro è molto forte, se le retribuzioni non si adegueranno, l’esito ultimo sarà un forte aumento di disoccupazione e la scomparsa della contrattazione collettiva, in qualsiasi forma.

Andiamo verso una società low cost, cioè verso un aggiustamento deflazionistico con sostanziale scomparsa del welfare: che del resto già da tempo, in un paese come il nostro, era in stato comatoso. Tra qualche anno tutto il panorama italiano sarà completamente cambiato. Speriamo solo che le macerie non ci impediscano di camminare.

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