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Bernanke ripudia la Fata Fiducia

Friday, 1 March, 2013

in Discussioni, Economia & Mercato, Esteri, Famous Last Quotes, Unione Europea

Nel corso della testimonianza davanti alla Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti, martedì scorso, Ben Bernanke ha commentato i potenziali effetti negativi dell’entrata in vigore della cosiddetta sequestration, cioè dei tagli automatici alle spese per discrezionali e di Difesa, che dovrebbero entrare in vigore alla mezzanotte di oggi, ora di Washington, conseguenza dell’accordo di Capodanno tra Casa Bianca e Congresso sulla manovra di consolidamento fiscale.

La sequestration, che è l’ennesima conferma di quanto poco senso abbia realizzare azioni “automatiche” in economia ed in politica (oltre che di quanto sia stupido), dovrebbe limare la crescita del Pil statunitense di uno 0,6 per cento, in aggiunta alla stretta di 1-1,5 punti percentuali già incorporata nella legislazione corrente. Quale, quindi, il giudizio di Bernanke su questa stretta? Non positivo, con una interessante motivazione:

«Dato l’ancora moderato passo di crescita economica, quest’onere addizionale di breve termine sulla ripresa è significativo. Inoltre, oltre ad avere effetti avversi su redditi e impieghi, una ripresa più lenta condurrebbe a minore riduzione effettiva di deficit nel breve periodo, per ogni dato set di azioni fiscali»

Tradotto: se la ripresa è fragile, e carichiamo una stretta fiscale nel breve periodo, l’economia rallenterà. In questo modo, il gettito fiscale cala, e il deficit di bilancio si allarga.

Quindi, par di capire, Bernanke non è esattamente un fan della teoria della Fata Fiducia, o forse ha smesso di esserlo. Non è vero che strette fiscali cosiddette front loaded, cioè concentrate nel breve termine, causano aumento di fiducia tra gli agenti economici, e quindi ripresa della crescita. La stretta fiscale va differita fino al momento in cui la crescita sarà meno fragile ed esitante, in pratica. Che poi, è il contrario di quello che è accaduto ed accade in Eurozona, dove il pensiero magico tedesco ha ritenuto e ritiene possibile attuare una stretta fiscale violenta e front-loaded, cioè caricata nel breve termine, e ritrovarsi con una situazione di ripresa economica. Ovviamente l’esito effettivo non sarà questo ma una catastrofe, ma sono dettagli.

Conosciamo le vostre obiezioni: gli Stati Uniti sono uno stato federale con una banca centrale propria ed una politica fiscale unica, a livello federale, l’Eurozona no. Ma proprio questo è il punto: se non riuscirà ad evolvere verso una struttura minimamente federale, presto apparirà chiaro che il gioco non cooperativo entro l’Eurozona è ormai qualcosa di radicato, e questo ci porterà alla distruzione.

P.S. Abbiamo rinvenuto una nota di ricerca del settembre 2011 della banca svizzera UBS sulla eventualità di fuoriuscite dalla moneta unica, e sulle conseguenze di tali eventi. Non è il Verbo ma una serie di congetture ragionate che conducono ad esiti verosimili, date le premesse. Leggetela con calma e tentate di metabolizzarla, potrà servirvi.

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