Lo stratega del caos

Thursday, 14 March, 2013

in Discussioni, Italia

Mentre attendiamo che i partiti si mettano d’accordo su quale governo fare, se farne uno, abbiamo ormai imparato a trascorrere il tempo con i vaticini del leader del Movimento 5 Stelle, e con le sue interviste ad organi di informazione estera. Ieri abbiamo avuto quella al tedesco Handelsblatt, che qualcuno si è pure preso la briga di sottoporre ad esegesi, come sempre accade nei momenti di crisi più profonda di un paese che deve sempre pendere dalle labbra di qualcuno: ieri l’altro da quelle di Ghino di Tacco Craxi, ieri da quelle di Silvio Berlusconi, ed oggi da quelle di Beppe Grillo. Attendendo il prossimo, sempre che avanzi tempo, prima della fine.

Nell’intervista, Grillo reitera l’ormai stucchevole ruolo salvifico che il M5S avrebbe in questo paese, perché senza di loro “ci sarebbe Alba Dorata”. E questo possiamo prenderlo per acquisito: ogni “statista” italiano ha le proprie fissazioni ed i propri teoremi sganciati dalla realtà, e Grillo non fa eccezione. Rimandiamo lui ed il M5S alle reazioni del “popolo”, quando il medesimo si sarà reso conto che non esiste nessun Uomo della Provvidenza e che il loro ultimo idolo avrà attivamente contribuito al caos, ma non precorriamo troppo i tempi, ché poi ci accusano del sano vecchio reato fascista di disfattismo.

Grillo vuole “un referendum online sull’euro”, ma anche sulla Direttiva Bolkestein (forse dimentico che noi italiani siamo violatori seriali di quella direttiva, soprattutto in spiaggia), oltre che sul Trattato di Lisbona. A breve torneremo sul referendum “online”, restate sintonizzati e ricordate anche che quest’anno dobbiamo rinnovare oltre 300 miliardi di euro. Grillo precisa ulteriormente il proprio pensiero:

«Ma de facto l’Italia è già fuori dall’euro. Il paese è a terra. I paesi del Nord Europa ci tengono fintanto che gli investimenti delle loro banche nei nostri titoli di Stato non saranno stati recuperati. Poi ci lasceranno cadere come una patata bollente»

Questa è una evidente fallacia. Ripetiamo, se valesse la tesi di Grillo, non si spiegherebbe perché vi sono investitori internazionali che hanno (avevano, prima delle elezioni) aumentato l’esposizione ai nostri Btp, e perché la maggiore banca commerciale francese abbia mantenuto invariata l’esposizione all’Italia tagliando invece la propria domestica, al debito sovrano francese. Questo Grillo non lo spiega, semplicemente perché non può. La realtà gli è ostile. Poi, se ha tempo, provi a spiegare cosa sta accadendo in Grecia, dove le banche private (incluse quelle tedesche e francesi) hanno incassato le perdite di due ristrutturazioni consecutive, eppure il paese è ancora nell’euro. Ah giusto, ci sono i crediti della Bce e della Troika da tutelare, vero? Attendiamo che Grillo rettifichi la propria versione, sostituendo “Troika” a “banche francesi e tedesche”. E comunque è un complotto, la Grecia vuole uscire dall’euro ma non la lasciano, sì? Stesso discorso per Spagna, Irlanda e Portogallo, immaginiamo. Tutti prigionieri. Ma andiamo avanti.

Come anche i più cocciuti tra voi ormai sapranno, per tentare di uscire in modo efficace dall’euro occorre un potente effetto sorpresa (non è vero, nel senso che finirebbe comunque in catastrofe, ma fingete che sia così): usciamo durante un weekend, meglio se con bel tempo, per non deprimerci. Diversamente, niente segretezza, massimo casino. E che vuol fare, il buon Grillo? “Un referendum online”! Premesso che potrebbe pure perderlo, chissà (ovviamente perché la popolazione verrebbe preventivamente munita di chip sotto pelle), voi pensate che gli investitori esteri attenderebbero l’esito di questa consultazione o comincerebbero a vendere, mettendosi poi alla finestra? Ricordate anche che, ad ogni asta di titoli di stato, partecipano residenti e non residenti, in proporzione variabile. Diciamo tre contro uno, per essere conservativi? Nelle more del leggendario “referendum online” che accadrebbe? Che non si vedrebbero non residenti, e dovrebbero fare tutto i residenti. Chi? Le banche, previa imposizione di apposito vincolo di portafoglio? I singoli risparmiatori, ben felici di comprare titoli di stato denominati in euro in attesa che i medesimi vengano ridenominati in lire? Anche qui, provare a riflettere, prima di formulare “proposte”?

Tutto ciò premesso, Grillo ha ragione: serve un piano B, questa Europa è insostenibile ed intollerabile. Il punto è cercare delle strade per ottenere soluzioni efficienti e durevoli, e non scorciatoie per il suicidio. Quanto al resto del Grillo-pensiero, non ci smuoviamo: il M5S vota singoli provvedimenti di legge, ma non vota la fiducia ad alcun governo. Legittimo, per carità, ma per poter votare singoli provvedimenti serve un governo che ottenga la fiducia, se non siete il professor Becchi. Ciò significa che, al Senato, i grillini dovrebbero uscire dall’aula al momento del voto di fiducia. Riuscirà Grillo ad arrivare a tanto, oppure il suo purismo glielo impedirà, lasciando in stallo il paese, fino al collasso finale?

Su altri punti del pensiero grillesco, quello che vorrebbe retribuzioni dei top manager non superiori a dodici volte (ma perché non undici? O tredici?) quella dei loro lavoratori, è di stretta osservanza olivettiana, ed anche un po’ onirica, per usare un understatement. Quanto al controllo assembleare dei compensi dei top manager, ottima idea, anche se qualcosa già esiste. Altro potrà essere introdotto, ma Grillo insiste con questa pericolosa commistione tra sogno e realtà, tra Utopia galattica e riformismo condominiale, e rischia di diventare strabico, mentre il paese termina la corsa tre metri sotto terra.

Altra priorità programmatica di Grillo è quella dell’esigenza di sviluppare la produttività, per imitare la Germania, immaginiamo. Come ciò si riesca a conciliare con le teorie della decrescita felice, che postulano il collasso della produttività (e del produttivismo, inteso come matrice della società consumistica), ci sfugge e continua a sfuggirci. Ma forse Grillo è convinto che il solo fatto di fare tutto “online” spinga verso l’aumento della leggendaria produttività e del valore aggiunto. E poi, l’abituale vendita all’Enel dell’autoproduzione di energia elettrica. A prezzi rigorosamente fuori mercato come accaduto finora, immaginiamo. Forza, che arriva la crescita. E comunque Grillo è in contatto con Jeremy Rifkin, sperando che almeno lui confermi ciò, a differenza di Stiglitz e Fitoussi.

In sintesi: i parlamentari grillini “non rubano”, sono giovani (è un valore? Forse sì, forse no), sono quasi tutti laureati, la metà sono donne. Ottimo. Ma ad un certo momento questi nuovi legislatori dovranno scegliere tra Grillo e la realtà, tra fare qualcosa per il proprio paese o lavorare per il palingenetico “tanto peggio, tanto meglio”. Attendiamo con interesse frammisto ad ansia, con venature di angoscia. In attesa di sorridere. Forse.

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