Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Grillusconi e la pentola d’oro

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In Italia esistono due Grandi Affabulatori. Entrambi hanno una concezione piuttosto peculiare delle dinamiche democratiche. Uno denuncia sbraitando che in Europa “sta arrivando il fascismo” (che tra le altre caratteristiche ha o dovrebbe avere l’eliminazione del pluralismo partitico), ma al contempo vuole il 51% dei voti, perché non intende fare coalizione con nessuno. L’altro sono vent’anni che subisce scissioni ma prosegue imperterrito a chiedere agli elettori di dargli il 51%, mentre ad ogni elezione crea liste civetta e a questo giro ha pure deciso che l’odiato brand Popolo delle Libertà servirà per il rassemblement del centrodestra (appena andato in frantumi per mano dell’ex concierge Angelino) alle prossime elezioni.

Ma è in economia che i nostri due eroi danno il meglio di sé. Uno non ha ancora deciso se chiedere l’uscita dall’euro ma nel frattempo sostiene che il nostro Pil è sottovalutato, perché non considera l’economia informale e (pur non dicendolo espressamente) manco quella criminale. Perché se ciò avvenisse, noi avremmo lo sconto sul Fiscal Compact:

«(…) la Commissione ha un sistema cervellotico per calcolare il Pil, calcolano solo quello emerso: noi siamo in una condizione per cui il sud ha un importante Pil sommerso. Non ce ne vantiamo, ma è Pil anche quello: sono persone che lavorano e consumano, non entrano soldi all’erario ma esistono: se noi, superando la norma cervellotica, aggiungessimo Pil emerso e Pil sommerso, la percentuale sarebbe scesa sotto il 100% del rapporto deficit-Pil»

«Stilammo norme aggiunte alla delibera del Consiglio in serata: quanto il fiscal compact tornerà in auge il nostro governo avrà un fondamento incontestabile per discutere in Europa. Con quelle norme non pagheremo 45 miliardi ma 15, qualcosa di sostenibile»

Ovviamente, il buon Silvio non sa o finge di non sapere che il Pil italiano incorpora già una stima del sommerso/informale. Probabilmente vi risponderebbe che tale stima è largamente sottostimata, come del resto accade per ogni failed state, ma sono dettagli.

L’altro affabulatore è più apocalittico, dall’alto della sua visione di democrazia diretta in cui c’è sempre una Guida Suprema (meglio se due) il cui voto è decisivo per instradare il popolo. Non ha preso posizione sull’uscita dall’euro, o meglio la prende nei giorni pari, invocando un impossibile referendum, mentre in quelli dispari decide che dobbiamo tagliarci gli attributi (che non abbiamo mai avuto, peraltro) ristrutturando il debito, cioè facendo default.

Ora ha lanciato la sua proposta rivoluzionaria, il reddito di cittadinanza: seicento euro al mese a chiunque sia maggiorenne, e pare che lo voglia addirittura rendere cumulabile con altri redditi di lavoro, il paese di Bengodi, signora mia:

«Io mi rifiuto di vivere in un paese dove si parla di cazzate dalla mattina alla sera e devi convivere con dieci milioni di poveri […] Allora perché non dire facciamo un reddito di cittadinanza, a chiunque, per diritto; per diritto di esistenza in vita da quando nasci a quando muori hai un reddito, poi se vuoi lavorare lavori e lo aggiungi, se non vuoi lavorare non lavori; vi sembra una cosa esagerata? C’è in tutta Europa!»

Le cose non stanno esattamente in questi termini ma la retorica del “ce lo chiede l’Europa” ha sempre il suo fascino. Per tacere delle coperture, che sono very pop ed altrettanto inesistenti. Ma l’ultima trovata di Grillo ha un che di tremontiano della prima ora, i leggendari dazi:

«Sì, bisogna tornare ai dazi. Ma questo vuol dire tornare al Medioevo? Va bene, allora torniamo al Medioevo. Siamo i secondi produttori al mondo, in Puglia c’è l’olio più buono al mondo, ma siamo anche i secondi importatori. Questo perché importiamo delle ‘schifezze’ da Spagna e Tunisia per guadagnarci un euro. Allora noi proponiamo di tornare ai dazi»

Quindi, se esiste domanda di mercato per l’olio altrui, che è una “schifezza”, vuol dire che i consumatori sbagliano, disse la Guida Suprema dei Gusti e delle Preferenze, con un discorso che appare molto simile a quello degli snobissimi produttori di casa nostra, che vogliono il protezionismo del “chilometro zero” ma anche la tutela di origine nelle sue varie e vincolanti forme, per poter vendere all’estero. E pazienza se l’adozione di dazi da parte nostra determinerebbe immediata ritorsione su settori diversi da quello da cui si è originato il casus belli, colpendo il nostro export. Tanto noi abbiamo il reddito di cittadinanza, che ci frega.

Preparatevi, per le prossime elezioni europee i tombini italiani sono destinati a scoppiare.

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