Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Italia, il paese più privatizzato al mondo

in Economia & Mercato/Italia

Leggete questo articolo di Sergio Rizzo. Se le cose stanno nei termini descritti, ai sindacati delle municipalizzate è stato appena fornito, a larga maggioranza trasversale, un potere di veto sulle ristrutturazioni aziendali. La cosa non stupisce, né stupisce che il proponente di tale vincolo sia un parlamentare di Forza Italia, già lobbysta improprio dei sindacati nella giunte regionale di Francesco Storace.

Non stupisce, perché Forza Italia non è il partito “liberale” che da un ventennio Berlusconi millanta, forse non conoscendo (per dolo o ignoranza) il significato di un termine ormai stuprato. Forza Italia è semplicemente un’accozzaglia di interessi corporativi, esattamente come lo sono tutti i partiti. A volte tali interessi sono smaccatamente evidenti, come in questo caso (ah, ricordate l’ineffabile statista Alemanno santo patrono dei tassisti?); altre volte il presunto liberalismo e le presunte pulsioni liberalizzatrici emergono solo per colpire le constituency di altri partiti, sostituendole con le proprie. E’ l’essenza dell’italianità, dopo tutto. E sinora il sistema ha permesso di trovare, a carissimo prezzo, un denominatore comune fatto di mance e di un innalzamento di inefficienza e disfunzionalità che è ormai sotto gli occhi di (quasi) tutti.

E’ opportuno allargare discorso e prospettiva, però. Che accadrà quando (non se) il sistema non sarà più in grado di reggere il peso della crisi, non riuscendo più a trovare risorse per tenere in piedi tutto il caravanserraglio di entità ormai prive anche di una parvenza di economicità, ed il cui ruolo di ammortizzatore sociale le rende sovraccariche di personale? In quel momento ci saranno due alternative: aumentare ulteriormente la pressione fiscale, ad esempio con le “addizionali delle addizionali” Irpef che la Regione Lazio userà nei prossimi tre anni. Oppure iniziare a ridurre l’occupazione, con licenziamenti collettivi e riordino di sistemi e servizi pubblici.

Al momento stiamo spingendo il dissesto più in là ma ad altissimo prezzo, che pagheremo tra non molto. Dovrebbe essere ormai chiaro (eppure non lo è) che non è possibile “affamare la Bestia” perché, prima di giungere a quel punto, la Bestia avrà affamato noi. Nel senso che le oligarchie che controllano gli snodi di spesa pubblica, di fronte al tentativo di imporre loro tagli, riusciranno a ridurne la portata, scaricandone l’onere sulla collettività. L’oligarchia parassitaria che ha “privatizzato” a proprio beneficio le funzioni del Pubblico, facendolo diventare una parolaccia, andrà avanti sino alla morte dell’organismo che la ospita, non si fermerà prima. E la tragica buffonata è che oggi trovate alcuni di quegli stessi soggetti che si sono divorati il settore pubblico italiano, distruggendo ruolo e funzione della spesa pubblica, pronti a dirvi che bisogna “tagliare sprechi e ruberie”.

Questa è l’essenza della “democrazia” italiana: la spesa pubblica come collante degenerato di istanze di parte, poche o nessuna delle quali risulta funzionale al sistema-paese. Non spendiamo troppo, spendiamo certamente molto male. Ma quella è la fondamentale variabile “culturale” della considerazione degli interessi generali, che è assente. Le privatizzazioni da noi sono già state effettuate: a beneficio degli insider (sindacati e capitalisti senza capitali) ed in modalità predatoria, con il grasso brokeraggio della politica. Ora che il capolinea si avvicina, nessuna meraviglia che cresca il numero di soggetti che, più o meno in buona fede, vengono suggestionati dal modello argentino-venezuelano di stampa della propria felicità. Altra maledizione di questo paese: rimuovere ogni concetto di vincolo, variamente rappresentato e configurato. E sostituirlo con cospirazionismo e sindrome da accerchiamento. La prognosi continua ad essere infausta.

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