Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il momento sbagliato per smettere di fare i furbi

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Oggi il parlamento greco voterà il secondo pacchetto delle cosiddette prior actions, le riforme prioritarie chieste dai creditori internazionali ad Atene come precondizione per aprire negoziati che porteranno al terzo “salvataggio” del paese, un programma triennale con un cartellino del prezzo superiore agli 80 miliardi di euro. Una delle misure richieste, ma che non sarà votata oggi, è l’eliminazione dei benefici fiscali per gli agricoltori greci, dopo la levata di scudi di praticamente tutte le forze politiche del paese. Un esempio da manuale di cosa vuol dire fare riforme di struttura (o, più esattamente, eliminare sussidi ed abusi) nel peggior momento possibile.

Attualmente gli agricoltori greci godono di una aliquota d’imposta del 13%, contro una aliquota media normale del 25%, oltre a sussidi per carburanti e fertilizzanti. Ovviamente, come si conviene ad uno stato pre-fallito che è privo di una pubblica amministrazione funzionante, e che quando funziona lo fa “selettivamente”, a vantaggio di amici e gruppi di pressione, la presenza di simili agevolazioni ha attratto, indisturbati, molti greci che vivono in aree rurali, che si sono dichiarati agricoltori senza esserlo. La presenza di un vastissimo nero nell’economia greca ha fatto il resto: abitanti delle zone rurali che si erano autocertificati agricoltori e che avevano nel frattempo trovato occupazione nelle aree urbane hanno continuato a godere della mini Irpef, allo stesso modo in cui alcuni possessori di terreni agricoli hanno affittato i medesimi pur continuando a godere del beneficio fiscale.

Notevole, come segnala il Financial Times, il fatto che sino al 2009 gli agricoltori, reali e sedicenti tali, neppure dovessero presentare dichiarazione dei redditi, perché la loro attività era vista come una di sussistenza ed autoconsumo. Nel frattempo, però, gli stessi godevano dei robusti contributi della politica agricola comune della odiata Ue. Cosa prevedono le prior action per i contadini ellenici, quindi? Che paghino al 25% le tasse, retroattivamente per il 2014, oltre a pagare subito un “acconto” sugli utili previsti per quest’anno. Inoltre, i sussidi agricoli comunitari entrano per la prima volta nell’imponibile.

E’ utile ricordare che la pressione fiscale formale, in Grecia, è una tra le più basse d’Europa, per motivi facilmente intuibili, dal sommerso a miriadi di agevolazioni fiscali che sono la base di aggregazione del consenso elettorale. Ora, i creditori stanno tentando (da sempre, a dire il vero) di fare della Grecia un paese “normale” ma sbattono in prima battuta contro una pubblica amministrazione irriformata ed apparentemente irriformabile. Questo è l’aspetto del nation building di cui parlavamo tempo addietro. Oggi, chiedere agli agricoltori, veri e sedicenti, di pagare tasse sino al quadruplo di quanto fatto sino allo scorso anno, in un contesto in cui i controlli sui capitali impediscono di accedere ad eventuali risparmi, è la ricetta sicura per scavare ancora di più la fossa all’economia greca. Della serie “non si può riformare sotto le bombe”, ricordate? Queste sono/erano misure da prendere nei tempi di vacche grasse, ma in democrazia nessun governo (o quasi) si sogna di fare una cosa del genere.

Un po’ quello che è accaduto in Italia negli scorsi decenni con le pensioni dei coltivatori diretti, a ben pensarci. Assegni erogati spesso in assenza di una contribuzione degna di questo nome, abusi diffusi in quello che spesso diveniva un welfare improprio, come per le pensioni di invalidità. Eppure, nei dibattiti correnti, ci sentiamo ripetere la canzoncina “ma l’assistenza va separata dalla previdenza, allora si vedrebbe che il sistema previdenziale è in equilibrio!”. Certo, come no. E le pensioni dei coltivatori diretti (e non solo loro) cosa sarebbero in sostanza, previdenza o assistenza? Vedete anche quanto è facile ripetere ossessivamente lo stesso ritornello: “l’Italia è uno dei pochissimi paesi a non avere il reddito di cittadinanza, vergogna!”. Certo, ma se sommiamo tutte le porcate stratificate nei decenni, in questo welfare-ombra ad uso e abuso di gruppi di pressione, forse riusciremo a capire il perché. Forse.

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