Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Le asimmetriche divinazioni da 80 euro

in Economia & Mercato/Italia

Non è che le cose non fossero chiare, da subito. Non è che non si sapesse che il bonus 80 euro è una piccola grande aberrazione, sotto molteplici aspetti. Solo che qualcuno lo aveva visto e previsto, da subito. Altri no, per ignoranza e/o malafede. E a poco serve, oggi, fare la somma algebrica tra chi ha preso il bonus e chi lo ha perso in sede di conguaglio, perché esistono delle evidenti (pur se non a tutti) asimmetrie riconducibili al concetto di efficacia ed efficienza nel disegno di un sussidio. Dietro il quale vi sono delle persone, come amerebbe dire il nostro premier.

Qualcuno è inequivocabilmente più veggente di altri:

«Io qui devo confessare che spero fortemente di aver capito male. Per come ho capito, il seguente scenario è possibile. Un lavoratore dipendente, magari part-time, guadagna 700 euro lordi al mese (per fare i conti in modo più rapido ipotizzate che questo ammontare includa la quota di tredicesima), corrispondenti a 8.400 euro lordi annui. È un livello sufficientemente alto da garantirgli l’erogazione del bonus, per cui questo lavoratore vedrà aumentare di 80 euro il suo stipendio a partire dalla busta paga di maggio. Ora immaginate che il lavoratore resti disoccupato alla fine di novembre, per cui non percepirà lo stipendio di dicembre. Alla fine dell’anno il suo reddito lordo risulterà essere 7.700 euro, un livello che non dà diritto al bonus! Cosa succede in questo caso? Per come stanno le cose, sembrerebbe che il lavoratore dovrebbe restituire, quando farà la dichiarazione dei redditi, gli 80 euro mensili che si è visto pagare tra maggio e novembre, per un totale di 540 euro. È difficile immaginare qualcosa di più raccapricciante che chiedere i soldi a un disoccupato perché … ha perso il lavoro, una sorta di assicurazione sulla disoccupazione al contrario. Ripeto, spero sinceramente di aver capito male, o in alternativa che almeno questo aspetto venga modificato in sede di dibattito parlamentare. In tutta franchezza, questo è veramente un gran brutto episodio che lascia abbastanza poco da sperare su come governerà Renzi» (Sandro Brusco, 24 aprile 2014)

Ma forse il problema è di chi non ha capacità divinatorie per prevedere che a fine anno risulterà incapiente. O forse un po’ di crudeltà gratuita si sarebbe potuta evitare, con maggiore accortezza.

Addendum – L’obiezione ricorrente, sul tema, è la seguente: “si tratta di persone divenute incapienti, quindi in sede di conguaglio hanno avuto un rimborso dell’Irpef pagata, e questo dovrebbe in qualche modo pareggiare i conti con la restituzione del bonus”. Sul piano meramente contabile non è neppure così, visto che sino a imponibili di circa 11 mila euro annui l’imposta netta Irpef è comunque inferiore al bonus; su quello pratico ribadiamo che la gente non ha la sfera di cristallo, e non può quindi sapere che in sede di conguaglio Irpef sarà incapiente, dovendo quindi pareggiare i conti rendendo il sussidio. Per cui o il sussidio viene erogato tutto in sede di conguaglio Irpef, come una quattordicesima, oppure si accettano proposte alternative, fermo restando che il bonus di 80 euro è costruito con i piedi o con altre parti anatomiche per molti altri motivi, fors’anche più rilevanti sul piano macroeconomico.

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