Ostaggi…delle elezioni

La liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq, le cui modalità non sono ancora del tutto chiare, spinge i due poli a dare, ancora una volta, il peggio di sé. La bulimia mediatica di Berlusconi, che ad alcuni è parso abbia personalmente diretto, in mimetica, l’azione delle truppe americane, innesca immediatamente la reazione dietrologica dell’opposizione, nel più puro impulso pavloviano. Abbiamo visto i volti, non particolarmente sollevati, di Fassino e Rutelli, abbiamo visto quelli terrei di rabbia di Pecoraro Scanio e Diliberto, e soprattutto abbiamo letto e sentito le ricostruzioni da giornalismo “investigativo”, del tutto sui generis, con cui alcuni organi d’informazione, di stretto rito ulivista, hanno cercato con ogni mezzo di accreditare il solito teorema della manovra elettorale pro-Cavaliere, utilizzando come stampella la barba accigliata del profeta Strada. Mentre attendiamo fiduciosi la pubblicazione dell’immancabile libro-inchiesta di Marco Travaglio, vorremmo segnalare il tentativo in extremis, di alcuni soggetti politici iracheni che, nella serata di venerdi, hanno cercato di far passare in zona Cesarini l’interpretazione secondo cui la liberazione sarebbe stata determinata dalle pressioni del presidente della Commissione europea sugli ulema. Prodi raccoglie l’assist e cinguetta: “Ho solo fatto il mio dovere di presidente della commissione europea e di italiano“. L’avanspettacolo prosegue.