C’e’ vita fuori dall’Ordine

Su Panorama di questa settimana troverete un’intervista-ritratto di Stefano Lorenzetto a Renato Farina. Non entriamo nel merito delle argomentazioni di Farina, relative al suo rapporto col Sismi, il servizio segreto militare italiano. Ci preme solo rimarcare due punti. Nel primo, Farina lamenta un’ovvietà: che il Csm scambi Repubblica con le carte processuali:

“Il Consiglio Superiore della Magistratura mi ha chiamato “giornalista Farina alias agente Betulla”. Non c’è in nessuna carta processuale questa definizione, se l’è inventata La Repubblica, che deve essere la bibbia del Csm. Volevo querelare, ma gli avvocati mi hanno spiegato che i componenti del Consiglio superiore della magistratura sono davvero esseri superiori, si sono fatti approvare una legge che li erge al di sopra di tutti noi mortali: non puoi denunciarli. Allora ho scritto al capo dello Stato, che dell’organo di autogoverno dei giudici è il presidente, perché rettificasse: nessuna risposta. Dunque, essendo io un agente del Sismi per designazione del Csm, potrei fare causa di lavoro, chiedere arretrati, contributi, liquidazione, pensione ed essere tenuto al segreto di Stato”.

L’altro punto meritevole di evidenza è il fatto che oggi, anche dopo la radiazione dall’Ordine dei giornalisti, ratificata a furor di magistratura, Farina continua a scrivere per Libero:

– Continui a lavorare per Libero. Con quale contratto?

– Nessun contratto. Sono impiegato. E’ la mia nuova professione: impiegato di azienda editoriale.

Interessante. Perché dimostra che esiste vita fuori dall’Ordine dei giornalisti, e che un cittadino può continuare a scrivere su un giornale pur avendo cessato di appartenere alla consorteria di diritto pubblico dei giornalisti. Una circostanza talmente rivoluzionaria che rappresenta la norma in altri paesi, ove esistono associazioni professionali di giornalisti, la cui attività è certamente regolamentata, ma dal diritto privato, in quanto libera associazione di cittadini. Situazione ben diversa da quella italiana, dove esistono leggi sulla stampa in cui la magistratura può sostituirsi alle determinazioni dell’Ordine, in una pubblicizzazione assurdamente illiberale della professione giornalistica. La nostra speranza è quella di riuscire a vivere, prima o poi, in un paese dove gli unici giudici di un giornalista siano i suoi lettori.