Realisticamente neocon

di Andrea Gilli

Facciamo un quiz: secondo voi, chi è l’autore delle seguenti frasi?

(…) The strength of alliances is heavily dependent on the objective balance of international forces, and has very little to do with the syntax of the U.S. president or the disdain in which he might be held by a country’s cultural elites.

[…]

It’s classic balance-of-power theory: weaker nations turn to the great outside power to help them balance a rising regional threat. Allies are not sentimental about their associations. It is not a matter of affection, but of need — and of the great power’s ability to deliver.

[…]

It’s always uncomfortable for a small power to rely on a hegemon. But a hegemon on the run is even worse. Alliances are always shifting .

Waltz? Mearsheimer? Snyder? No: Charles Krauthammer, un signore che viene considerato un neocon, qualunque cosa ciò significhi, vista la problematica tassonomia di questa specie.

Ma facciamo un passo indietro:

(…) è infatti il Realismo che ha sempre postulato la temporaneità delle alleanze, l’importanza degli interessi in gioco per la loro coesione e l’assoluta irrilevanza di valori e ideali nella loro formazione (con buona pace dei concetti quali Occidente, democrazie, et similia).

E ancora:

I neocon sono de facto dei realisti che credono che il principio dominante delle relazioni internazionali sia il bandwagoning anziché il balancing.

Già. Che avessimo ragione, anche questa volta?

Morgenthau sosteneva che le ideologie servono per mascherare, giustificare e legittimare il naturale interesse degli stati ad espandersi. Pare proprio che il grande politologo tedesco avesse ragione: il neoconservatorismo di Krauthammer non sembra infatti distinguersi per altri motivi.

Siamo tuttavia ragionevolmente certi che nessuno, nei media (e non solo: si veda l’istituzionalismo liberale di Ikenberry), cambierà posizione. Da una parte, Bush & Co. continueranno ad essere considerati dei criminali che hanno distrutto il sistema internazionale. Dall’altra, li si continuerà a vedere come gli eroici wilsoniani dediti al perseguimento della pace perpetua.

La verità è ovviamente un’altra: la politica internazionale è un business sporco, nel quale non vince il più buono, ma vince chi fa più sgambetti. E gli sgambetti li fanno tutti – sia quelli che vogliono promuovere la democrazia con le armi che quelli che la vogliono promuovere con il dialogo.

P.S.: tanto per la cronaca, gli esempi di Krauthammer non stanno ovviamente in piedi. Sarkozy è effettivamente andato negli Stati Uniti ad omaggiare solennemente Bush. Ma è anche quello che chiede la chiusura dei mercati europei per proteggerli dalla globalizzazione. Un discorso che finora non si è discostato troppo dalla retorica del suo predecessore. Come qualcuno aveva predetto.

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