E TPS cadde dal seggiolone

“L’ultima previsione di crescita sull’Italia è l’1% di Bankitalia. Il Governo aveva previsto l’1,5%, Confindustria l’1,3%. E’ chiaro che le ultime
stime sono più vicine a quelle che ognuno di noi farebbe in questo momento”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. ”A maggio, nell’ambito della relazione unificata, faremo le nostre nuove previsioni. Certamente – ha proseguito il ministro – siamo in un clima in cui l’economia europea rallenta. Conosco bene il modo in cui lavora Bankitalia. Le sue stime sono uscite a gennaio e le nostre risalgono a settembre. Dunque quelle di Bankitalia sono certamente le previsioni più aggiornate”. E così, il buon TPS scoprì di aver finora usato delle stime di crescita datate, cioè taroccate. Naturalmente, non lo si può biasimare per questo, giusto?

Ad esempio, perché nessuno aveva previsto il rallentamento economico globale, vero? Proprio così, nessuno aveva previsto questo esito cinico e baro. Certo non lo aveva previsto TPS quando aveva presentato alla Commissione Europea il sentiero di rientro del rapporto deficit-pil preso a martellate per far uscire i soldi necessari a eliminare lo scalone-Maroni ed altre spesucce clientelari con le quali fare felici i suoi elettori, piccoli e grandi, come quelli che siedono al Senato, millantando di aver realizzato una redistribuzione immaginaria per il protervo compiacimento del keynesiano della domenica, Scalfari. E soprattutto, TPS ha realizzato lo scorso settembre uno scenario per il rapporto deficit-pil dove l’esito peggiore vedeva una crescita del pil di “solo” l’1 per cento. Valore che oggi rischia di apparire eccessivamente ottimistico, ma che TPS avallò proprio per giustificare lo scempio di denaro dei contribuenti attuato con la Finanziaria 2008.

Tanto che ci frega, disse Visco, possiamo sempre “tassare le rendite”. Per fortuna non ci sono ancora riusciti: pensate che voragine si sarebbe scavata nei conti pubblici alzando la cedolare secca dal 12,50 al 20 per cento su una borsa italiana che, nei primi 21 giorni dell’anno ha perso il 12 per cento del proprio valore, diventando una fabbrica di crediti d’imposta per i risparmiatori. Ve lo ricordate il famoso piano di Prodi sul potere d’acquisto, solennemente annunciato a Natale dai trombettieri di Largo Fochetti? Dove mai sarà finito? E i fondi per attuarlo? Non ci sono più, non ci sono mai stati. E i sindacati? Ve li ricordate Bonanni e Angeletti all’OK Corral? “Ora ci siamo stancati”. Bum!

Oggi che il rallentamento globale si sta manifestando, ma con l’Italia che da sempre cresce assai meno dei principali partner internazionali, siamo pronti ad affrontare la crisi fiscale che un governo di irresponsabili ha colpevolmente confezionato.

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