Compenso minimo, il mistero s’infittisce

Walter Veltroni non perde occasione per puntualizzare che, riguardo il programma del Pd, non di salario minimo si deve parlare bensì di “compenso minimo per i lavoratori precari“, perché “nessuno deve guadagnare meno di 1000-1100 euro al mese“. Ora, a noi questa proposta continua a risultare incomprensibile. Proviamo ad interpretarla e tradurla in concrete disposizioni di legge. Se non si tratta di “salario minimo” (meglio così, altrimenti in poche settimane vedremmo spettacolari catene di fallimenti aziendali e/o forte incremento del ricorso al sommerso) ciò può voler significare che l’onere dell’allineamento all’obiettivo di reddito non peserà sulle imprese, e che sarà lo Stato a pagare la differenza tra il salario di mercato ed il livello di compenso (o reddito) minimo che il governo si è prefissato come obiettivo.

Poiché nel programma del Pd molte proposte sembrano suggerire l’istituzione di una serie di crediti d’imposta pienamente rimborsabili (quindi anche a beneficio degli incapienti, come nell’imposta negativa sul reddito), la nostra ipotesi potrebbe essere corretta. Ma così stando le cose, sorge immediatamente un altro problema operativo: se il compenso minimo è riservato ai “precari”, come si definisce esattamente un precario, ai fini della sua eleggibilità ai benefici di welfare? E’ precario chi non ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato? Se sì, come gestire i milioni di lavoratori a tempo indeterminato che guadagnano 600, 700, 800 euro al mese? Non converrebbe loro contrattare con la propria impresa dimissioni pilotate e contestuale riassunzione a tempo determinato, nella categoria dei “precari”? In quel caso il lavoratore balzerebbe, con l’integrazione monetaria governativa, a oltre 1000 euro, che potrebbe dividere con l’impresa. E vissero tutti felici e contenti. Insomma, caro Veltroni, potrebbe dirci qualcosa di certo e operativo in materia, prima del 13 aprile? Non vorrà lasciarci con il legittimo sospetto che questa proposta del “compenso minimo” è in realtà solo uno specchietto per allodole elettorali, confidando sulla sconfitta del Pd o sconfessando il programma in caso di vittoria, per sua manifesta impraticabilità?

Update: il futuro sottosegretario Capezzone si lancia in una serie di considerazioni che confermano la sua congenita idiosincrasia per i temi economici. E’ altamente probabile che anche queste, come accaduto con l’invenzione della Corte dei conti, le sentiremo ripetere ossessivamente nelle prossime settimane.

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