Addavenì Attali

Contrordine, compagni. Nelle more della sua nomina a portavoce di Silvio Berlusconi, l’intrepido Daniele Capezzone scopre che la Commissione Attali era una bufala. Una delle molte di cui è costellato il primo anno di presidenza di Nicolas Sarkozy, a dire il vero, ma di quello riparleremo. Scrivendo su Ideazione.com, Capezzone ci informa che

“(…) nonostante la vasta eco e la grande azione promozionale ricevuta – con un pizzico di provincialismo – anche dalla stampa italiana, si tratta solo di misure di leggera liberalizzazione, mai in grado di intaccare i punti nevralgici dello statalismo francese.”

Conveniamo entusiasticamente con Capezzone: della Commissione Attali avevamo già scritto qui, qui, quo e qua. Conveniamo meno sul resto dell’analisi.

Il rapporto Balladur, che tanto entusiasmo oggi suscita nel direttore del Velino, è stato consegnato dall’ex premier francese a Sarkozy lo scorso 30 ottobre, e contiene 77 proposte di modernizzazione istituzionale: un’overdose, come l’ha definita la stampa transalpina, in un paese che è piuttosto stanco di annunci non seguiti da azioni. Ad oggi, non risulta che Sarkozy abbia avviato l’iter per la realizzazione di alcuna di queste proposte. Rileggendole, si ha in effetti l’impressione di una collezione di buoni proponimenti per tentare di accrescere la produttività del legislatore, nella dialettica tra Presidenza e parlamento. Molto specifico alla realtà francese, incluse le solennità come la sostituzione del Conseil National de l’Audiovisuel con un Consiglio per il Pluralismo (sic). Oppure la sostituzione del capo dello stato, alla presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, con una “personalità indipendente”. Di certo di queste proposte si sente un’acuta mancanza anche nel nostro Paese. Il punto è che le 77 proposte di Balladur rappresentano un pacchetto-omnibus, comprensivo tanto di riforme costituzionali che di quelle dei regolamenti parlamentari. In Italia vanno gestite in modo diverso, per una volta smettendola di fare il verso ad altri paesi. Ma poco importa: la commissione Balladur oggi è trendy entro il PdL, e Capezzone si adegua prontamente, iniziando il suo ennesimo tormentone, incluse le surreali accuse di provincialismo a quanti (lui per primo) continuano a guardare all’improbabile “modello francese”.

Ma il primo amore non si scorda mai, anche per evitare di sputtanarsi con previsioni ed endorsement del cavallo bolso scambiato per un purosangue. Ecco quindi che, per il Nostro, il problema di Sarkozy non sarebbe una politica sterilmente declamatoria che poco o nulla ha prodotto, soprattutto in termini di potere d’acquisto per i francesi. No, i problemi sono essenzialmente due: Fillon e il deficit di rupture, anziché il suo eccesso. A dirla tutta, i sondaggi mostrano che Fillon continua ad essere più popolare di Sarkozy, allo stesso modo in cui non vi è traccia di questa fregola riformatrice presso i francesi, come dimostrano le estenuanti negoziazioni sulla riforma dei regimi pensionistici speciali, oltre alle resistenze all’introduzione dei 41 anni di contribuzione minima per aver diritto alla pensione, dal 2012. Ma evidentemente Capezzone sta vedendo un altro film. Come sempre.

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