Obama il repubblicano

Sul New York Times Greg N.Mankiw (economista di Harvard, già direttore del Council of Economic Advisors durante il primo mandato di Bush ed advisor di Mitt Romney durante le primarie di quest’anno) sostiene che, sulla tassazione dei dividendi, Barack Obama si confermerebbe un politico post-partisan, qui più vicino all’agenda repubblicana. Dopo aver spiegato i motivi per i quali la tassazione dei dividendi rappresenta una distorsione al sistema di incentivi che finisce col ridurre il potenziale di crescita dell’economia, Mankiw ricorda che la proposta di Obama di mantenere la cedolare secca sui dividendi (aumentata dal 15 al 20  per cento) è largamente preferibile al ritorno della loro tassazione ad aliquota marginale dell’imposta sul reddito.

Ma Mankiw compie anche una considerazione su uno scenario oggi pressoché assente dalle analisi su quanto accadrà dopo l’Election Day di novembre: chi avrà la maggioranza in Congresso? Se, come oggi appare probabile, i Democratici manterranno il controllo di Camera e Senato, una presidenza McCain avrebbe oggettive difficoltà ad attuare la propria agenda fiscale, fatta di mantenimento della cedolare secca al 15 per cento sui dividendi e di riduzione al 25 per cento dell’imposta federale sul reddito d’impresa. Per contro, una presidenza Obama avrebbe maggiori possibilità di mantenere l’attuale forma di tassazione sui dividendi, che il Congresso controllato dai Dems vorrebbe invece riportare a tassazione ad aliquota marginale, alla scadenza del 2010.

Per dirla con Mankiw, e limitatamente (per ora) alla tassazione dei dividendi, una presidenza Obama avrebbe per ironia della sorte le maggiori possibilità di preservare l’eredità di George W.Bush. Ma quello che accade dal primo giorno di una presidenza è cosa del tutto diversa rispetto ai proclami della campagna elettorale.

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