Vorrei ma non posso – 6

Un consigliere comunale milanese, presidente di commissione ed appartenente al partito di maggioranza, viene beccato con la mazzetta in bocca per celebrare il diciottesimo anniversario dell’arresto di “Mariuolo” Chiesa; il presidente della Corte dei conti segnala l’esplosione di denunce per reati commessi da appartenenti alla pubblica amministrazione. Il premier viene evidentemente scioccato da questi eventi, e forse anche da qualche sondaggio che, oltre a indicare che il suo gradimento non ha eguali in questa parte della galassia, mostra pure che l’elettorato comincia a mugugnare. Su tutto, il brutto affare della scatola nera chiamata Protezione civile. Che fare, avrebbe detto Lenin, uno che di consenso se ne intendeva?

Un rapido dietrofront sulla Protezione Civile Spa per mettere in sicurezza la fortezza di Guido Bertolaso, la cui imminente implosione rischiava seriamente di far finire sotto le macerie pure Gianni Letta. Ma non bastava: un bel “fuorisacco” in consiglio dei ministri, che preveda lotta senza quartiere alla corruzione. Facile a dirsi. Perché questa improvvisa fretta, ci sarà mica qualche evento esterno a condizionare l’opera del governo del dire fare? C’è nulla nel programma contro ‘sta corruzione, da realizzare con cura del dettaglio legislativo, a quasi due anni dall’insediamento del governo, senza necessità di arrivare oggi in consiglio dei ministri con la lingua penzoloni? E come gestire questa svolta “giustizialista” (che poi è il termine che si usa in questo paese quando si decide di negare l’evidenza di una cleptocrazia ubiqua)? Il problema non è di lana caprina: si rischia di dare ragione alla magistratura, dalla ultracorporativa e castale Anm al povero sostituto di provincia, sommerso dai fascicoli. Potenza dei sondaggi, una gigantesca dissonanza cognitiva si staglia all’orizzonte, di quelle che manco la sinistra.

In consiglio dei ministri, sconcerto. “I nostri elettori non capirebbero”, pare abbia detto il sindaco di Orbetello, con delega a Trasporti e Infrastrutture. Che detta così sembra che gli elettori del Pdl non capirebbero perché ci sia saltato in mente di combattere i reati dei colletti bianchi, dopo tre lustri passati a depotenziarne il perseguimento. Diceva Enzo Biagi: “Se Berlusconi avesse una puntina di tette, farebbe anche la presentatrice”. Che abbia deciso di fare pure il Di Pietro? Sembra facile, diceva un millennio fa l'”omino coi baffi” della pubblicità della caffettiera Bialetti. Sembra facile scrivere un disegno di legge, da mettere in bottiglia e lanciare nel mare magnum dei calendari parlamentari prima del “giudizio divino” del 27 e 28 marzo. Ma servirebbe anche prevenzione, chiosa il ministro della Difesa, che ancora cerca il nome del parrucchiere di Tito Boeri. Il ministro della Pubblica Amministrazione, non consultato preventivamente, avrebbe da dire la sua. Se è riuscito ad azzerare l’assenteismo dei travet, hai visto mai che riesca anche a combattere le mazzette? “Mettiamo tutto online”, è la sua idea, che poi è quanto risponde anche a chi gli chiede l’ora. E semplificare le procedure autorizzative? Dicono faccia miracoli, per la corruzione.

Beh si, in effetti. Ma non si può fare in ventiquattr’ore, e pazienza se siamo al governo da quasi due anni, che poi sarebbero nove, escludendo l’incidente di percorso del biennio prodiano: la corruzione è adesso, parafrasando Baglioni. Alza la mano anche Calderoli: e le mie normative sugli enti locali? Ha ragione anche lui, povera stella. Allora facciamo così: approviamo il principio, che peraltro pare sia pure il settimo Comandamento: il riferimento biblico potrebbe pure farci guadagnare qualche punto contro tutti gli Anticristi che infestano la politica italiana, e Avvenire potrebbe gradire. Ci rivediamo a breve: licenzieremo un bel ddl a forma di idra, immortalando gli innovativi principi in base ai quali i condannati sono ineleggibili ed il sole sorge ad Est, e lo aggiungeremo alla interminabile lista delle nostre success stories. Lo scriva, Belpietro, se ne ha il coraggio.

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