Suggestioni pericolose

Si è svolto oggi il convegno, organizzato dalla Fondazione FareFuturo, “Oltre il pil. I nuovi indicatori del benessere e la sostenibilità allo sviluppo“. Nel corso del convegno il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe rimarcato che «un orientamento in senso puramente quantitativo dello sviluppo non indica l’effettivo tenore di vita delle persone», anche se il Pil resta un parametro «indispensabile nella politica di bilancio e per tenere sotto controllo i conti» (affermazione piuttosto incomprensibile, ma passiamo oltre). Queste appaiono essere le suggestioni sarkoziane della Commissione Fitoussi, e lo stesso Fini non ne fa mistero. Sono suggestioni potenzialmente pericolose in questo momento storico, per l’euro e per noi italiani.

Non deve sfuggire che è la crescita economica, cioè la crescita del Pil, quella che produce le risorse che debbono essere utilizzate per migliorare il tenore di vita dei cittadini. Il nostro timore è che si tenti di giustificare l’esiguità della nostra crescita, che ci sta portando al declino e che rischia di metterci nei guai sui mercati internazionali, ove questi ultimi dovessero anche solo immaginare che questa stagnazione è incompatibile con il nostro stock di debito. Sappiamo che Sarkozy insediò la Commissione Fitoussi in un moto di rivolta contro il produttivismo asiatico e più in generale dei paesi emergenti, che rappresenta un attentato ed uno sfregio ai nostri stili di vita.

Ma occorre essere consapevoli che prima si produce crescita, poi si può discutere di coesione sociale e welfare, perché quello è il ruolo della politica. Abbiamo quotidianamente sotto gli occhi il drammatico declino del nostro sistema di welfare, figlio della nostra crisi fiscale. Evitiamo quindi di instillare, volontariamente o meno, suggestioni circa la “futilità” della crescita, in una riedizione delle tesi di “decrescita” tanto care ad una parte della sinistra fallita, ecologista e non. C’è quindi da auspicare che l’elaborazione del presidente della Camera vada verso questa direzione, e non verso pericolose suggestioni tremontiane.

Altra posizione assunta da Fini che lascia perplessi è quella sulle agenzie di rating. Il presidente della Camera avrebbe condiviso la proposta della cancelliera tedesca Angela Merkel di un’agenzia di rating europea: «dovrebbe essere incoraggiata» perché «i giudizi di questi enti possono portare un Paese sulla soglia della bancarotta». Ma esattamente, come dovrebbe essere un’agenzia europea di rating? Chi dovrebbe possederne il capitale? Gli stati sovrani europei? E con una simile proprietà questa agenzia dovrebbe esprimere un giudizio sul merito di credito dei suoi proprietari, quindi al grido di “Oste, com’è il vino?” Sarebbe utile ed opportuno evitare di inseguire francesi e tedeschi nei loro quotidiani deliri anti-mercato, fatti di ricerca di capri espiatori a politiche macroeconomiche fallimentari, magari per la sola finalità di accreditarsi come appartenenti al mainstream liberal-conservatore europeo. Pare ci sia ancora molta strada da percorrere, nella elaborazione politica del centrodestra che vorremmo.

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