Mi chiamo Merkel, vengo dalla DDR

Il regolatore finanziario tedesco, BaFin, nella giornata di ieri ha introdotto tre distinte restrizioni al trading di altrettanti strumenti finanziari. Vietato il naked short selling (cioè la vendita allo scoperto senza preventivo prestito) per obbligazioni sovrane dell’Area Euro, l’acquisto di protezione tramite credit default swap (CDS) senza possedere l’entità di riferimento sottostante e la vendita di azioni di società finanziarie tedesche. Pare che i market maker saranno sottoposti alle restrizioni solo sui Cds. Obiettivo dichiarato dell’operazione è quello di stabilizzare i mercati finanziari (sic).

Il divieto durerà fino al 31 marzo 2011, ma sarà rinnovabile. Al momento altri regolatori europei sembrano inclini a non seguire la mossa tedesca. Quello che si può ipotizzare, allo stato delle ancora incomplete informazioni disponibili, è un effetto limitato sui titoli di stato, che di solito non vengono venduti allo scoperto senza essere preventivamente posseduti. L’impatto massimo appare quello sui Cds, non tanto per la decisione tedesca quanto per l’incertezza circa la possibilità che altri paesi possano seguirne le orme. Già oggi si osservano differenziali tra bid e ask in allargamento. Vedremo in che misura la piazza finanziaria tedesca verrà disintermediata, (la filiale di Londra di Deutsche Bank, regolata dai britannici della FSA, che farà?), ma è sintomatico che i francesi abbiano fatto sapere che non intendono seguire l’esempio tedesco. Nel frattempo, i mercati esprimono il proprio voto sul monolite di cartapesta europeo vendendo euro e futures su azioni ed indici azionari.

La mossa tedesca appare soprattutto simbolica, come la finta sterilizzazione della Bce. Ma lo stato confusionale, l’ignoranza e l’improvvisazione dei legislatori tedeschi non possono non preoccupare. Ora l’attenzione si sposta sulla famosa tassa sulle transazioni finanziarie, che la Merkel avversa nei giorni pari e supporta in quelli dispari. Non servirà a ridurre rischio sistemico e propensione al rischio da parte delle banche, e verrà regolarmente traslata a valle, sui risparmiatori, ma da questa compagnia di giro tedesca non si può obiettivamente pretendere nulla di differente. In omaggio col pacchetto teutonico anche le ultime dichiarazioni di Frau Merkel sul tema dell’orderly default dei paesi membri di Eurolandia, che confermano ad abundantiam che il veicolo comunitario da 440 miliardi di euro è nato morto, e che solo lo scudo della Bce si frappone tra la moneta unica ed una catastrofe di proporzioni bibliche.

Auguri a tutti, mentre in Italia si dibatte appassionatamente di caccia agli evasori fiscali e di “accelerazione delle riforme” (Maurizio Sacconi, un uomo un perché) e Piero Ostellino suscita l’improvviso e gioioso rilassamento degli sfinteri ai nostri garruli copiaincollatori, sempre parecchie miglia lontani dalla realtà (soprattutto quella esterna all’italico stagno), parlando di fine imminente dello stato sociale europeo come lo abbiamo conosciuto. E pensate che sarebbe bastato far pagare il conto delle insolvenze bancarie ai creditori delle banche medesime per porre fine a queste dotte dissertazioni. Qualcuno avvisi i paesi scandinavi ed il loro welfare perfettamente funzionante, per favore.

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