Sicuri che basti l’iPad?

E’ una estate maieutica, questa estate italiana. Nel mondo della politica tutti fanno domande a tutti. E’ stato un vero e proprio gamechanger, come direbbero gli americani. E’ bastato che qualcuno decidesse di uscire dal “cerchio magico” per diventare per ciò stesso ricattabile.

Forse di cose che erano già risapute, ma che si tacevano per complicità omertose (ricordate che questo ragionamento deriva dalla ipotesi che oltre al fumo ci sia l’arrosto). E hai un bel dire che ora “la libera stampa” sta facendo il proprio dovere. Anche gli asini volano, a volte qualcuno tra loro mette assieme il pranzo e la cena strimpellando una tastiera di computer. Sono prontissimi, su due zampe, a prendere in bocca i dossier che vengono lanciati loro dal padrone di turno. Per questo la morale di questa maieutica estate italiana (assieme a molte altre domande e ad una riflessione sullo stato della nostra multimediale  “libera stampa” al tempo dell’iPad) la sintetizza Peter Gomez:

Intendiamoci, tutto questo non sposta di una virgola il dovere di Fini di spiegare, meglio di quanto non abbia fatto finora, che cosa è successo nel principato di Monaco. Ma chiarisce bene il motivo per cui le tv generaliste perdono ormai un milione di telespettatori all’anno e la stampa italiana è sempre più in crisi. I lettori e i telespettatori a poco a poco il gioco (sporco) dei media lo stanno capendo. E per tutti diventa ormai evidente come in Italia, quando si parla di giornalisti, ma non solo, il problema sia sempre quello evidenziato molti anni fa da Leo Longanesi: “Qui non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”

Quanto vero.

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