La strada dell’inferno è lastricata di salvataggi

Da dove cominciamo, volendo peraltro essere sintetici? Da una circostanza che ci ha colpito nei giorni scorsi: un numero ampio e crescente di cittadini irlandesi si dicono favorevoli al default dello stato nei confronti degli obbligazionisti bancari, in luogo di un devastante programma di austerità che lascerà il paese in condizioni di prostrazione per molti anni a venire. Eppure, le idee di Unione europea e FMI sono molto chiare: nessuna ristrutturazione per le obbligazioni bancarie senior.

Questo è il punto dirimente: come avevamo scritto in passato, fino a che punto i cittadini accetteranno di essere destinati al ruolo di carne da cannone per proteggere le banche? Forse siamo diventati tutti così folli da non aver capito che siamo di fronte ad una delle maggiori iniquità della storia europea. Né è possibile uscirsene con la solita frase di circostanza del paese che “ha vissuto sopra i propri mezzi”. Questo sarà anche in parte vero, in alcuni casi, ma la “punizione” sta prendendo le fattezze dell’accanimento contro innocenti. L’impressione è che la Ue non abbia più il polso della situazione, ammesso e non concesso che mai lo abbia avuto. Aspettiamoci moti di piazza ed evoluzioni molto preoccupanti dei sistemi politici europei.

Quanto all’Italia, oggi sono andate male alcune aste. Non sappiamo se questo è l’inizio della discesa agli inferi o si tratta solo di un momento di avversione al rischio da parte degli investitori, ormai sempre più scettici sul “lieto fine” di questa terribile situazione. Senza voler vaticinare il peggio, limitiamoci ad una banale considerazione minimalista: il costo del nostro debito sta salendo, la nostra crescita stagna. Perdurando questo stato di cose, una nuova manovra correttiva per l’Italia sarà pressoché certa. Anche questo ripetiamo alla nausea da molto tempo.

Lo status quo, fatto di salvataggi che non salvano, è diventato insostenibile nel momento in cui i tedeschi hanno messo sul tavolo la loro richiesta di condivisione dell’onere di ristrutturazione per i creditori obbligazionari. Ormai le curve dei credit default swap dei PIIGS (ricordate, si scrive PIIGS, non PIGS) hanno una caratteristica gobba (quella che potremmo definire “gobba Merkel”) in corrispondenza delle scadenze a 3 anni, il fatidico 2013. Siamo in pieno auto-avveramento delle profezie.

Giungere alla ristrutturazione di obbligazioni bancarie senior avrà inevitabili riflessi negativi sulla erogazione del credito, facendo irrompere la realtà nel costo della raccolta bancaria, nel passaggio da bail-out a bail-in. E’ necessario, sin da oggi, preparare dei piani per contrastare con strumenti di (vero) mercato quella stretta creditizia, magari attraverso l’accesso di investitori esteri al capitale delle banche; anche turandosi il naso, se servisse. Ribadiamolo: l’alternativa è tra un disastro ed una catastrofe. Ma questi “salvataggi” non possono essere tollerati oltre.

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