Con i soldi del Monopoli

E così, il nostro vulcanico premier si è esibito nell’ennesimo scatto di reni di una carriera che deve ormai avergli disassato la schiena, e dopo le pernacchie ricevute sulla “proposta” liberalizzatrice di ieri ha deciso di fare da solo. Il consiglio dei ministri di venerdì si annuncia ordinariamente epocale.

All’ordine del giorno verrà iscritta la proposta di riforma costituzionale dell’articolo 41, già scritta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti:

«In sei mesi dobbiamo arrivare a stabilire che è lecito intraprendere e fare tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge»

ha detto ieri il premier in una articolata nota di tre pagine, in cui è pure riuscito a ficcare anche l’anatema contro comunisti e sabotatori:

«Chi si assumesse la responsabilità di sabotare con atteggiamenti ostruzionistici questo che è il programma votato dalla maggioranza degli italiani ne renderà conto agli elettori, giudici sovrani esclusivi della politica nazionale»

Poiché partiamo dalla premessa che la maggioranza è autosufficiente, questa frase di Berlusconi non può intendersi in altro modo che contro la Lega, che potrebbe farsi irretire sulla strada del federalismo farlocco da qualche proposta della sinistra, come già accaduto un quindicennio addietro. Ma non divaghiamo.

Nell’ordine del giorno del CdM di venerdì

«Si aggiungerà un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno, per il quale stiamo approntando da mesi gli strumenti operativi»

E’ corretto, pur se con qualche imprecisione minore. Gli “strumenti” stanno venendo approntati ormai da un paio d’anni. Ricordate la carsica Banca del Mezzogiorno? E’ venuto il momento di toglierla dalla naftalina, magari con qualche discorso aulico-storiografico-sociologico di Tremonti, per metterla in condizione di raccogliere risparmio a fiscalità di vantaggio (ma l’Europa è d’accordo?) e tenersi i fondi, a meno di immolarli “sul territorio” in impieghi a favore di imprese che restano con tassi di insolvenza e rischiosità strutturalmente più elevati che nel resto d’Italia, per motivi he nulla hanno a che vedere con le condizioni di raccolta.

Ma il capolavoro di questo piano di liberalizzazioni è (come poteva essere altrimenti?) l’Irap. Ed infatti, il governo prevede un disegno di legge delega, valido un anno, per riformarne la disciplina. Come si legge nella relazione tecnica,

«Si vuole garantire la deducibilità del tributo locale, corrispondente alla quota di base imponibile formata dal costo del personale e degli interessi passivi, nel presupposto che lo stesso venga a costituire un costo necessario per l’esercizio dell’attività di impresa»

Torna quindi la vecchia ipotesi di eliminare dall’Irap il costo del lavoro e gli interessi passivi, come si discute da circa un quindicennio. L’unico problema è che, per questo intervento, la copertura non c’era e continua a non esserci, oggi più che ieri. Se le promesse avessero corso legale, Berlusconi sarebbe ancora più ricco, ma ciò che conta è prendere tempo, in attesa di capire come finirà, ed un ddl delega è perfetto alla bisogna, per accusare tutti gli ostruttori di disfattismo e “sabotaggio”, in un revival terminologico dell’altro Ventennio vissuto dal paese.

A Berlusconi evidentemente non hanno detto che la crescita è debole anche a causa delle controriforme che le legioni di avvocaticchi che ha portato in parlamento hanno approvato in questi trenta mesi di legislatura, mentre l’intero paese è stato impiccato ad un federalismo che servirà solo ad aumentare la pressione fiscale nel modo peggiore possibile, cioè via addizionali Irpef, per costruire il mausoleo in cui potrà riposare il guerriero di Gemonio, a patto che le legioni di Maroni e Calderoli, le une contro le altre armate, non facciano troppo casino.

La sciagura di Berlusconi è soprattutto quella di essersi circondato di adoratori (sarebbe più calzante la classica definizione di servi sciocchi, se non fosse che alcuni tra essi tutto sono fuorché sciocchi) incapaci di fargli guardare in faccia la realtà e che ora, su suo incapricciamento, stanno scrivendogli testi in cui le riforme economiche appaiono sempre più simili alle televendite di Wanna Marchi.

L’impressione è che il premier stia lentamente subendo un morphing, trasformandosi in un calabrone impazzito pronto a fiondarsi verso la prima vetrata disponibile. E con lui il paese.

Lettura complementare suggerita: i consigli al premier di Michele Boldrin.

P.S. E ricordate di gettare un occhio anche agli articoli correlati. Sono qui sotto, a volte ci trovate la prova che Phastidio è specialista in spoiler.

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