Gli spread e la siccità

Pare quindi che siamo proprio entrati in una fase cosiddetta di risk-on, in cui cioè la propensione al rischio dei mercati aumenta, e le asset class rischiose si rivalutano. I motivi ve li abbiamo segnalati più volte: la eccezionale fornitura di liquidità da parte delle banche centrali, soprattutto della Fed (che taglia i tassi senza tagliarli) e della Bce, che lancia denaro con l’elicottero sulle banche riuscendo, in modo indiretto, a creare sostegno anche per il debito sovrano. Poi sono giunti dati macroeconomici che indicano un tentativo di stabilizzazione della congiuntura (indici dei direttori acquisti, produzione industriale), ed il rally è servito. Poiché il nostro paese rappresenta un investimento ad elevato rischio (quello che gli specialisti di mercato chiamerebbero “ad alto beta”), ecco che l’Italia performa meglio di altri.

E’ visto che il nostro paese è intrinsecamente più rischioso della Spagna (non foss’altro che per le metriche di finanza pubblica ed una storia di non-crescita che ormai dura da oltre un quindicennio), ecco che l’eccezionale liquidità sui mercati e l’ipotetica stabilizzazione della congiuntura ci premiano più del paese iberico. Basta buttare un occhio al differenziale sul titolo di stato decennale tra i due paesi, che ha messo la marcia e sta tentando di azzerarsi dopo aver guardato nell’abisso nel momento di massima avversione al rischio ed altrettanto massimo pessimismo sui mercati, che sono equivalsi a prosciugamento pressoché completo della liquidità.

La considerazione che deriva da questa osservazione si può sintetizzare in un vecchio motto anglosassone: l’alta marea solleva anche i relitti. Se i mercati scontano crescita e l’ambiente diventa quindi propenso al rischio, nel breve periodo si prescinde dal mix di misure adottate dai singoli paesi per giungere al fatidico “risanamento”. La cosa è interessante perché condiziona anche il dibattito politico, che già di suo non brilla né per conoscenza delle dinamiche di mercato (circostanza in comune con le elucubrazioni di molti economisti innamorati dei loro modelli), né per doti logiche, preferendo semplificare drammaticamente e trovare causalità (e polemiche) dove ci sono solo correlazioni. Per non parlare della prospettiva, completamente e futilmente schiacciata sul breve periodo.

Non sappiamo come finirà per la Grecia (sospettiamo male), ma il dato del momento è che i mercati scommettono su una ripartenza della crescita, che da sola sanerebbe gli squilibri più vistosi, riportando domanda sulle attività finanziarie più rischiose. Non si sarebbe risolto nulla per il lungo periodo, ma in termini di flussi finanziari vivremmo una pausa nella drammatica siccità che attanaglia l’Eurozona, e saremmo temporaneamente tutti felici e contenti. Inclusi i sociologi-analisti che in realtà sono degli sceneggiatori di film che semplicemente non esistono.

SpaIta10Y
Differenziale rendimento decennale Spagna-Italia

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