Il tedesco dal volto (quasi) umano

Dell’intervista alla Berliner Zeitung (e rilanciata dalla Frankfurter Rundschau) di Carsten Schneider, portavoce della Spd tedesca per bilancio e politica economica, la stampa italiana ha ripreso di fatto solo le frasi relative ai mille miliardi di esposizione della Germania alla crisi di debito dell’Eurozona e le critiche alla Bce, “che prende le sue decisioni in maniera non trasparente e non democratica”. In realtà, l’intera intervista era da tradurre e portare a conoscenza dei lettori italiani. Avrebbe permesso di comprendere (forse) qualcosa di più su una posizione molto più sfaccettata di quanto l’attacco alla bad bank chiamata Bce permetta di cogliere.

Si coglie l’empatia per i paesi messi in ginocchio dall’austerità, soluzioni molto “socialdemocratiche” e probabilmente velleitarie, come il contrasto alla “concorrenza fiscale” in Europa e la solita tassazione delle transazioni finanziarie, il no di buonsenso alla fiammata inflazionistica che risolverebbe gran parte del problema del debito creandone però altri, l’ammissione che la Germania sta oggi effettivamente guadagnando dalla crisi e dalle distorsioni da essa indotte e che quanto a “compiti a casa” non si può esattamente dire che i tedeschi siano i primi della classe, le critiche ad Angela Merkel che, secondo Schneider, userebbe la Bce come strumento per bypassare il parlamento tedesco. Grazie al prezioso Andrea Mollica, di seguito la traduzione integrale dell’intervista.

Signor Schneider, il governo spagnolo ha presentato un nuovo piano di rigore. Sono realistici questi obiettivi? La Spagna dovrà risparmiare in modo brutale?
«Se è vero quello che c’è scritto su carta, la Spagna pianifica risparmi annuali da qui al 2014 per quattro punti di Pil. Sono tagli molto profondi»

Se la Germania risparmiasse tanto quanto la Spagna, come sarebbe il nostro bilancio?
«Trasferite queste misure da noi, dovremmo risparmiare circa 250 miliardi. Questo significherebbe non solo significativi aumenti delle tasse, ma sarebbero colpite tutte le spese in conto capitale. Oltre a ciò disoccupati e pensionati perderebbero circa il 20% del loro reddito»

Può funzionare?
«Un simile pacchetto di rigore non sarebbe fattibile in Germania. Ci sarebbe una rivolta sociale. L’ultimo piano di risparmio presentato nel 2010 dalla Merkel prevedeva un contenimento della spesa per 80 miliardi per più anni. E fino ad oggi ne è stato realizzato solo la metà»

Il piano di rigore spagnolo è realistico? E quello greco, che sempre sulla carta è ancora più estremo?
«Non credo a questi numeri. Si basano su entrate derivanti dalla crescita economica che dovrebbero regalare maggiore gettito fiscale allo stato. Ma simili misure di risparmio portano inevitabilmente alla recessione, anche perché il settore privato risparmia a causa dell’alta disoccupazione. Ecco perché abbiamo sempre detto che dobbiamo creare i presupposti perché l’economia in questi paesi possa crescere di nuovo. I costi della crisi sono distribuiti in modo troppo iniquo»

Cosa significa?
«I mercati finanziari sono irrazionali. Gli interessi, che la Spagna deve pagare, sono talvolta più alti di quelli del Pakistan. E’ economicamente giustificato? Con circa 30 miliardi di euro i rendimenti dei bond sono diventati una delle più grosse poste del bilancio spagnolo. Se in Germania fosse costretta a pagare simili interessi, dovremmo aumentare l’Iva di cinque punti»

Invece di questo ci sono i rendimenti più bassi della storia
«Già, noi approfittiamo in grande misura della crisi, che porta gli investitori verso di noi. Allo stesso tempo il relativo deprezzamento dell’euro aiuta il nostro export e così vengono creati posti di lavoro in Germania. Noi siamo quelli che guadagnano dalla crisi»

Allora perché i tedeschi dovrebbero entrare in una ”unione del debito”, come propone la Spd?
«Ad onore del vero siamo già da tempo in un’unione del debito. Noi garantiamo non solo con il pacchetto di aiuti alla Grecia e il fondo salva euro 310 miliardi di euro per i deficit dei paesi indebitati, ma con somme molto più grosse per le transazioni della banca centrale europea. La Germania partecipa con una percentuale del 27 per cento ai rischi del sistema dell’istituto centrale, che si rispecchiano nei saldi del cosiddetto Target II. Lo stesso vale per la liquidità che la Bce fornisce alle banche, quando questi prestiti vengono depositati nei suoi conti»

Quanto è elevata la somma totale che la Germania dovrebbe pagare in caso di necessità?
«La Germania garantisce per un rischio di circa mille miliardi di euro. Due terzi di questi dipendono dalla Bce, che però prende le sue decisioni in modo non trasparente e democratico. Nel Consiglio direttivo dell’Eurotower la Germania pesa come Malta, e può essere messa in minoranza in ogni momento. Finanziare i deficit con la Bce è il modo peggiore per affrontare l’eurocrisi. Ma la Merkel preferisce questa via, perché così non deve chiedere al parlamento nuove votazioni per aumentare le garanzie richieste alla Germania»

Come può l’Europa scendere da questa montagna di debiti? Deve crescere l’inflazione?
«Un’inflazione più alta risparmia agli stati misure di rigore dolorose. Ma non credo lo stesso sia la via giusta. Un’alta inflazione seppellisce la fiducia in una moneta. Il peso lo sopportano in primis i risparmiatori così come i pensionati e i lavoratori dipendenti, se i loro salari non tengono il ritmo della crescita dei prezzi»

Come fare allora?
«In tutta Europa dobbiamo contrastare la concorrenza fiscale. E abbiamo bisogno di tasse su grandi patrimoni e transazioni finanziarie»

Ma i capitali fuggono velocemente…
«Ecco perché la libertà di movimento dei capitali non deve essere un totem in Europa. I ricchi devono dare il loro contributo per combattere la crisi di debito. Finora non l’hanno fatto, e questo è stato un grande scandalo sociale»

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