Ma il problema resta il credito

Il Bollettino mensile della Banca d’Italia, pubblicato oggi, evidenzia che, malgrado il miglioramento dei flussi finanziari in entrata sui titoli di stato italiani, la congiuntura per il nostro paese resta critica, con previsioni in via di deterioramento ed un settore creditizio che resta causa ed effetto delle criticità.

La contrazione del Pil nel 2012, pari al 2,1 per cento, viene attribuita da Bankitalia per metà all’elevato spread sovrano ed al successivo aumento del costo del credito, mentre la metà rimanente sarebbe stata immolata alle manovre. Per il 2013 la nostra banca centrale vede un inasprimento del quadro recessivo rispetto alle precedenti stime, da meno 0,2 per cento (stime di luglio ed ottobre) a meno 1 per cento, a causa del “peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti”. Lo stesso scenario di ritorno alla crescita nella seconda metà dell’anno resta gravato da “ampi margini di incertezza”. A questo punto, come facilmente intuibile, la probabilità di uno sforamento dagli obiettivi di deficit, sia assoluti che strutturali, aumenta considerevolmente. La svolta “sarebbe possibile dalla graduale ripresa degli investimenti, a seguito della normalizzazione delle condizioni di finanziamento, del recupero della domanda” e del clima di fiducia.

Riguardo la finanza pubblica, Bankitalia registra gli effetti della “reidratazione” conseguente al “whatever it takes” di Mario Draghi:

«Il miglioramento delle condizioni dei mercati finanziari internazionali osservato dall’estate ha determinato una ripresa degli acquisti di titoli di Stato da parte degli investitori esteri, che nella prima parte dell’anno avevano fortemente ridotto la loro esposizione verso l’Italia. Il saldo debitorio della Banca d’Italia nei confronti della Banca centrale europea (BCE) sul sistema dei pagamenti TARGET2 ha registrato una decisa diminuzione da settembre, dopo essersi stabilizzato tra la primavera e l’estate»

In conseguenza di ciò, tra la fine di settembre e la fine di dicembre, il saldo negativo dell’Italia sul sistema Target2 si è ridotto di 26 miliardi di euro, attestandosi a 255 miliardi.

Un capitolo a parte merita tuttavia la condizione del credito. Qui Bankitalia dosa molto attentamente le parole, ma il quadro che ne emerge resta con prevalenza di ombre. Da un lato, infatti, mentre è certamente confortante il fatto che la raccolta al dettaglio da residenti sia tornata a crescere a passo più che soddisfacente (dal 4,2 per cento tendenziale di agosto al 6,8 per cento di novembre), pur se mediamente a caro prezzo, occorre osservare che, fino a tutto il terzo trimestre 2012, i depositi di non residenti erano ancora in contrazione. Altro elemento inquietante è dato dal fatto che il costo del credito è tornato a salire dopo l’estate, con aumento relativo soprattutto ai tassi applicati a finanziamenti di ammontare superiore al milione di euro. Segnala Bankitalia:

«Le indicazioni fornite dalle banche nell’ambito dell’indagine trimestrale sul credito bancario suggeriscono che tale rialzo è connesso con il peggioramento della qualità del credito e con le più forti preoccupazioni sulla rischiosità dei prenditori. Il divario tra il costo medio dei finanziamenti alle imprese italiane e a quelle tedesche era pari a 1,4 punti percentuali in novembre»

Considerazioni analoghe valgono per il credito alle famiglie, malgrado una lievissima flessione del costo medio del credito, rilevata nel periodo.

Sulla restrizione creditizia pesa quindi, oltre ad obiettivi di deleveraging delle nostre banche, anche la percezione (e la realtà) di un continuo deterioramento del “rischio prenditori” e del credito erogato, che si trasforma in sofferenze. Oltre quello, merita segnalare che i margini di interesse delle banche restano fortemente compressi, visto il livello storicamente basso dell’euribor. Vale quello che vi stiamo dicendo alla nausea: sommate il deleveraging delle nostre banche alla pessima congiuntura, che alimenta rischi potenziali e sofferenze, e poi chiedetevi per quale diavolo di motivo le banche sono così restie a prestare. Eppure non dovrebbe essere difficile arrivarci, no?

La sintesi? Presto detta: la “riliquefazione” e “reidratazione” di Draghi funziona finora solo dal versante del costo del debito sovrano, mentre la violenza della stretta fiscale induce condizioni pesantemente recessive che sono causa ed effetto del credit crunch bancario. Ecco perché occorre opporsi ad una eventuale manovra correttiva in corso d’anno, ripetiamolo alla nausea. E’ inutile accusare le banche di “indebitarsi aggratis dalla Bce e non prestare a famiglie e imprese”, se le banche devono ridurre la propria esposizione ad un sistema che resta in corso di pesante deterioramento. Prima si blocca quest’ultimo e prima avverrà la normalizzazione delle condizioni di credito. Sapendo, purtroppo, che le banche rischiano di vedersi piazzare sotto le terga una nuova mina ad alto potenziale: il crollo del mercato immobiliare.

Non esistono soluzioni miracolose a questa crisi: esistono cose fare e cose da evitare, per non peggiorare la situazione. Chiunque vi mostri il proiettile d’argento è un patetico magliaro da campagna elettorale.

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