La commedia degli euro-equivoci nel paese dei finti tonti

Intervistato sul Corriere da Sergio Rizzo, l’ex ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, spiega perché non ci sono scheletri negli armadi dei conti pubblici italiani. Solo che lo fa introducendo una distinzione tanto sottile quanto sconcertante: la differenza che passa tra illusionismo ed illusioni.

Leggete attentamente questo scambio tra Rizzo e Saccomanni:

La Commissione accusa l’Italia di non aver messo in campo riforme in grado di tirarci fuori dalla palude della scarsa produttività e della crescita inesistente.
«Il fatto è che loro hanno interpretato come stime i nostri obiettivi: due cose che sono evidentemente molto diverse. Nel documento di economia e finanza ho scritto che il governo italiano si poneva per il 2014 l’obiettivo di una crescita dell’1,1 per cento. E a novembre mi sembrava di aver convinto la Commissione e Olli Rehn che le misure previste dalla legge di stabilità e da altri provvedimenti avrebbero fatto ripartire la nostra economia a quel ritmo»

Un momento: Saccomanni vuol forse dire che il DEF è un libro dei sogni, e che tramite esso si è cercato di vendere alla Ue conti pubblici migliori del previsto? Perché se le cose stanno in questi termini, chiunque potrebbe presentarsi a Bruxelles affermando di vedere la crescita del Pil reale del 3%, ed i conti sarebbero magicamente a posto. Se tra il governo Letta e la Commissione europea si è realmente instaurato un “equivoco” di questo genere, ciò significa che siamo di fronte ad un problema psichiatrico, più che economico.

La realtà è che le ipotesi di crescita del Pil italiano sono apparse da subito molto, troppo ottimistiche, sia per la grandezza reale che (soprattutto) per quella nominale, come spiegato qui. Uscirsene ora dicendo che erano “obiettivi” anziché “stime” e che c’è stato un malinteso è semplicemente qualcosa di sconcertante, non troviamo altre parole. Sono mesi che è del tutto chiaro che per raggiungere nel 2014 una crescita del Pil nominale del 2,9% sarebbe servito un miracolo di accelerazione della crescita, e questo era noto a tutti, ma proprio tutti, incluso Matteo Renzi.

A proposito di equivoci, la Commissione Ue precisa quello che sapevamo da tempo: i fondi europei di coesione servono per lo sviluppo e non per ridurre le imposte, cuneo fiscale incluso. Bocciata quindi l'”ipotesi-Perotti”, rilanciata ieri tra le righe della famosa intervista nebbiosa di Pier Carlo Padoan. Inoltre, la Commissione risponde di fatto anche a Saccomanni (che si era nel frattempo travestito da noeuro de noantri lamentando i “50 miliardi che ci siamo accollati” per salvare Grecia, Irlanda e Portogallo), precisando che dal rapporto di indebitamento pubblico sono escluse le erogazioni ai fondi di salvataggio ESM ed EFSF. Anche quello sapevamo da molto tempo, ma evidentemente gli italiani sono bravissimi a spararsi nei piedi (ed alle proprie cause, anche a quelle più fondate e legittime) con questo stato confusionale che sconfina nella malafede, e che è una delle facce del poliedro chiamato italianità. Restiamo il problema europeo, per manifesta incapacità a guardare in faccia la realtà. Non può che finir male.

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