Al Gran Ballo dei Parrucconi

Oggi, su Repubblica, un articolo di Federico Fubini spiega perché, a pochi giorni dalla presentazione del primo Documento di Economia e Finanza dell’era Renzi, le coperture della manovra 2014 di alleggerimento fiscale per dipendenti a basso reddito ed imprese sono ancora nel grembo di Giove, come del resto su questi pixel vi si dice da sempre.

Fubini passa in rassegna la lista della spesa:

Gli sgravi ai redditi bassi per esempio costeranno 6,6 miliardi di euro quest’anno [sono otto dodicesimi del fabbisogno, ipotizzando decorrenza primo maggio, ndPh.] e dieci miliardi in ciascuno dei prossimi. Il taglio del 10% dell’Irap, la tassa regionale sulle imprese, costerà due miliardi. E la riduzione della bolletta energetica per le piccole imprese sottrarrà alle entrate 1,4 miliardi.

Quindi sarebbero oneri “strutturali” e pro-rata che incidono sul 2014 per 10 miliardi, e dal 2015 lo faranno per 13,5 miliardi. Il fabbisogno aggiuntivo del 2014 causato da queste voci rappresenta, a spanne, circa lo 0,6-0,7% di Pil. Poi, sul conto del 2014 bisogna aggiungere, come osserva Fubini, i 3,5 miliardi di intervento di edilizia scolastica e 1,5 miliardi per tutela del suolo da dissesto idrogeologico. Noi aggiungeremmo che c’è un fabbisogno aggiuntivo per la cassa integrazione in deroga, che nei giorni scorsi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha quantificato in circa un miliardo di euro per l’intero 2014. A queste cifre più o meno una tantum va aggiunto, segnala Fubini, l’aumento del deficit per 3-5 miliardi per effetto della liquidazione della parte di crediti delle imprese verso la P.A. che sono imputabili a spesa in conto capitale. La quale, a differenza di quella corrente, impatta sul deficit al momento della liquidazione.

Quindi, sul 2014 servono 18-19 miliardi di euro, calcolati per evidente difetto. Con quali coperture? Dalla spending review di Carlo Cottarelli avremmo tra tre e cinque miliardi, e dalla tassa sulle “rendite finanziarie pure”, per dirla con la premiata ditta Renzi-Delrio, avremmo un paio di miliardi (ma anche no). Fine. Quindi? Dove sarebbero le “coperture doppie del previsto” di cui Renzi favoleggia da settimane? Ieri circolava voce che lo sgravio Irap, che sarebbe pari al 10% per il settore privato (visto che l’imposta sul settore pubblico genera una partita di giro), potrebbe essere dimezzato al 5% per quest’anno e decorrere dal primo luglio. Sarebbe una boccata d’aria per una promessa che sta già diventando paonazza, a furia di trattenere il respiro.

Riguardo le altre coperture, quelle che probabilmente erano parte del sogno renziano prima che Padoan suonasse la sveglia e richiedesse coperture strutturali e non Baci Perugina, le elenca Fubini:

(…) il rientro dei capitali nascosti al Fisco in Svizzera resta arduo da misurare e dal 2015 non si ripeterà; il maggior gettito Iva prodotto dai pagamenti degli arretrati alle imprese è stimato in 5 miliardi, ma non è una risorsa in più: è un’entrata anticipata a questo dai prossimi anni, quando si aprirà un buco corrispondente; e il risparmio da minori interessi sul debito sarà valutabile solo tra un anno: nessuno fonda una manovra su una voce del genere, anche perché l’anno prossimo probabilmente i rendimenti dei titoli di Stato torneranno a salire con l’aumento previsto dei tassi internazionali.

Archiviata rapidamente, dopo la trionfale tournée europea, l’ideuzza di sfondamenti del deficit-Pil ed archiviata anche la “derivata seconda” dello sforamento (cioè l’innalzamento dal 2,6% al 2,8% del deficit-Pil – previsto peraltro a fine anno, quindi scritto sull’acqua, più che sulla sabbia), ieri Padoan ha dichiarato che non ci sarà alcuna alleanza col neonato governo francese del “renziano” Manuel Valls (peraltro circondato da gauchistes socialisti puri e duri), “perché noi non siamo in procedura di deficit eccessivo, altri si”.

E quindi? Quindi il mistero si infittisce e l’affare si ingrossa. E con esso il deficit potenziale. Appuntamento al DEF, la settimana prossima. Per ora pare che i parrucconi delle coperture abbiano sinora avuto uno spicchio di ragione.

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