Il settimanale – 14/4/2018

  • Mentre continua la stucchevole ricerca di un’improbabile maggioranza per dare un governo al paese, il camaleontico Di Maio si traveste da Renzi e da tutti gli sventurati che prima di lui hanno creduto di risolvere i problemi del debito pubblico con accrocchi finanziari;
  • Mentre in Eurozona la manifattura appare in frenata da inizio anno, è utile sapere che non serve arrivare a mettere dazi per danneggiare l’economia;
  • Il ministro Calenda insiste con la mitologica public company della rete telefonica ma l’operazione, oltre ad essere ancora indeterminata negli sviluppi, rischia di rivelarsi dannosamente velleitaria per il sistema-paese;
  • Il gruppo di Visegrad, nuovo idolo dei nostri populisti confusi e lo strano sovranismo liberista sussidiato da noi;
  • Se ancora credete che la pubblica amministrazione possa essere gestita con gli stessi canoni di un’impresa, fatevela passare;
  • Il capocomico del populismo italiano irritato per aver involontariamente aiutato altri guitti a diventare famosi;
  • Cose per cui alla ministra Fedeli non serviva una laurea. Eppure;
  • Atac è il Campidoglio, è too big to fail, ed i grillini lo sanno perfettamente;
  • Qui Virginia ha sognato di essere a Milano, ed al risveglio ha vividamente descritto il sogno;
  • Dopo aver passato decenni a regalare stipendi, Roma Capitale ha deciso che ora vuole il riconoscimento formale di ente filantropico;
  • Altri preclari esempi della schietta italianità pentastellata;
  • Ripetete con me: la CDP non può diventare banca;
  • In economia c’è un paper per giustificare tutto ed il suo contrario; mettetevi il cuore in pace e non usateli come Sacre Scritture;
  • Il post mortem di un sistema bancario sanissimo;

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