Deficit e tasse al Popolo, prima del disastro

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?

Direi che la risposta è abbastanza semplice: perché si tratta di un deficit di qualità infima, fatto di spesa corrente sudamericana per comprare consenso. Non solo: i più analitici tra voi si saranno accorti che le clausole di salvaguardia di aumento Iva sono tornate: occhieggiano nel 2020 e 2021 per complessivi 30 miliardi di euro. Voi credete che, dopo aver buttato nello sciacquone decine di miliardi quest’anno, per comprarsi le elezioni europee e forse le anticipate italiane, i nostri eroi alzeranno l’Iva? Ma quando mai: faranno ulteriore deficit per coprire il deficit, e quindi andremo ben sopra il 3%, ammesso che quella soglia non venga violata già per il 2019. Sorpresa sorpresa, gli investitori lo hanno capito.

“E gli altri paesi, allora?”, diranno i più petulanti tra i miei lettori. Leggetevi questo ottimo compendio, scritto da Riccardo Sorrentino sul Sole (ignorando il titolo paraculo, populista e fuorviante), e capirete che nessuno sta realmente aumentando il deficit, e certamente non della magnitudine e dell’infame qualità del nostro. Non solo: il governo ultraminoritario del socialista spagnolo Pedro Sanchez, a cui la Ue aveva consentito un lieve aumento di deficit, verrà messo a cuccia dal parlamento spagnolo, e forse manco avranno quell’aumento di deficit.

In una intervista al Corriere, Luigi Di Maio disegna un bel bersaglio sulla fronte degli italiani, e dissipa ogni residuo dubbio sul suo conto:

Ha messo in conto i miliardi di interessi in più sul debito e il rischio di una recessione innescata dallo spread?
«Ho letto che dovevamo arrivare a 400 lunedì dopo aver approvato il deficit al 2,4%, ma non è avvenuto. Quando hanno visto che lo spread restava sotto quota 300 hanno cominciato a sparare a pallettoni contro l’Italia. Gli è andata male. Da quando il governo è iniziato lo spread è passato da 120 a 250 e si è sempre mosso tra 250 e 300»

Non ritengo di dover commentare. E poi c’è il tema delle coperture. Su Repubblica, Valentina Conte spiega gli effetti redistributivi e propriamente nocivi delle ipotizzate misure per finanziare la cosiddetta flat tax agli autonomi. Che esiste già, sia chiaro, per circa un milione di italiani, con fatturato compreso tra 30 mila e 50 mila euro, a seconda delle tipologie merceologiche. Per portare la soglia a 65 mila euro e beneficiare un altro mezzo milione di persone, si parla di abolire l’IRI (imposta sul reddito dell’imprenditore), che avrebbe beneficiato 800 mila società di persone, consentendo di pagare aliquota uguale a quella Ires su quanto resta in azienda, mantenendo l’Irpef solo su quanto prelevato dall’imprenditore. Ora questo beneficio sparirà, e con esso anche l’Ace, aiuto alla crescita economica, che sinora beneficiava le società che accantonavano gli utili a riserva o ad aumento di capitale, detassandoli fortemente. Via anche questa, pare.

Gli effetti redistributivi sono questi, escludendo le distorsioni sulla soglia dimensionale e sul privilegio accordato alle partite Iva a danno delle società, di persone e di capitali:

«Per riassumere: nel 2019 circa 3 milioni e 200 mila tra partite Iva e imprese piccole e grandi pagheranno maggiori tasse. Un miliardo in più. E il conto potrebbe salire se il governo decidesse di aumentare gli acconti sulle imposte dovuti da professionisti e aziende. Un’arma spuntata perché lo Stato incassa di più in un anno, meno in quello dopo»

Se poi volete i numeri, eccoveli:

«Da una parte, [il governo] mette 2 miliardi tra tassa piatta al 15% e mini-Ires. Dall’altra, ne toglie 3 abolendo Iri e Ace, misure di vantaggio fiscale per professionisti e imprese»

Ma questi sono dettagli. E non scordate che, in ossequio al consenso, i nostri eroi potrebbero anche fare marcia indietro rispetto a queste coperture, cioè aumentare il deficit strepitando che Juncker è un alcolizzato.

Quello che non smette di affascinarmi è la tranquillità con cui un paese si sta facendo condurre docilmente al macello. Ma penso che ciò derivi dal non aver ancora neppure iniziato a saggiare le conseguenze di questa “politica economica” sulle proprie vite. Quando accadrà, potrà accadere qualsiasi cosa. E avere giornalisti compiacenti e cerchiobottisti non vi salverà.

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