Mentre prosegue il dibattito su eventuali garanzie pubbliche a favore di una bad bank che rimuova i crediti in sofferenza dai bilanci italiani (ultimo di una lunga serie di proiettili d’argento che estirperanno il Male dall’Italia), e malgrado il fatto che sia in corso una specie di ripresa che dovrebbe almeno disincagliare parte dei crediti deteriorati, rendendo (sulla carta) meno impellente l’esigenza di intervenire (a meno di altre ed assai meno confessabili motivazioni), vi segnaliamo cosa accade quando un’agenzia di rating vuole rendersi utile ma finisce con l’esibirsi in un singolare eccesso di zelo in cui le motivazioni divengono confessabili, o meglio emerge quello che tutto il mondo sa ma che non si può dire.

Mentre i giornali, soprattutto quelli locali, sono ormai diventati enormi buche delle lettere da cui si levano alti lai sulla “insensibilità” ed “ottusità burocratica” della Commissione Ue, che tarderebbe a sdoganare la bad bank di Stato italiana, vista da molti come rimedio ai mali del mondo (gli alti lai sono “ispirati” da banchieri, soprattutto locali, che cercano in tal modo di trarsi d’impaccio da politiche di credito non sempre accorte), giunge un commento in piena controtendenza, e che dovrebbe far riflettere.

Pubblicato ieri il Rapporto Mensile dell’Associazione bancaria italiana (ABI). L’immagine di sintesi estrema è che sul tendenziale (cioè sulla variazione annuale) siamo ancora del tutto fermi, mentre su un orizzonte trimestrale riferito allo stesso periodo dell’anno precedente le cose paiono andar meglio ma partendo da livelli estremamente depressi. C’è quindi modo per rivendicare tutto ed il contrario di tutto.

E’ preoccupante che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sia ieri tornato a chiedere in modo piuttosto pressante un “intervento pubblico” sulle sofferenze bancarie. Preoccupante perché indica che ampie parti del sistema, soprattutto le banche minori, rischiano di collassare sotto il peso dei bad loans. Il problema è che ogni soluzione non di mercato appare estremamente problematica, per usare un eufemismo. Quello che lascia perplessi, tuttavia, è che da più parti si tenda e tenti di far passare questa criticità come un “fallimento del mercato”.

Dall’Austria arriva la notizia che il governo di Vienna ha deciso di imporre perdite, che si preannunciano pesanti, anche agli obbligazionisti senior della bad bank creata per accogliere i crediti ammalorati del gruppo Hypo Alpe Adria Bank. Applicando per la prima volta una legge che recepisce la direttiva europea sulla risoluzione degli istituti creditizi e finanziari, stabilendo la possibilità che a condividere l’onere siano anche gli obbligazionisti senior, di fatto si darà corso al famigerato (per gli investitori) bail-in, per risparmiare ulteriori emorragie ai contribuenti austriaci, con un bail-out.

Il consiglio dei ministri ieri ha approvato la trasformazione in società per azioni delle banche popolari cooperative aventi un attivo consolidato eccedente gli otto miliardi di euro. Pur consapevoli che questo è un paese di eroi, santi, poeti, navigatori, giureconsulti, economisti, geologi, urbanisti, criminologi, in grado di esprimere giudizi istantanei e soprattutto polarizzati su qualsiasi tema venga ad esso sottoposto, tentiamo di valutare motivazioni e conseguenze di tale provvedimento, in modo laico ed aperto, cioè problematico. La conclusione sarà assai poco italiana, e quindi verosimilmente non riuscirà a soddisfare i lettori.