Il No Austerity Day europeo dello scorso 14 novembre rischia di essere solo il prologo di quanto ci attende in Europa nel 2013. Al netto degli abituali episodi alimentati da casseur professionisti (in cui il nostro paese primeggia da tempo) e di speculari ombre sull’operato di parte delle forze dell’ordine, queste manifestazioni sono la spia di un disagio che diventa angoscia, disperazione, rabbia.

Su NoiseFromAmerika, le argomentazioni di Alberto Bisin sulla desiderabilità (o meglio, sulla non indesiderabilità) di politiche di riaggiustamento fiscale anche durante una recessione. Chi afferma il contrario ricade in un caso di fallacia logica, sostiene Bisin. E sul punto specifico, oltre che su alcuni altri, ha perfettamente ragione in linea teorica, ma perde di vista specificità e gravità della situazione attuale (che è una crisi finanziaria e non una recessione da libro di testo), oltre a focalizzarsi eccessivamente sull’Italia, per motivazioni più che comprensibili.

Nel suo consueto editoriale del sabato su Repubblica, il professor Alessandro Penati prende posizione contro questa austerità, che ci sta inesorabilmente legando una corda al collo. Oltre alla pars destruens (no all’austerità), Penati aggiunge una pars construens, che tuttavia appare della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

Nel mese di ottobre, il numero di disoccupati spagnoli registrati presso l’agenzia statale per l’occupazione è aumentato di altre 21.200 unità, toccando i 4,8 milioni, nuovo massimo storico dall’inizio delle rilevazioni per questa serie storica, nel 1996. Nel contempo, il numero di persone che contribuiscono al sistema di sicurezza sociale (un indicatore affidabile dell’occupazione totale) è calato di 50.600 unità, a 16,7 milioni di persone.

Mentre noi italiani discutiamo animatamente (come sempre, del resto) su una riduzione del costo del lavoro di poche decine di euro, perché non ci sono le risorse e si conferma che il paese è avvolto in una crisi fiscale drammatica che ci sta incravattando, in Francia l’ex capo di EADS, Louis Gallois, ha consegnato oggi al primo ministro Jean-Marc Ayrault la lista di proposte per rilanciare la competitività francese. La principale, peraltro già orecchiata da molto tempo, prevede e richiede un taglio del cuneo fiscale dell’ordine di 30 miliardi di euro in un biennio, pari a circa l’1,5 per cento del Pil francese, ripartito per due terzi sulle imprese e per un terzo sui lavoratori.