Nei giorni scorsi, a Londra, Mediaset ha presentato il nuovo piano strategico al 2020, che prevede uno spettacolare recupero di redditività (come del resto ogni piano industriale che si rispetti), pari a 468 milioni di Ebit (Earnings before interest and taxes, una sorta di reddito operativo, inclusi gli ammortamenti). Interessante scomporre tale prodigioso recupero di redditività negli elementi costitutivi, ed inquadrare il tutto nell’ambito del contenzioso con Vivendi, per cercare di uscire dall’orticello italiano delle analisi, visioni e patriottismo.

Allarmi, lo Straniero è alle porte! Dopo l’insediamento del governo Gentiloni, un fremito scuote la Penisola: ci stanno comprando a pezzi, poco alla volta. Sono lustri che va avanti, è intollerabile, signora mia. Ora è la volta di Mediaset, il “patrimonio del paese” di dalemiana memoria, sotto attacco di un pirata bretone che di fatto si è già mangiato Telecom Italia, la sciagurata “privatizzazione” dell’era Prodi passata per la merchant bank dalemiana (corsi e ricorsi) e molti cambi di mano sempre col denominatore comune del “bambole, non c’è una lira”. Oltre ad innumerevoli altri esempi degli ultimi anni, come Parmalat. Eppure, non è difficile da capire: siamo un paese senza capitalisti né capitali. E da molti anni votato al declino.

Ve la ricordate la favoletta un po’ stralunata di Deutsche Bank che a metà 2011 “ordinò” alle altre banche tedesche, di concerto con la Bundesbank, di vendere a mani basse i nostri Btp per sloggiare il povero Silvio da Palazzo Chigi? Ricordate quanto inchiostro versato e quante chiacchiere da teatrino televisivo su quella che era e rimaneva una teoria cospirazionistica di pessima fattura, ma perfettamente commestibile per la crassa ignoranza della “opinione pubblica” italiana? Ricordate le reazioni da social network di bravi cittadini e cittadine, preoccupati di difendere la nostra indipendenza e sovranità dalla minaccia plutocratica degli anglosassoni prima e dei perfidi tedeschi poi?

Segnala Dagospia: “Si avvisano i signori naviganti che ieri Piersilvio Berlusconi era particolarmente felice per il rialzo in Borsa del 3,4% del titolo Mediaset. La performance è stata provocata da un report positivo degli analisti di Barclays, la banca inglese che dal gennaio di quest’anno controlla quasi il 5% del capitale di Mediaset. È vietato pensar male”.

E ti pareva che il direttore di Repubblica, giornale che da tempo riveste la funzione di cancelleria mediatica del Tribunale di Milano, in cui cioè vengono depositati atti e trascrizioni delle intercettazioni che ammorbano la vita civile di questo paese, non trovasse modo e maniera di riesumare il golem della P2:

“Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di ‘spin’ su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.”

Ezio Mauro, nel suo manierismo cospiratorio ormai stucchevole come tutti i Nada-gate realizzati finora da Rep., coglie però nel segno in questo giudizio:

La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, ‘struttura delta‘”

Una struttura delta in questo paese esiste certamente, ed è rappresentata dai milioni di pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche, da quelle legalmente richieste dalla magistratura a quelle realizzate in parallelo da organismi a ciò delegati, come l’affaire Telecom, con il Tiger Team di Tavaroli che si emancipa rapidamente da ogni e qualsiasi regola di governance e di codice penale.

Lo scorso 28 settembre il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, dopo 2 mesi e 22 giorni di istruttoria, ha inflitto la sanzione della sospensione per 12 mesi a Renato Farina (vicedirettore di Libero) e ha assolto Claudio Antonelli (cronista di Libero). il nome di Renato Farina (vice di Vittorio Feltri a Libero) emerse durante le indagini sul coinvolgimento del Sismi nel rapimento dell’imam di Milano Abu Omar, sequestrato nel 2003 da un commando di agenti della Cia con la probabile collaborazione di agenti del Sismi. Per questa vicenda finì in carcere un dirigente del servizio segreto militare, Marco Mancini.

Farina ha riconosciuto di avere intrattenuto rapporti con il Sismi, in qualità d’informatore, ricevendo rimborsi dal nostro servizio segreto militare; ed ha ammesso di avere intervistato i magistrati milanesi Spataro e Pomarici per ottenere informazioni da trasmettere al Sismi, coinvolgendo nella vicenda l’ignaro redattore Antonelli.