di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel pomeriggio di venerdì 6 maggio, un lancio dello Spiegel Online ha causato il panico sui mercati finanziari, europei e non solo, già reduci da una settimana di forti ribassi delle materie prime. Il giornale segnalava la convocazione di un meeting straordinario tra ministri delle Finanze della zona euro per affrontare la minaccia della Grecia di uscire dall’euro. Tentiamo di decodificare i segnali, e di capire cosa potrà accadere ora.

di Mario Seminerio – Linkiesta

I 78 miliardi che saranno presto versati al Portogallo rispondono alle esigenze di un paese con un cattivo rapporto deficit/Pil, che cresce pochissimo da un decennio e che ha bisogno di riforme strutturali profonde.
Un paese, insomma, che potrebbe diventare perfino l’Avatar dell’Italia se non procediamo al più presto con una manovra di rilancio e riforme vere.

In un regime di moneta unica, quando vi sono squilibri da sanare e per definizione non si dispone della leva monetaria, gli economisti prescrivono il ricorso alla cosiddetta “svalutazione interna”: una deflazione che, riducendo prezzi e salari nel paese in crisi, consenta di ritrovare competitività. Un processo di aggiustamento molto doloroso, che tende ad impiccare i debitori, che vedono salire alle stelle il valore reale del debito contratto.

L’Irlanda annuncia una manovra pluriennale aggiuntiva per centrare nel 2014 l’obiettivo di un rapporto deficit-Pil del 3 per cento, dopo le devastazioni inflitte al bilancio pubblico da banche sommerse da attivi tossici in un crescendo di svalutazioni che ricorda il climax de l’Apprendista Stregone; il governo di minoranza portoghese, guidato dal socialista José Socrates annuncia una manovra aggiuntiva, basata sull’aumento di 2 punti percentuali dell’Iva, un taglio del 5 per cento del monte-salari pubblico, destinato a colpire i lavoratori con un reddito superiore a 1500 euro mensili; un congelamento nel 2011 delle pensioni pubbliche, un taglio del 25 per cento nei trasferimenti sociali.

Secondo Moody’s Capital Markets Research Group, divisione dell’omonima agenzia di rating, che cita dati raccolti dalla Banca per i Regolamenti Internazionali, le banche portoghesi posseggono attivi greci in misura pari al 23 per cento del proprio capitale, e risultano le più esposte in Europa al contagio greco. Al secondo posto le banche francesi ed irlandesi che hanno a bilancio asset greci in misura di poco inferiore al 13 per cento del proprio capitale.

Oggi quei mattacchioni di Zero Hedge riescono a scrivere che i maggiori widener, cioè gli emittenti che al momento stanno subendo il maggior allargamento dei credit default swap, sarebbero “solo entità portoghesi e spagnole”. E le chiamano per nome: Enel, Monte dei Paschi, Banco Popolare. Nessuno stupore: quelli di ZH sono americani, non si pretende che sappiano pure la geografia.