L’oro del Reno

Cresce il numero di politici tedeschi che “suggeriscono” che i paesi della periferia dell’euro attualmente sotto assistenza finanziaria di Unione europea e Fondo Monetario Internazionale dovrebbero fare cassa vendendo parte delle proprie riserve auree. Tanto semplice concettualmente quanto complesso operativamente ed inquietante simbolicamente.

Il Portogallo è la nazione europea con il più consistente stock aurifero in proporzione al Pil (il 9 per cento circa, pari a 383 tonnellate), mentre la Grecia è decisamente più povera (112 tonnellate, l’1,7 per cento del Pil). I problemi sorgono sotto molti aspetti. Ad esempio, oltre ad ignorare il fatto che una vendita di oro è un atto definitivo (e che in queste circostanze avrebbe forti connotazioni di spoliazione ed umiliazione nazionale e nazionalistica), si trascura il dettaglio della sacralità dell’autonomia delle banche centrali, che non possono in alcun caso intervenire a sostegno dei tesori nazionali in modo esplicito, come ben sa il nostro Tremonti, per noti trascorsi in materia.

Gli astuti tedeschi hanno pensato anche a questo, e suggeriscono transazioni “volontarie” tra banche centrali autonome e sovrane, con la venditrice che successivamente girerebbe la plusvalenza al proprio Tesoro.

A parte ciò, cessioni di cespiti patrimoniali non hanno alcuna utilità se i meccanismi correnti alla base dello sbilancio tra spesa pubblica ed entrate non vengono corretti in modo strutturale. Anche se nessuno (o quasi) va in giro a dirlo, la via maestra è quella di perseguire ad ogni costo un avanzo primario sostenibile (cioè la differenza tra entrate e spese, al netto di quelle per interessi), e successivamente dichiarare una ristrutturazione assai poco soft del debito pubblico, con pesante haircut del valore nominale dei bond. Non sappiamo se ciò accadrà, ma di certo la condizione dei paesi in assistenza finanziaria esterna (con la sola parziale eccezione dell’Irlanda, che almeno ha un avanzo di bilancia commerciale e quindi accumula attivi esteri netti che aiutano a compensare in parte il deleveraging del settore domestico), è destinata a peggiorare ulteriormente, vista la depressione che la manovra correttiva continuerà ad infliggere alle loro economie.

Piccola nota a margine sui Nibelunghi, di quelle che possono essere utili anche alla nostra propaganda domestica. Il gruppo di esperti tedeschi che prevede l’evoluzione del gettito fiscale stima che il medesimo, da qui al 2014, crescerà di 135 miliardi di euro, come riporta la FAZ. Di questa cifra, 15 miliardi arriveranno quest’anno e 20 miliardi il prossimo. A maggio dello scorso anno la previsione di gettito al 2014 era di 581 miliardi di euro, oggi siamo a circa 630 miliardi.

E’ la crescita, stupidi.

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