Negli Stati Uniti monta la protesta dei titolari di saloni di abbronzatura, che da luglio dovranno imporre ai propri clienti una tassa del 10 per cento su ogni trattamento. Si tratta di una delle più fantasiose misure fiscali previste dalla riforma sanitaria appena approvata. A noi resta il dubbio sul presupposto dell’imposta: che si tratti di compensare le esternalità negative sulla spesa sanitaria del rischio-melanoma indotto dall’abbronzatura?

di Mario Seminerio – Libertiamo

La riforma della sanità statunitense è ormai prossima a diventare realtà. Il suo obiettivo strategico, ampliare il pool dei soggetti assicurati, verrà ottenuto attraverso l’obbligo di assicurazione con erogazione di sussidi alle famiglie che non possono permettersi di sottoscrivere una polizza. Resta il sistema di assicurazioni private, non essendo presente la discussa public option, tanto cara all’ala liberal dei Democratici. Secondo i sostenitori della riforma i premi dovrebbero scendere, in conseguenza proprio della riduzione della morbilità attesa nel pool degli assicurati (oggi gli uninsured sono soprattutto soggetti giovani ed in salute, che spesso non si assicurano a causa dei costi della copertura). Le assicurazioni non potranno più ricusare l’assicurato, spesso con artifici al limite della truffa, come la retrodatazione di patologie insorte successivamente alla stipula della polizza.

di Mario Seminerio – Libertiamo

All’indomani della storica sconfitta Democratica in Massachusetts (ma dallo staff della Casa Bianca giurano che non c’è legame), Barack Obama ha annunciato di voler fare la faccia feroce contro le banche, bloccandone il gigantismo e tentando addirittura di ridimensionarle. L’annuncio, come nello stile obamiano, è stato particolarmente eclatante sul piano della retorica e degli effetti speciali, ma il rischio è che si fermi a quelli. Tentiamo di analizzarne i motivi, sul piano tecnico e politico. Come vedremo, i due piani risulteranno inestricabilmente connessi.

– “C’è un fondamentale problema di legalità dentro la sanità”‘. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti parlando al meeting dei giovani industriali a Capri. ”Tutta la sanità del Meridione è in default, è impressionante. Vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. La sanità non è un’industria, è un servizio pubblico ma ci sono forti limiti nella gestione politica. C’è qualcosa che non va, non è possibile che una protesi costa in un posto al Sud 4 volte di più che al Nord. Non è giusto che le famiglie meridionali abbiano la metà e allo Stato costa il doppio. Questo – ha osservato – è quanto dobbiamo fare sulla spesa improduttiva- Ansa, 31 ottobre 2009

Pubblicato il rapporto annuale del Census Bureau su reddito e copertura sanitaria negli Stati Uniti, basato su interviste raccolte lo scorso marzo. Tra le evidenze più interessanti, non tanto la diminuzione del reddito reale mediano delle famiglie (circostanza che si verifica ad ogni recessione), quanto il fatto che tale reddito reale, nel 2008, risulta inferiore a quello del 1999.  Gli anni Duemila si riveleranno il decennio in cui gli americani sono diventati più poveri. Il reddito reale mediano è cresciuto solo in tre anni (2005, 2006 e 2007) ed al picco ciclico del 2007 era comunque inferiore ai livelli del 1999 e 2000.

Del piano Obama di riforma sanitaria ci sarà modo e tempo per discutere, dopo il summer recess del Congresso, in quello che si annuncia come uno scontro che potrebbe azzoppare precocemente la Casa Bianca. Per ora, bastino alcune riflessioni: quando un paese ha un’incidenza della spesa sanitaria sul Pil pari al 15 per cento, con un trend in crescita, pare puro buonsenso ritenere di dover “piegare la curva”, auspicabilmente senza fare troppi danni. Ma è istruttivo un aneddoto, ripreso da Paul Krugman, che narra di un cittadino che affronta a brutto muso un deputato (peraltro repubblicano) del South Carolina, al grido “dì al tuo governo di tener giù le mani dal mio Medicare”.