Gli amministratori della Social Security (il sistema previdenziale americano) e del Medicare hanno pubblicato questa settimana il rapporto annuale sulle condizioni finanziarie dei due programmi di spesa federale. Il Medicare quest’anno sarà in deficit, cioè avrà esborsi per prestazioni in eccedenza su quanto riceve dalla fiscalità. Tutti gli americani pagano contributi sociali sulla busta paga pari al 2,9 per cento per il Medicare, ripartiti a metà tra lavoratore e datore di lavoro. Il saldo finanziario della Social Security è ancora in attivo, ma è atteso entrare in deficit nel 2016. La Social Security è finanziata al 12,4 per cento della retribuzione lorda, anche in questo caso ripartita paritariamente tra lavoratore (fino ad un tetto retributivo indicizzato all’inflazione)  e datore di lavoro.

Il Consiglio di Stato cinese, organo esecutivo del paese, ha deliberato mercoledì scorso di spendere l’equivalente di 123 miliardi di dollari per istituire entro il 2011 una forma di copertura sanitaria universale per gli 1,3 miliardi di abitanti. E’ comunemente ritenuto che l’altissimo tasso di risparmio cinese derivi da motivazioni precauzionali: il paese, nominalmente comunista, è infatti privo di reti di protezione sociale, e ciò spinge la popolazione a risparmiare per affrontare eventi importanti della vita, come gli studi e soprattutto le spese sanitarie, che possono avere un impatto catastrofico sulle finanze delle famiglie. Il piano prevede la produzione ed erogazione di farmaci, la riorganizzazione del sistema ospedaliero e la copertura sanitaria anche delle aree rurali più remote.

Il governatore Agazio Loiero, conversando con i giornalisti, ha dichiarato che un piano di rientro di “una certa pesantezza” potrebbe essere avviato dalla Regione Calabria alla fine dell’anno, dopo che l’advisor Kpmg, nominato dal Governo, avrà fatto chiarezza sui conti della sanità.
Le misure, ha spiegato Loiero, saranno decise in base a quello che emergerà dall’indagine sul disavanzo.
Loiero, parlando dei problemi della sanità calabrese, che comporteranno un innalzamento dei costi, ha citato anche quello che ha definito un ”andazzo criminale” riferendosi ad un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha accertato che, nell’Azienda Sanitaria Locale di Locri, farmaci che costavano 20 euro venivano pagati 3.450 euro.

Venerdì scorso si è tenuto a Roma, presso l’Aula Magna del Cnr, un convegno dall’impegnativo titolo “Qualità e sicurezza delle cure: per una sanità dalla parte del cittadino“, a cui hanno partecipato numerose eccellenze illustrissime, tutte rigorosamente selezionate nel nutrito novero delle termiti equo-solidali della finanza pubblica italiana. Durante il convegno è stata presentata un’iniziativa che certamente servirà ad innalzare gli standard qualitativi della sanità pubblica del nostro paese. Si tratta della campagna per “comunicare la sanità”, commissionata dal Ministero per la Salute al sopravvalutatissimo fotografo finto-trasgressivo Oliviero Toscani, ormai specializzato nell’avere committenti del centrosinistra, dopo la celebre campagna realizzata per conto della Regione Calabria, tutta mirata “a ridare alla Calabria una immagine coerente, che ne indichi anche l’ansia di riscatto e la voglia di uscire da luoghi comuni ingiusti e massificanti“, come recita il disarmante luogo comune dell’Assessorato al Turismo della Regione Calabria.

Racconta il compagno Toscani, la cui missione è ormai divenuta quella d’incassare denaro pubblico, cortesemente elargitogli dalla sinistra, per combattere quelli che non sono luoghi comuni ma dati di fatto, che un bel giorno ha incontrato il ministro Livia Turco, che gli ha chiesto: “Cosa ne pensi della bella sanità?“. Toscani, anziché porsi interrogativi sullo stato etilico della interlocutrice, ha prontamente realizzato un’immagine geniale ed essenziale, come nel suo stile: quella di un’infermiera con guance rosee, sorriso smagliante ed espressione rassicurante, che vuole rappresentare ciò che di buono e bello offre il nostro Servizio sanitario nazionale.

Durante un’audizione alla Camera, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha detto che obiettivo del governo, riguardo Alitalia, “è una buona privatizzazione: collocarla in mani capaci. Compriamo un piano industriale, più che vendere una compagnia aerea“. Il ministro ha poi di fatto confermato i boatos di mercato delle ultime settimane, che parlano di offerte indicative, da parte delle tre cordate rimaste in gara, ben inferiori a 40 centesimi per azione, meno della metà rispetto al prezzo corrente di borsa:

“Guardiamo con attenzione alle risorse che verranno investite e non solo al prezzo pagato”. Il prezzo, ha detto, non deve prevalere “su altri criteri che nel tempo possono contare di più”.

Si tratta della scoperta dell’acqua calda, essendo risaputo dall’inizio della gara che l’unica cosa privatizzabile di Alitalia è l’enorme badwill, cioè l’avviamento negativo, come da noi già segnalato.

Il presidente Bush ha presentato un piano di modifiche alla legislazione fiscale per incoraggiare gli americani ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Oggi, 46 milioni di cittadini statunitensi sono del tutto privi di copertura sanitaria, e ogni anno ciò pesa sui conti federali per circa 45 miliardi di dollari di cure mediche erogate. Il bivio a cui si trovano di fronte presidenza e Congresso è relativo a come aumentare la copertura sanitaria riducendo l’esborso pubblico. Per ottenere ciò vi sono essenzialmente due modi: fornire programmi pubblici o enfatizzare la copertura sanitaria privata. La seconda opzione è quella prescelta da Bush, che vuole evitare di creare l’ennesimo entitlement di spesa o aumentare le tasse.

La proposta di Bush prevede il ricorso ad incentivi fiscali per consentire l’acquisto di polizze sanitarie a chi non fruisce di copertura sanitaria aziendale, simili alle deduzioni utilizzate dai proprietari di casa per l’interesse pagato sui mutui ipotecari. Il programma non avrebbe tuttavia impatto sui conti federali perchè le agevolazioni fiscali sarebbero finanziate dall’introduzione di un tetto all’esenzione fiscale di cui attualmente godono i datori di lavoro che sottoscrivono una polizza sanitaria come fringe benefit per i propri dipendenti, oggi integralmente deducibile dall’imponibile di azienda e lavoratore.

Un numero crescente di cittadini statunitensi privi in tutto o in parte di assicurazione sanitaria compiono viaggi intercontinentali per farsi curare in India, Thailandia, Singapore e Malaysia. Il fenomeno viene alimentato dall’iniziativa pionieristica di alcune aziende statunitensi, che stanno seriamente guardando alla possibilità di introdurre forme di outsourcing anche nella sanità. La determinante di questo fenomeno è da individuare ancora una volta nel vantaggio di costo: le procedure mediche in Thailandia e Malaysia costano solo il 20-25 per cento circa rispetto all’equivalente prestazione statunitense. Gli ospedali indiani di eccellenza vendono questi servizi con sconti anche maggiori. Un’intervento di ernia del disco costa negli Stati Uniti circa 90.000 dollari. Lo stesso intervento può essere praticato al Bumrungrad Hospital di Bangkok (un incrocio tra una clinica ed un grand hotel) da un chirurgo formatosi negli Stati Uniti o nel Regno Unito per 10.000 dollari. Il solo Bumrungrad ha accolto nel 2005 ben 55.000 pazienti statunitensi, con un incremento del 30 per cento.