Pubblicato il rapporto annuale del Census Bureau su reddito e copertura sanitaria negli Stati Uniti, basato su interviste raccolte lo scorso marzo. Tra le evidenze più interessanti, non tanto la diminuzione del reddito reale mediano delle famiglie (circostanza che si verifica ad ogni recessione), quanto il fatto che tale reddito reale, nel 2008, risulta inferiore a quello del 1999.  Gli anni Duemila si riveleranno il decennio in cui gli americani sono diventati più poveri. Il reddito reale mediano è cresciuto solo in tre anni (2005, 2006 e 2007) ed al picco ciclico del 2007 era comunque inferiore ai livelli del 1999 e 2000.

Del piano Obama di riforma sanitaria ci sarà modo e tempo per discutere, dopo il summer recess del Congresso, in quello che si annuncia come uno scontro che potrebbe azzoppare precocemente la Casa Bianca. Per ora, bastino alcune riflessioni: quando un paese ha un’incidenza della spesa sanitaria sul Pil pari al 15 per cento, con un trend in crescita, pare puro buonsenso ritenere di dover “piegare la curva”, auspicabilmente senza fare troppi danni. Ma è istruttivo un aneddoto, ripreso da Paul Krugman, che narra di un cittadino che affronta a brutto muso un deputato (peraltro repubblicano) del South Carolina, al grido “dì al tuo governo di tener giù le mani dal mio Medicare”.

Gli amministratori della Social Security (il sistema previdenziale americano) e del Medicare hanno pubblicato questa settimana il rapporto annuale sulle condizioni finanziarie dei due programmi di spesa federale. Il Medicare quest’anno sarà in deficit, cioè avrà esborsi per prestazioni in eccedenza su quanto riceve dalla fiscalità. Tutti gli americani pagano contributi sociali sulla busta paga pari al 2,9 per cento per il Medicare, ripartiti a metà tra lavoratore e datore di lavoro. Il saldo finanziario della Social Security è ancora in attivo, ma è atteso entrare in deficit nel 2016. La Social Security è finanziata al 12,4 per cento della retribuzione lorda, anche in questo caso ripartita paritariamente tra lavoratore (fino ad un tetto retributivo indicizzato all’inflazione)  e datore di lavoro.

Il Consiglio di Stato cinese, organo esecutivo del paese, ha deliberato mercoledì scorso di spendere l’equivalente di 123 miliardi di dollari per istituire entro il 2011 una forma di copertura sanitaria universale per gli 1,3 miliardi di abitanti. E’ comunemente ritenuto che l’altissimo tasso di risparmio cinese derivi da motivazioni precauzionali: il paese, nominalmente comunista, è infatti privo di reti di protezione sociale, e ciò spinge la popolazione a risparmiare per affrontare eventi importanti della vita, come gli studi e soprattutto le spese sanitarie, che possono avere un impatto catastrofico sulle finanze delle famiglie. Il piano prevede la produzione ed erogazione di farmaci, la riorganizzazione del sistema ospedaliero e la copertura sanitaria anche delle aree rurali più remote.

Il governatore Agazio Loiero, conversando con i giornalisti, ha dichiarato che un piano di rientro di “una certa pesantezza” potrebbe essere avviato dalla Regione Calabria alla fine dell’anno, dopo che l’advisor Kpmg, nominato dal Governo, avrà fatto chiarezza sui conti della sanità.
Le misure, ha spiegato Loiero, saranno decise in base a quello che emergerà dall’indagine sul disavanzo.
Loiero, parlando dei problemi della sanità calabrese, che comporteranno un innalzamento dei costi, ha citato anche quello che ha definito un ”andazzo criminale” riferendosi ad un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha accertato che, nell’Azienda Sanitaria Locale di Locri, farmaci che costavano 20 euro venivano pagati 3.450 euro.