Venerdì scorso si è tenuto a Roma, presso l’Aula Magna del Cnr, un convegno dall’impegnativo titolo “Qualità e sicurezza delle cure: per una sanità dalla parte del cittadino“, a cui hanno partecipato numerose eccellenze illustrissime, tutte rigorosamente selezionate nel nutrito novero delle termiti equo-solidali della finanza pubblica italiana. Durante il convegno è stata presentata un’iniziativa che certamente servirà ad innalzare gli standard qualitativi della sanità pubblica del nostro paese. Si tratta della campagna per “comunicare la sanità”, commissionata dal Ministero per la Salute al sopravvalutatissimo fotografo finto-trasgressivo Oliviero Toscani, ormai specializzato nell’avere committenti del centrosinistra, dopo la celebre campagna realizzata per conto della Regione Calabria, tutta mirata “a ridare alla Calabria una immagine coerente, che ne indichi anche l’ansia di riscatto e la voglia di uscire da luoghi comuni ingiusti e massificanti“, come recita il disarmante luogo comune dell’Assessorato al Turismo della Regione Calabria.

Durante un’audizione alla Camera, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha detto che obiettivo del governo, riguardo Alitalia, “è una buona privatizzazione: collocarla in mani capaci. Compriamo un piano industriale, più che vendere una compagnia aerea“. Il ministro ha poi di fatto confermato i boatos di mercato delle ultime settimane, che parlano di offerte indicative, da parte delle tre cordate rimaste in gara, ben inferiori a 40 centesimi per azione, meno della metà rispetto al prezzo corrente di borsa:

“Guardiamo con attenzione alle risorse che verranno investite e non solo al prezzo pagato”. Il prezzo, ha detto, non deve prevalere “su altri criteri che nel tempo possono contare di più”.

Si tratta della scoperta dell’acqua calda, essendo risaputo dall’inizio della gara che l’unica cosa privatizzabile di Alitalia è l’enorme badwill, cioè l’avviamento negativo, come da noi già segnalato.

Il presidente Bush ha presentato un piano di modifiche alla legislazione fiscale per incoraggiare gli americani ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Oggi, 46 milioni di cittadini statunitensi sono del tutto privi di copertura sanitaria, e ogni anno ciò pesa sui conti federali per circa 45 miliardi di dollari di cure mediche erogate. Il bivio a cui si trovano di fronte presidenza e Congresso è relativo a come aumentare la copertura sanitaria riducendo l’esborso pubblico. Per ottenere ciò vi sono essenzialmente due modi: fornire programmi pubblici o enfatizzare la copertura sanitaria privata. La seconda opzione è quella prescelta da Bush, che vuole evitare di creare l’ennesimo entitlement di spesa o aumentare le tasse.

La proposta di Bush prevede il ricorso ad incentivi fiscali per consentire l’acquisto di polizze sanitarie a chi non fruisce di copertura sanitaria aziendale, simili alle deduzioni utilizzate dai proprietari di casa per l’interesse pagato sui mutui ipotecari. Il programma non avrebbe tuttavia impatto sui conti federali perchè le agevolazioni fiscali sarebbero finanziate dall’introduzione di un tetto all’esenzione fiscale di cui attualmente godono i datori di lavoro che sottoscrivono una polizza sanitaria come fringe benefit per i propri dipendenti, oggi integralmente deducibile dall’imponibile di azienda e lavoratore.

Un numero crescente di cittadini statunitensi privi in tutto o in parte di assicurazione sanitaria compiono viaggi intercontinentali per farsi curare in India, Thailandia, Singapore e Malaysia. Il fenomeno viene alimentato dall’iniziativa pionieristica di alcune aziende statunitensi, che stanno seriamente guardando alla possibilità di introdurre forme di outsourcing anche nella sanità. La determinante di questo fenomeno è da individuare ancora una volta nel vantaggio di costo: le procedure mediche in Thailandia e Malaysia costano solo il 20-25 per cento circa rispetto all’equivalente prestazione statunitense. Gli ospedali indiani di eccellenza vendono questi servizi con sconti anche maggiori. Un’intervento di ernia del disco costa negli Stati Uniti circa 90.000 dollari. Lo stesso intervento può essere praticato al Bumrungrad Hospital di Bangkok (un incrocio tra una clinica ed un grand hotel) da un chirurgo formatosi negli Stati Uniti o nel Regno Unito per 10.000 dollari. Il solo Bumrungrad ha accolto nel 2005 ben 55.000 pazienti statunitensi, con un incremento del 30 per cento.

In Europa esistono due modelli prevalenti di finanziamento della sanità: quelli a “singolo pagatore”, in cui la spesa sanitaria è sostenuta ed organizzata dallo stato, con fondi provenienti dalle imposte sul reddito (Regno Unito e Svezia), e quelli detti di assicurazione sociale o fondo malattie (Germania e Francia), nei quali la sanità è finanziata attraverso premi obbligatori calcolati in percentuale delle retribuzioni. In qualunque modo sia organizzata, la spesa sanitaria europea ha visto un costante incremento negli ultimi quattro decenni. I paesi europei contribuiscono più degli Stati Uniti ad integrare l’esborso dei cittadini, ma ciò avviene al prezzo di spostare sistematicamente l’onere del riequilibrio sulla generazione successiva, oppure razionando la sanità per i soggetti più anziani o frenando l’introduzione di utili innovazioni. Il risultato è che l’accesso dei pazienti a servizi sanitari costosi sta venendo ristretto ovunque. Gli unici a sfuggire a questa situazione sono i pazienti assicurati privatamente. Di solito, i pazienti ricorrono a integrazioni assicurative private per poter fruire di prestazioni che non sono (o non sono più) erogate dai sistemi sanitari pubblici, e ciò finisce col creare un sistema sperequato, dei due terzi, dove c’è chi può permettersi di pagare due volte per la salute (con le tasse e con l’assicurazione privata) e chi non può, e resta intrappolato nel sistema ufficiale.

In un interessante articolo, pubblicato all’indomani della giornata mondiale di lotta all’Aids, il Guardian riesce a confermare la schizofrenia planetaria della dissociazione tra titolo e contenuto dell’articolo. La Nigeria è uno dei paesi africani più ricchi, dispone di una leadership politica (quella del presidente Obasanjo) rispettata ed ascoltata dalle Cancellerie occidentali. I due più gravi problemi del paese sono rappresentati da un’elevata incidenza dell’Aids (superata solo da quella che flagella il Sudafrica) e da una corruzione capillare ed ubiqua, che permea ogni struttura politico-amministrativa della grande federazione.

In Massachusetts è attualmente in corso un ampio dibattito pubblico circa la necessità di estendere la copertura sanitaria assicurativa ai non abbienti. Ma per la prima volta, per effetto di un’iniziativa legislativa attualmente in esame potrebbe essere imposto, ai soggetti dotati di capacità di spesa, l’obbligo di acquistare un’assicurazione sanitaria per eventi catastrofici . I cittadini soggetti all’obbligo sarebbero quelli privi di copertura fornita dal datore di lavoro, giovani, senza carichi di famiglia ed in buona salute. In tal modo (come abbiamo già discusso) verrebbero introdotti dei correttivi per aumentare efficacia ed efficienza della spesa sanitaria. Ma ciò finirebbe, apparentemente, col contrastare con il principio libertario secondo il quale ognuno dovrebbe essere artefice del proprio destino.