In Europa esistono due modelli prevalenti di finanziamento della sanità: quelli a “singolo pagatore”, in cui la spesa sanitaria è sostenuta ed organizzata dallo stato, con fondi provenienti dalle imposte sul reddito (Regno Unito e Svezia), e quelli detti di assicurazione sociale o fondo malattie (Germania e Francia), nei quali la sanità è finanziata attraverso premi obbligatori calcolati in percentuale delle retribuzioni. In qualunque modo sia organizzata, la spesa sanitaria europea ha visto un costante incremento negli ultimi quattro decenni. I paesi europei contribuiscono più degli Stati Uniti ad integrare l’esborso dei cittadini, ma ciò avviene al prezzo di spostare sistematicamente l’onere del riequilibrio sulla generazione successiva, oppure razionando la sanità per i soggetti più anziani o frenando l’introduzione di utili innovazioni. Il risultato è che l’accesso dei pazienti a servizi sanitari costosi sta venendo ristretto ovunque. Gli unici a sfuggire a questa situazione sono i pazienti assicurati privatamente. Di solito, i pazienti ricorrono a integrazioni assicurative private per poter fruire di prestazioni che non sono (o non sono più) erogate dai sistemi sanitari pubblici, e ciò finisce col creare un sistema sperequato, dei due terzi, dove c’è chi può permettersi di pagare due volte per la salute (con le tasse e con l’assicurazione privata) e chi non può, e resta intrappolato nel sistema ufficiale.

In un interessante articolo, pubblicato all’indomani della giornata mondiale di lotta all’Aids, il Guardian riesce a confermare la schizofrenia planetaria della dissociazione tra titolo e contenuto dell’articolo. La Nigeria è uno dei paesi africani più ricchi, dispone di una leadership politica (quella del presidente Obasanjo) rispettata ed ascoltata dalle Cancellerie occidentali. I due più gravi problemi del paese sono rappresentati da un’elevata incidenza dell’Aids (superata solo da quella che flagella il Sudafrica) e da una corruzione capillare ed ubiqua, che permea ogni struttura politico-amministrativa della grande federazione.

In Massachusetts è attualmente in corso un ampio dibattito pubblico circa la necessità di estendere la copertura sanitaria assicurativa ai non abbienti. Ma per la prima volta, per effetto di un’iniziativa legislativa attualmente in esame potrebbe essere imposto, ai soggetti dotati di capacità di spesa, l’obbligo di acquistare un’assicurazione sanitaria per eventi catastrofici . I cittadini soggetti all’obbligo sarebbero quelli privi di copertura fornita dal datore di lavoro, giovani, senza carichi di famiglia ed in buona salute. In tal modo (come abbiamo già discusso) verrebbero introdotti dei correttivi per aumentare efficacia ed efficienza della spesa sanitaria. Ma ciò finirebbe, apparentemente, col contrastare con il principio libertario secondo il quale ognuno dovrebbe essere artefice del proprio destino.

La ragione dell’elevato costo dell’assicurazione sanitaria individuale risiede in quella che gli economisti chiamano “selezione avversa”. Questo fenomeno, che è alla base dei casi di fallimento del mercato, si verifica ogni volta che uno dei due potenziali contraenti dispone di informazioni migliori rispetto all’altro. Quest’ultimo tenterà di difendersi facendo cose che di solito impediscono alle parti di concludere la transazione in modo soddisfacente. Immaginate di essere un soggetto giovane e sano, interessato ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Ed ipotizzate quindi che la vostra compagnia di assicurazione stimi in 1000 euro l’anno il costo della spesa sanitaria per soggetti della vostra età. In questo caso, vi verrà richiesto un premio di 1000 euro. Tuttavia, se voi siete soggetti sani, e sapete che la vostra spesa sanitaria annuale è certamente inferiore ai 1000 euro, rinuncerete a comprare la polizza. Ma questo è esattamente ciò che squilibra il sistema. Le compagnie di assicurazione hanno bisogno dei 1000 euro di premio pagato dai soggetti sani per riuscire a pagare i 30.000 euro annui necessari, ad esempio, alle cure dei pazienti oncologici. A questo punto, per cercare di mantenere in equilibrio i propri conti, l’assicurazione dovrà portare il premio annuo a 1500 dollari. Ma così facendo, gli assicurati “quasi sani”, cioè quelli che spendono ogni anno meno di questo importo, pur non avendo una spesa sanitaria nulla, cesseranno di rinnovare la propria polizza. E così via, in un circolo vizioso che gli economisti chiamano “adverse selection death spiral”.

Rick WagonerViviamo in un mondo interconnesso e globalizzato: dietro questa reiterata banalità, si celano interdipendenze inimmaginabili. Ad esempio, che c’entra General Motors con il sistema sanitario statunitense? Perché i conti del carmaker di Detroit sono sempre in affanno, mentre quelli di Toyota brillano, trimestre dopo trimestre, pur in un contesto competitivo globale fortemente avverso? Il tradizionale kaizen nipponico ed altre amenità c’entrano assai poco, soprattutto ove si consideri che Toyota ha impianti di assemblaggio negli Stati Uniti, con manodopera locale. Eppure, i crescenti costi di mantenimento dell’healthcare stanno progressivamente destabilizzando il sistema aziendale americano, e costringeranno, prima o poi, Congresso e Amministrazione Bush ad assumere iniziative correttive.