I druidi

Alla cerimonia di insediamento dei nuovi membri del Consiglio Superiore della Magistratura, al Quirinale, il vicepresidente uscente, Virginio Rognoni (un ex democristiano della “sinistra di base”, come il suo successore designato, Nicola Mancino) ha ribadito quelle che dovrebbero essere le prerogative del Csm, che non è una “terza camera”, perché

“I nostri pareri su provvedimenti e disegni di legge sono il risultato di una prerogativa che compete al Csm” e non sono “assolutamente vincolanti per nessuno dei protagonisti dell’iniziativa legislativa”. Poi, concentrandosi sul delicato rapporto giustizia e politica, aggiunge che “i provvedimenti giudiziari possono essere criticati, ma chiunque li critichi, non può aggiungervi, con dichiarazioni e parole denigratorie, la delegittimazione del giudice”.

Beh si, messa così è indiscutibilmente condivisibile. Ma est modus in rebus. La nostra sana e robusta costituzione identifica i compiti del Csm all’articolo 105:

“Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.”

In tale articolo non sembra rinvenirsi traccia del potere di censurare l’attività del parlamento, come invece è avvenuto in tutta la scorsa legislatura. Rognoni ha ragione: il Csm non è la terza camera, perché affermare ciò equivarrebbe a postulare un tricameralismo perfetto. In realtà il Csm ritiene di essere un’entità sovraordinata al Legislativo, per tutte le materie attinenti la giustizia. Un po’ la funzione che il Consiglio Supremo della Rivoluzione iraniana esercita sul parlamento di Teheran, insomma. Ma Rognoni ammette, en passant, che non tutto funziona in seno all’organo di autogoverno dei giudici. Ad esempio, una certa “deriva correntizia”, leggasi lottizzazione, che allunga fatalmente i tempi di realizzazione di promozioni e trasferimenti dei magistrati, causando l’erosione dell’articolo 105 della Costituzione, tema su cui l’ex presidente Ciampi aveva (invero assai sommessamente) tentato di richiamare l’attenzione delle toghe. Riguardo i provvedimenti disciplinari, le statistiche indicano una bassa percentuale di errori da parte dei magistrati, peraltro quasi tutti veniali, visto che le sanzioni irrogate non superano quasi mai la blanda censura. Difficile che in un organo che riassume in sé controllori e controllati vi possa essere particolare efficacia di giudizio. In fondo, questo è il paese del conflitto d’interessi. Ma per Rognoni non ci sono problemi, visto che

“La sezione disciplinare del Csm è stata ed è al riparo da qualsiasi logica di schieramento e un’attenta valutazione dei dati permette di permette di confutare la tesi del lassismo del Csm in materia disciplinare.”
.

E’ quanto successo, ad esempio, in occasione della riammissione del giudice Corrado Carnevale alle proprie mansioni in base al provvedimento legislativo, che ha forza di legge ordinaria, che permette ai magistrati, assolti a titolo definitivo al termine di un procedimento penale a loro carico, di tornare al lavoro. Il Csm si è per lungo tempo opposto al reintegro, rivendicando un sindacato di merito che legge e costituzione non gli hanno mai assegnato. L’iperattivo giudice milanese (e membro del Csm) Armando Spataro, quello che sta tentando di smantellare dalle fondamenta i servizi segreti italiani, ha suggerito ai confratelli di proclamare lo stato di agitazione, e magari uno sciopero, per protestare contro il rinvio da parte del parlamento dei provvedimenti che congelerebbero l’attuazione della riforma Castelli. Immaginiamo che anche questo sia parte delle “legittime funzioni” del Csm, che appaiono sempre più indistinguibili dall’attività sindacale svolta dall’Anm, in una sorta di gioco di specchi che non riusciva neppure al controllore-controllato Galliani ai tempi d’oro della Lega Calcio.

Il passare degli anni viene scandito dalle inaugurazioni dell’Anno giudiziario, quelle in cui i giudici lanciano grida di dolore sull’intollerabile allungamento dei tempi della giustizia civile e penale, aspetto su cui oggi si è soffermato anche il capo dello stato. Ora che al governo non c’è più il Genio del Male, sarà più difficile trovare capri espiatori per l’inesorabile scadimento delle prestazioni del sistema giudiziario del paese. Ma abbiate fede: i nuovi druidi qualcosa s’inventeranno.

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