Mandati e mandanti

Bisogna ammettere che Eugenio Scalfari è riuscito a coronare il suo sogno di essere la mosca cocchiera ed il king-maker dei governi di centrosinistra. Qualche settimana fa, il Padre Fondatore aveva pubblicamente invitato Romano Prodi a divenire il “dittatore” della corte dei miracoli progressista, per impedire che ciò che agli occhi di Scalfari appare come il qualunquismo anarcoide degli italiani finisse col travolgere il paese. E Prodi, fresco di disarcionatura, sta tentando di applicare quella ricetta, spalleggiato (almeno a parole) dai terrorizzati Rutelli, Fassino, e comunisti assortiti. Ecco allora la riscrittura liofilizzata del programma di 281 pagine, e senza bisogno di rimettere in funzione fabbriche del vapore e far sferragliare meningi. Ne esce un programmino piuttosto smilzo, scritto in dodici punti, che rappresenterebbero (d’obbligo il condizionale) una robusta virata al centro da parte del Professore, e che il buon Diliberto riesce pure a salutare con “soddisfazione”, mostrando di essere poco (o in realtà forse troppo) presente a sé stesso. Ciò che appare patetica, in queste ore, è l’esibizione muscolare di Prodi, che arriva a rivendicare per sé “l’autorità di fare la sintesi della posizione del governo in tutti i casi di disaccordo”. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana.

A differenza di altre autorevoli opinioni, noi non siamo preoccupati che tale “ruggito del topo” configuri un vulnus costituzionale, con la violazione dell’articolo 67 della Carta, quello per il quale “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Quella di Prodi (e dei suoi compagni di viaggio) rappresenta solo una patente manifestazione di impotenza politica. Si ulula alla luna non potendo contare su una coalizione omogenea e coesa. Né appare praticabile l’ipotesi della rieducazione su vasta scala dei “compagni che sbagliano”, come accaduto ai poveri Rossi e Turigliatto, rei di aver espresso un dissenso politico durante il voto su una mozione e non su un voto di fiducia.

Si, perchè cosa pensate faranno Diliberto e Giordano quando, nel tentativo di applicare i dodici punti del neo-programmino, dovranno subire la scissione di circa metà dei propri elettori, prima ancora che dei propri dirigenti? Difficile ipotizzare che, di fronte all'”obbligo” di rispettare “gli impegni derivanti dall’appartenenza del nostro paese all’Alleanza Atlantica“, oppure a quello sulla “rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione)“, o a quello di “localizzazione e realizzazione di rigassificatori“, o ancora a quello del “riordino del sistema previdenziale“, gli Eurostar verranno attivamente presidiati da compagni addetti all’applicazione dell’ortodossia governativa. Per un motivo piuttosto semplice: i dodici punti NON sono “il programma votato dagli elettori”, checché ne dica, ad esempio, l’ineffabile Pecoraro Scanio.

E i radicali? Perso per strada il morticino chiamato Dico, decideranno di tornare felicemente ad essere una quantité negligéable della coalizione, perchè il Reverendo Marco ha deciso che è prioritario “non riconsegnare il paese nelle mani di Berlusconi”. Nel frattempo, con supremo sprezzo del ridicolo, a Torre Argentina hanno deciso di aggiungere un altro capitolo all’ormai fecondo filone Creative Commons e di diffidare (proprio così, in termini legali!) chiunque utilizzi il termine “sinistra radicale”, che essi ritengono un “indebito ed inappropriato utilizzo” del loro brand name. A breve pare istituiranno anche una psicopolizia liberale, liberista e libertaria. E anche un filino socialista, va.

P.S. Scrive l’imprescindibile Fausto Carioti, sul tentativo di campagna acquisti della “maggioranza” nei confronti di parlamentari del centrodestra:

Notare che «il mandato degli elettori» è vincolante solo per i loro parlamentari, ma vale come la carta igienica per gli eletti nelle liste della Cdl, i quali possono, anzi debbono tradirlo e fare il salto della quaglia. Per il bene del Paese, s’intende.

Ma si, poltrona rossa la trionferà. Come potremmo definirli? Cialtroni, eufemisticamente parlando.